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Addio a Sergio Marchionne

25 luglio 2018

Il decesso a seguito di complicazioni durante l’intervento al quale si è sottoposto a Zurigo il 28 giugno. Il mondo dell’auto perde uno dei suoi manager più rappresentativi di sempre.

Addio a Sergio Marchionne

UNA STORIA - “Ha sgobbato sino alla pensione e poi se n’è andato prima di godersela”. Quante volte abbiamo sentito questa frase. Ma questa volta lo sfortunato è Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler Automobiles e della Ferrari, manager strapagato (la sua fortuna è stimata in circa mezzo miliardo di euro) e ammirato in tutto il mondo. Anche per il suo stile - “il manager col maglioncino” - ma soprattutto per come ha saputo prendere le redini del gruppo Fiat quando quest’ultimo era in stato comatoso, e riportarlo a un ruolo di protagonista, fino all’intuizione che l’altrettanto agonizzante gruppo Chrysler poteva essere l’occasione per un clamoroso rilancio. E l’operazione è riuscita, riportando all’onor del mondo anche la casa americana, con la sua “pepita d’oro” Jeep. Una storia manageriale e industriale esemplare e anche appassionante. Una storia che doveva concludersi nella prossima primavera con il ritiro soft di Marchionne, e che invece è arrivata al termine con un finale drammatico: il consiglio di amministrazione del gruppo FCA convocato d’urgenza per decidere la successione a Marchionne, ricoverato in condizioni gravi in un ospedale svizzero. 

PLURILAUREATO - Sergio Marchionne era nato a Chieti, in Abruzzo, il 17 giugno del 1952. Il padre Concezio era maresciallo dei carabinieri. Dopo il pensionamento decide di emigrare in Canada dove ci sono dei parenti che hanno avviato un’attività. Sergio ha 14 anni e si inserisce nel mondo scolastico canadese senza problemi. Fa i suoi primi studi superiori in filosofia, conseguendo la laurea preso l’università di Toronto. Poi intraprende studi in legge e un master in Business Administration. Inizia a lavorare come avvocato specializzato in materia economica. Si sposa con Orlandina, una conterranea emigrata in Canada (da cui si separa nel 2012), da cui ha due figli, Alessio Giacomo (28 anni) e Jonathan Tyler (23 anni).

NEL SETTORE ECONOMICO - Nel 1983 abbandona l’attività indipendente ed entra nel settore delle attività di controllo finanziario e gestionale. È assunto dalla Deloitte Touche come esperto in materia fiscale. Dopo due anni passa al Lawson Mardon Group, una importante società di Toronto, con l’incarico di controllore di gruppo e poi direttore dello sviluppo aziendale. Nel 1989 cambia ancora approdando alla Glenex Industries. L’anno successivo lavora per la Acklands come responsabile della finanza e per il gruppo Lawson, passato sotto il controllo alla Alusuisse Lonza, con incarichi sempre più di rilievo nel settore legale. Approda così in Svizzera, alla sede centrale di Alusuisse Lonza, a Zurigo, fino a essere nominato amministratore delegato.  

SEMPRE PIÙ IN ALTO - Dal 1989 al 1990 è nominato vice presidente esecutivo della Glenex Industries. Dal 1990 al 1992 ricopre il ruolo di responsabile dell'area finanza della Acklands e, contemporaneamente, la carica di responsabile per lo sviluppo legale e aziendale presso il Lawson Group, acquisito nel frattempo da Alusuisse Lonza (Algroup). Qui ricopre ruoli di crescente responsabilità, presso la sede centrale di Zurigo, fino a diventarne l'amministratore delegato.

ARRIVA IN SVIZZERA - Nel 2002 ha l’incarico di amministratore delegato del Gruppo SGS di Ginevra, leader internazionale nel campo delle certificazioni, delle ispezioni e delle verifiche aziendali. In quel contesto Marchionne si fa conoscere ai massimi livelli degli ambienti economici internazionali. Tra chi ne viene a conoscere le doti e le qualità c’è anche Umberto Agnelli, che nel 2003 lo chiamò nel consiglio di amministrazione della Fiat. L’anno successivo, il 1° giugno 2004, fu nominato amministratore delegato, con la casa automobilistica che versava in stato prefallimentare. Marchionne iniziò un profondo lavoro di ristrutturazione. 

GRANDE NEGOZIATORE - Come elemento fondamentale per l’avvio di questa opera ci sono i frutti del suo primo grande successo manageriale: mettendosi in evidenza come formidabile negoziatore ottiene dalla General Motors 1,5 miliardi di euro come sorta di penale per non avere portato a termine l’acquisto della Fiat. L’accordo di collaborazione tra Fiat e GM prevedeva infatti questa clausola. È l’occasione che fa parlare di Marchione in tutto il mondo dell’auto. E nel 2005 diventa anche amministratore delegato della società Fiat Auto, seguendo da vicino la ridefinizione dei programmi industriali. 

CRESCITA DI VALORE - Da allora la Fiat comincia un percorso di risanamento che dai 47 miliardi di euro di ricavi del 2004 arriva ai 141 miliardi del 2017 (considerando ovviamente l’insieme di FCA). La capitalizzazione borsistica ha seguito questo percorso di crescita: soltanto nel 2014 arrivava a 5,5 miliardi, mentre attualmente il gruppo FCA e le società sorte dalle varie separazioni dal gruppo (CNH e Ferrari) capitalizzano oltre 60 miliardi di euro.

