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Alfa Romeo Alfasud: 50 anni fa la rivoluzione

Pubblicato 16 ottobre 2021

Prodotta in oltre un milione di esemplari, l’Alfasud cambiò per sempre le sorti dell'Alfa Romeo, che mai, prima di allora, si era avventurata nella categoria delle compatte.

Alfa Romeo Alfasud: 50 anni fa la rivoluzione

LA PRIMA ALFA “POPOLARE” - Appena nata, in gioventù e per un bel pezzo della sua esistenza, l’Alfa Romeo Alfasud ha diviso gli automobilisti tra quelli che, da intenditori di tecnica, si meravigliavano del suo elevatissimo tasso innovativo, e quelli che, guidati da facili pregiudizi legati a un nome che pareva condensare tutte le disgrazie di un Sud che funzionava poco e male, non riuscivano nemmeno a considerarla una vera Alfa Romeo. Oggi, però, al traguardo dei cinquant’anni, l’Alfasud unisce, e senza nemmeno l’ombra di una crisetta di mezza età. Ora che è diventata a tutti gli effetti una macchina da collezione, la famigerata ruggine è un ricordo sbiadito, perché sotto quello sciagurato velo di corrosione che le si è appiccicato addosso nella prima parte del suo lungo ciclo vitale vive, più luminoso che mai, il mito dell’Alfa Romeo più venduta di sempre, quella che ha unito il Nord e il Sud del nostro paese, ma soprattutto quella che ha permesso per la prima volta a moltissime persone (più di un milione) di comprare una vettura con il Biscione visconteo sul cofano. 


> Lo schema tecnico evidenzia il posizionamento a sbalzo del motore boxer con il cambio in linea.

UNA STORIA PIENA DI SIGNIFICATI - Simbolo e motore di un Mezzogiorno depresso in cerca di riscatto, troppo a lungo l’Alfa Romeo Alfasud ha scontato il peso delle sue pur nobili origini meridionali. Costruita nella più classica delle cattedrali del deserto da una manodopera non sempre all’altezza nel pieno del “lungo autunno” delle lotte operaie, l’Alfasud di Pomigliano d’Arco rimane un contenitore pieno di contraddizioni e di significati: da un lato, la straordinaria cifra innovativa del progetto; dall’altro, la più grande sfida nella storia dell’Alfa Romeo, affrontata sullo sfondo di un contesto in chiaroscuro, quello delle Partecipazioni statali, in cui la politica e l’industria pubblica, tra molti sforzi e altrettanti errori, hanno tentato di modernizzare il Sud. Una sfida, purtroppo, vinta solo a metà, perché l’Alfasud è sì riuscita a raddoppiare i volumi produttivi dell’azienda, che con il “miracolo” Giulietta, nel secondo dopoguerra, era già cresciuta di dieci volte rispetto al periodo pre-bellico in cui era una realtà ancora semi-artigianale, ma ha pure segnato l’inizio del lento declino che, nel 1986, ha sancito la fine dell’Alfa Romeo come industria di Stato e il passaggio alla Fiat.

UN PROGETTO GRANDIOSO - Con la costituzione dell’Inca (Industria Napoletana Costruzioni Automobili), l’Alfa Romeo avviò il progetto di una vettura compatta, con un motore boxer a quattro cilindri e la trazione anteriore, da produrre in una nuova fabbrica a Pomigliano d’Arco, già sede di uno storico polo industriale della casa milanese. Il nuovo modello, che si preparava a entrare a gamba tesa nella categoria delle compatte, all’epoca presidiata dalla Fiat, cominciò a prendere forma tra l’estate 1967 e l’inizio del 1968. La progettazione della meccanica fu affidata dall’allora direttore generale dell’Alfa, l’ingegnere austriaco Rudolf Hruska, al collega Domenico Chirico, mentre dello stile si sarebbe occupata la neonata Italdesign di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. L’incontro tra la grande vocazione industriale del Biscione e l’estro creativo del designer torinese, autore di una linea snella e filante, che racchiudeva un abitacolo incredibilmente spazioso in rapporto agli ingombri esterni, diede vita a una vettura innovativa.


> L'Alfasud TI del 1973.

PICCOLA, GRANDE ALFA - Il primo modello dell’Alfa Romeo Alfasud, presentato al salone di Torino del 1971 e commercializzato a partire dall’anno successivo, aveva una carrozzeria a quattro porte (la versione a due porte non superò lo stadio di prototipo), era spinto da un grintoso 1.2 a quattro cilindri contrapposti da 63 CV accoppiato a un cambio a quattro marce e superava di slancio i 150 km/h. Numeri impensabili anche per le migliori concorrenti dell’epoca. I primi aggiornamenti della gamma risalgono al 1974: la berlina, a cui si affianca una pratica versione giardinetta a tre porte, fu proposta nelle versioni N e L. Nel 1975 debuttarono le versioni 5m, dotate di un cambio a cinque rapporti.

DUE PORTE CON BRIO - Per sottolineare la vocazione sportiva del nuovo modello e scongiurare il rischio che la versione a due porte, già sperimentata in fase prototipale, avesse un’immagine non all’altezza del marchio, nel 1973 fu lanciata l’Alfasud TI, acronimo che sta per Turismo Internazionale e rimanda ai fasti delle 1900, Giulietta e Giulia, le berline da famiglia che vincevano le corse negli Anni 50 e 60. Grazie all’adozione di un carburatore a doppio corpo e a un aumento del rapporto di compressione, il “milledue” boxer del modello base passò da 63 a 68 CV, sufficienti a spingere l’auto alla soglia dei 160 km/h. 


