La prima vittoria stagionale di Lando Norris e della McLaren non è episodica bensì frutto di un lavoro progressivo che si iniziava a intravedere nelle ultime gare. Il GP d’Ungheria 2026 di Formula 1 ha mostrato una MCL40 finalmente efficace nel mettere insieme carico aerodinamico, velocità sul dritto e gestione degli pneumatici. Norris, partito dalla pole, ha chiuso con 15,080 secondi su Max Verstappen; Kimi Antonelli ha completato il podio dopo il ritiro di Piastri per un problema al cambio.

Il salto prestazionale della McLaren è legato al primo blocco di aggiornamenti importanti introdotto sulla MCL40. La novità principale era il fondo, affiancato da interventi sulle prese dei freni anteriori e sulle appendici delle brake duct posteriori. L’obiettivo era rendere più stabile il flusso sotto la monoposto e recuperare efficienza senza sacrificare il carico necessario nelle numerose curve medio-lente dell’Hungaroring. Anche l’ottimizzazione della power unit Mercedes ha eliminato le irregolarità emerse a Spa.
I dati del weekend hanno delineato una vettura migliorata soprattutto nelle curve a media e alta velocità e molto competitiva sui rettilinei. La Ferrari conservava un vantaggio nelle frenate con inserimento lento, in particolare alle curve 1, 12 e 13, ma la McLaren compensava negli altri settori. Su un asfalto scivoloso e irregolare, Norris ha inoltre trovato una “finestra” di assetto più costante. Un fattore, quest’ultimo, determinante quando la temperatura della pista ha superato i 49 °C.

Al via Piastri ha sfruttato il taglio incrociato in curva 2 per superare il compagno. Entrambi erano partiti con gomma media, mentre le Ferrari avevano scelto la Soft. Norris aveva più ritmo, ma l’aria sporca rendeva quasi impossibile completare il sorpasso senza surriscaldare gli pneumatici. La McLaren ha quindi lasciato liberi i due piloti di costruire la gara attraverso la strategia.
Piastri si è fermato ai giri 17 e 33, montando due set di Hard. Norris ha effettuato la prima sosta al giro 18, poi ha prolungato il secondo stint fino al 39. È qui che si è decisa la corsa. Con l’aria pulita il britannico ha prodotto una sequenza di giri più veloci del compagno, pur avendo gomme più usurate, accumulando il margine necessario per completare l’overcut. Il leggero contatto di Piastri con la Williams di Carlos Sainz (che è stato giustamente penalizzato), incontrata nel traffico, ha ampliato il divario.
La Virtual Safety Car, provocata al giro 56 dal guasto al cambio di Piastri, ha consentito al leader di effettuare una terza sosta e montare le Soft senza cedere la prima posizione. Verstappen e Antonelli, su una strategia a due pit stop, sono rimasti in pista. Norris ha così potuto attaccare nel finale con pneumatici freschi e controllare senza rischi.

La Pirelli ha indicato il posteriore come asse più critico, soprattutto in trazione, ma il degrado è rimasto nei valori previsti. La Soft C5 si è dimostrata la “vera” gomma da gara: Verstappen ha percorso 29 giri con lo stesso set. La McLaren, però, ha sfruttato meglio la flessibilità delle tre mescole e la capacità della MCL40 di allungare gli stint senza perdere prestazione.

La Ferrari, la grande delusa della giornata, ha chiuso quarta con Charles Leclerc e quinta con Lewis Hamilton. La partenza sulle Soft non ha prodotto il vantaggio sperato e la SF-26 ha faticato maggiormente sulle Hard. La penalità di cinque secondi inflitta a Hamilton per eccesso di velocità in pit lane ha completato una domenica in cui il potenziale visto in qualifica è rimasto pressoché inespresso.
L’Hungaroring esalta il carico e la trazione, fattori che, sulla carta, potevano avvantaggiare la Ferrari. Tuttavia, non è stato così, anche per colpa di scelte strategiche discutibili. I prossimi circuiti proporranno esigenze differenti. Ma la combinazione tra nuovo fondo, migliore efficienza e gestione delle gomme indica che la McLaren ha riaperto la corsa allo sviluppo e, soprattutto, che la Ferrari se non vuole perdere il secondo posto nella classifica piloti e costruttori, deve darsi da fare. Norris non ha vinto soltanto per le disavventure di Piastri: in Ungheria è stato il più veloce nel momento decisivo.