PERCORSO DI SUCCESSO - La strategia di prodotto voluta da Marchionne ha visto la scelta di una gamma più redditizia, con grande rilievo al marchio Jeep, le cui vendite sono cresciute sino a oltre un milione, e con il rilancio della Maserati e della Alfa Romeo con una collocazione tra i marchi di prestigio. Fino al raggiungimento dell’obiettivo fondamentale degli ultimi anni: l’eliminazione del debito. Sotto la sua guida avviene lo sviluppo e il lancio della Fiat 500 nel 2007, che ha avuto il significato della svolta per il gruppo Fiat. Poi il grande colpo d’ala strategico: nel 2009, nel pieno della peggiore crisi attraversata dal settore auto, la Fiat acquisisce il gruppo Chrysler (che comprende i marchi Jeep, RAM e Dodge). L’accordo prevede che la Fiat abbia il 20% delle azioni della Chrysler, con possibilità poi di accrescere tale quota, come poi avverrà. Nasce così il gruppo Fiat Chrysler Automobiles che conosciamo oggi, che è stato capace di risanare le aziende, restituire i prestiti ricevuto dallo Stato americano per il salvataggio della Chrysler e diffondere in tutto il mondo i modelli Jeep, veicolo fondamentale dello sviluppo economico del gruppo.

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Ritratto di Fr4ncesco
25 luglio 2018 - 12:25
C'è differenza tra la libertà di espressione e la libertà di dire idiozie. Il diritto di parola non significa avere il diritto di stupidaggini ed offendere.
Ritratto di Sprint105
25 luglio 2018 - 12:30
Scusa @LanciaRulez ma penso che tu ti stia sbagliando. Ognuno può dire ciò che pensa, questa è la libertà di espressione, ma senza scadere negli insulti, come nel tuo post. Per questo credo che la redazione l'abbia rimosso. Io, per esempio, non condivido il tuo giudizio, ma lo rispetto perché è il tuo pensiero. Della morte della Lancia sono anche io molto dispiaciuto, anche perché ho avuto in passato auto di questa casa, di cui conservo un bel ricordo. Tuttavia, penso che Marchionne sia stato un grande. Senza di lui oggi non solo sarebbe morta la Lancia, ma probabilmente anche gli altri marchi del gruppo. Il mio timore per il futuro è che, dopo di lui, il gruppo perda la sua italianità e diventi troppo americano. Ho paura anche per il futuro degli stabilimenti italiani.
Ritratto di Prrrrr
25 luglio 2018 - 12:51
Perche c'è un limite a tutto, se è stato rimosso ci sarà stato un motivo... ma te pare il momento de fa polemica su ste cose? Dai più valore ad un Marchio di fronte alla Morte di una Persona? Ma come stai messo... Lancia è lustri che è agonizzante, Marchionne aveva altre priorità, ha risollevato il Marchio e magari in futuro chissà... ma Lancia resta comunque, Marchionne non più. In questo caso magari è meglio il silenzio non credi?
Ritratto di SZAGAMI
26 luglio 2018 - 10:15
Probabilmente per salvare il gruppo ha dovuto sacrificare un marchio.
Ritratto di Fxx88
25 luglio 2018 - 18:45
3
Se la redazione avesse le @@ per un commento del genere dovevano bannarti immediatamente.
Ritratto di IloveDR
25 luglio 2018 - 18:57
4
non so cosa hai scritto Lancia Rulez, ma io ti sono solidale...per quello che può servire in questo mare di ipocrisia
Ritratto di MAXTONE
25 luglio 2018 - 19:59
Per me è stato un grandissimo, voglio dire: Ha risanato completamente un gruppo che era messo malissimo nel 2004, ancora ricordo le frasi di scherno di CEO di altri gruppi sul matrimonio con Chrysler: "Non è che se metti due malati a letto insieme ne vien fuori un individuo sano", non ricordo chi ma qualcuno lo disse e quelle parole se le è dovute rimangiare poi e con grande scorno, gli sta bene. È chiaro che è stato molto piu' facile il compito di altri CEO, Akyo Toyoda ad esempio quando ha preso in mano le redini del gruppo Toyota nel 2010 si è trovato un azienda che aveva tutti i conti a posto, profitti e ricavi alle stelle e una liquidità superiore a quella di tutti gli altri gruppi al mondo...ottimo CEO per carità, grandissimo appassionato di auto, ma a prendere in mano un azienda come la Toyota del 2010 era cosa ben più facile del compito riservato a Marchionne nel 2004.
Ritratto di Fr4ncesco
26 luglio 2018 - 09:42
Assolutamente sì, un personaggio che si è fatto da solo e che ha applicato una mentalità efficiente, seria e responsabile, "strapagato" citando l'articolo, ma meritatamente alla posizione e ai risultati raggiunti. Altro che tutti i manager fannulloni e mentecatti a cui siamo abituati, ce ne fossero di persone intellettualmente oneste e che lavorano sodo come lo è stato Marchionne.
Ritratto di M93
25 luglio 2018 - 11:48
Le mie più sentite condoglianze alla famiglia: si chiude un’epoca, automobilisticamente parlando. Un excursus professionale è una carriera non certo da tutti.
Ritratto di M93
25 luglio 2018 - 11:58
PS - Personalmente avrei evitato l’espressione “manager strapagato” in un contesto così: aveva certamente un’elevata retribuzione proporzionata al suo lavoro e alle responsabilità ad esso connesse, ma avrei preferito una forma diversa con cui esprimerlo. Per il resto RIP Sergio Marchionne.
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