Le nuove tecnologie che riconoscono i segnali stradali e ci avvisano quando superiamo il limite, in alcuni casi adeguando anche la velocità attraverso il cruise control, aiutano senza dubbio a rispettare le regole della strada. Tuttavia nessuna di queste le impone: nulla impedisce al guidatore di ignorare gli avvertimenti se lo ritiene necessario. Ma una proposta dell’Unione Europea vuole andare oltre.
Bruxelles sta valutando l’introduzione, potenzialmente dal 2030, di una tecnologia capace di intervenire fisicamente sulla dinamica del veicolo. Se oggi il sistema Intelligent Speed Assistance (ISA) - obbligatorio su tutte le nuove immatricolazioni dal luglio 2024 - si limita a segnalazioni acustiche, visive o a una leggera resistenza sul pedale, la nuova potrebbe avere un ruolo attivo.
Incrociando dati satellitari, segnale 5G per una geolocalizzazione precisa e telecamere per il riconoscimento della segnaletica, l’auto potrebbe ridurre autonomamente la potenza del motore o attivare una frenata controllata se il conducente non si adegua ai limiti. Non si tratterebbe più di un aiuto disattivabile, ma di un supervisore elettronico che prende il controllo della velocità.
Alla base di questa proposta ci sono le statistiche dell’European Transport Safety Council (ETSC), secondo cui circa il 30% degli incidenti mortali in Europa è legato a velocità inadeguate. Secondo gli esperti della Commissione, una riduzione anche minima della velocità media complessiva (anche solo di 1 km/h) genererebbe benefici enormi in termini di vite salvate, giustificando così il passaggio dal semplice avviso al controllo coercitivo del mezzo.
È la naturale evoluzione della strategia che ha già reso obbligatori ADAS come la frenata d’emergenza e il mantenimento di corsia, nell’ottica di un controllo che limiti al minimo l’errore umano. Questa evoluzione tecnologica non è nuova: era già stata ipotizzata nel regolamento del 2019, ma fu allora “annacquata” a causa delle forti pressioni dei costruttori.
Le critiche a questa ipotesi normativa - che al momento resta solo sulla carta - sono però durissime, specialmente sul fronte della precisione tecnica. Una ricerca di Thatcham Research ha evidenziato un pericoloso “gap normativo”: gli attuali sistemi ISA superano i test basati sulla distanza percorsa, ma falliscono clamorosamente quando i limiti cambiano improvvisamente lungo il tragitto.
In condizioni reali, l’accuratezza scende dal 91,3% (su distanza) a un preoccupante 74,3% nel riconoscimento dei singoli cambi di segnaletica: in pratica, il sistema sbaglia una volta su quattro. Il rischio è uno scenario da incubo: un’auto che viaggia a velocità autostradale potrebbe frenare bruscamente perché il sensore legge erroneamente un limite di 30 km/h, creando pericoli immediati per la circolazione.
C’è poi il tema della sicurezza attiva in manovre critiche: sorpassi, immissioni o l’evasione da un pericolo improvviso richiedono spesso una breve accelerazione che il sistema potrebbe bloccare.





































































































