La domanda non è più se Andrea Kimi Antonelli sia pronto per vincere qualche Gran Premio. Quella fase è ormai superata. Alla pausa estiva del Mondiale 2026, il pilota della Mercedes comanda la classifica con 219 punti, cinquanta in più di Lewis Hamilton e cinquantanove davanti al compagno George Russell. Nelle prime undici gare ha raccolto sei vittorie, mostrando, oltre di essere il pilota più in forma, una capacità di gestione e una continuità sorprendente per un ragazzo alla seconda stagione assoluta in Formula 1.

I numeri, quindi, danno una risposta netta: sì, Antonelli può vincere il Mondiale. Anzi, oggi è il favorito. Se riuscisse nell’impresa diventerebbe il più giovane campione della storia della Formula 1 e riporterebbe il titolo piloti in Italia per la prima volta dal 1953, l’anno dell’ultimo trionfo di Alberto Ascari.
Finora Antonelli ha corso con l’entusiasmo del talento che sorprende e che si è fatto amare e rispettare da tutti, anche dai suoi avversari. Ma da Zandvoort in avanti dovrà correre da leader, sapendo che ogni errore potrebbe essere interpretato come il possibile inizio di una crisi. Il vantaggio è importante, ma non mette il titolo al sicuro. La Mercedes ha costruito la migliore prima parte di campionato, tuttavia Ferrari, McLaren e Red Bull hanno ridotto le distanze. Lo stesso Antonelli ha riconosciuto che la seconda metà dell’anno sarà anche una corsa agli sviluppi e che la lotta resterà aperta fino alla fine.

Il precedente parallelo più vicino è quello di Oscar Piastri nel 2025. L’australiano guidò la classifica per gran parte del campionato e arrivò ad avere 34 punti di vantaggio su Lando Norris. Poi entrò in una fase negativa: sei appuntamenti senza podio, il grave errore di Baku e una serie di fine settimana nei quali la sicurezza mostrata nei mesi precedenti sembrò improvvisamente svanita. Alla fine, chiuse terzo, tredici punti dietro Norris, dopo essere stato a lungo il principale favorito per il titolo.
Sarebbe semplicistico attribuire quel crollo soltanto alla psicologia. Incisero anche le caratteristiche della McLaren, le difficoltà di adattamento alle condizioni di basso grip, alcune strategie discutibili e situazioni sfavorevoli come la squalifica di Las Vegas. Ma la componente mentale fece da moltiplicatore: quando Piastri smise di guidare con naturalezza, ogni difficoltà alimentò quella successiva. A posteriori, lo stesso australiano ha spiegato che la preparazione mentale può essere importante almeno quanto quella fisica e ha ammesso di poter migliorare nella gestione dello stress e delle energie.

Antonelli sembra avere già compreso il pericolo. Durante l’inverno ha lavorato con uno psicologo, analizzando ciò che aveva funzionato e ciò che era andato storto nella stagione da esordiente. Non è un dettaglio marginale: il suo 2026 non nasce soltanto da una Mercedes competitiva, ma anche da una preparazione più consapevole. Il punto decisivo sarà conservare questa lucidità quando gli avversari riusciranno a batterlo per due o tre gare consecutive.
Il primo rivale potrebbe essere proprio Russell, abbastanza vicino da riaprire il confronto interno e abbastanza esperto da sfruttare un eventuale calo del compagno. Poi c’è Hamilton, secondo con la Ferrari. Infine, rimane Verstappen, lontano in classifica ma ancora capace di trasformare ogni occasione in pressione sugli altri.

Antonelli può dunque vincere il Mondiale, ma non dovrà provare a vincerlo ogni domenica. Dovrà continuare a correre un Gran Premio alla volta, accettando anche le giornate da terzo o quarto posto. La lezione di Piastri è chiara: quando si è davanti, il talento non basta. Se Kimi riuscirà a restare il pilota libero, spensierato ma allo stesso tempo aggressivo visto nella prima metà dell’anno, il motorismo italiano potrà davvero tornare sul tetto della Formula 1.