> La coupé Alfasud Sprint, disegnata da Giugiaro come la sorella berlina.

CHE SPRINT! - Se con la TI, dotata di spoiler posteriore e ruote più larghe, l’obiettivo di rendere più accattivante l’estetica dell’Alfasud era stato centrato, è con la Sprint del 1976 che la compatta di Pomigliano d’Arco varca la soglia d’accesso al mondo delle piccole sportive. Nel disegnarla, Giugiaro s’ispirò alla “sua” Alfetta GT, riproponendone in scala ridotta le linee tese e spigolose e l’andamento discendente del tetto verso il padiglione posteriore. Con un aumento della corsa dei cilindri da 59 a 64 millimetri, il motore raggiunse una cilindrata di 1286 cc e una potenza di 76 CV, che divennero 79 nel 1978, anno del debutto di un nuovo 1.5 da 84 CV. Nel 1979 la gamma si amplia con le versioni Veloce ad alimentazione singola: il 1.3 guadagna 7 CV, il 1.5 undici, per una velocità massima di 175 km/h.

LA SECONDA SERIE È SUPER - Gli iniziali problemi di qualità, il più allarmante dei quali era rappresentato dalla corrosione precoce di alcune parti della carrozzeria, vennero risolti nel 1977 con il lancio della seconda serie dell’Alfa Romeo Alfasud, denominata Super. Insieme ad alcuni aggiornamenti esterni e interni, furono adottati metodi produttivi più efficaci che prevedevano il trattamento Zincrometal, un processo in grado di sconfiggere l’incubo della ruggine.


> Il restyling degli Anni 80.

IL BOOM DELLA PLASTICA - Negli Anni 80 le nuove tendenze stilistiche suggerirono alle case costruttrici un maggior impiego di parti in plastica verniciate di nero. L’Alfa Romeo abbracciò questa nuova moda, scovando un modo semplice ed economico per rinnovare l’immagine dell’Alfasud. Oltre ai nuovi paraurti in plastica integrati, il nuovo modello sfoggiava anche una mascherina ridisegnata e fari posteriori di maggiori dimensioni. 

FINALMENTE ANCHE A TRE PORTE - Sebbene un layout della carrozzeria con il portellone fosse stata ampiamente studiata prima della messa in produzione del primo modello, per ragioni di costo l’Alfa Romeo Alfasud a tre porte entrò in listino solo nel 1981. Il bagagliaio era leggermente più piccolo rispetto alla quattro porte, ma decisamente più versatile e sfruttabile, soprattutto abbattendo lo schienale posteriore. Questa configurazione fu adottata anche per le due Alfasud TI, la 1.3 e la 1.5, entrambe ad alimentazione singola.


> La versione sportiva TI del 1982.

PASSAGGIO DI CONSEGNE - All’alba degli Anni 80 i temi della sicurezza e della riduzione dei consumi destarono l’attenzione dei grandi costruttori. La sfida dell’auto del futuro, per l’Alfa Romeo, passò anche dalle Alfasud Esvar - Svar, che introdussero il sistema CEM (Controllo elettronico motore) e svariate migliorie aerodinamiche. Sulla Svar, in particolare, furono sperimentati le sospensioni e i freni che avrebbero equipaggiato la futura 33, ultima gloriosa erede, prodotta dal 1983 al 1994 in due serie, dell’Alfasud, della quale conservava l’impostazione meccanica e la brillantezza di guida, oltre che l’inconfondibile e accattivante rombo del motore boxer.

> LEGGI ANCHEGiorgetto Giugiaro racconta l’Alfasud

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Ritratto di FiestaLory
18 ottobre 2021 - 19:13
Ahahah grande Quello la :)
Ritratto di AndyCapitan
19 ottobre 2021 - 23:52
1
Lalfasud????.....mama che orrore....ricordo che l'aveva un amico di mio papa'....dopo sei mesi era completamente arrugginita...mai visto un obrobrio più obrobrio dell'alfasud....il target di quest'auto era quello narrato da Carlo Verdone....il meridionale emigrato in Germania puzzolente e con i piedi sporchi e...ahah
Ritratto di Vecchio Caprone
16 ottobre 2021 - 17:22
@Flavio8484, Quello la, Check_mate, non vi preoccupate, vi aiuto io. L'Alfa Sud fu' un grandissimo progetto di una macchina stupenda che ha distrutto l'Alfa, non per questioni tecniche di essere un Alfa o no. Tanto per cominciare l'Alfa Romeo già aveva tentato di socializzarsi costruendo le .... Dauphine della Renault. Naturalmente discorso fallimentare. No, quando la politica si mette a fare macchine (come vuol fare adesso) le cose non funzionano. Se i soldi investiti nell'Alfa Sud fossero stati investiti a modernizzare realmente la Giulia, la 1750 e la 2600, con motori non azionisti Agip per benzina ed olio, oggi avremmo Alfa a livello BMW. Invece tutte le energie furono investite a creare indubbiamente un'auto di grande valore tecnologico, ma completamente estranea alla rete di distribuzione (anche internazionale e soprattutto in America). Come al solito investimento finito a tarallucci e vino che costrinse all'uso di acciao non proprio di prima qualità (ma i soldi mancavano anche alla Lancia e alla Fiat). Agnelli fu molto contento del discorso (anche se non ufficialmente), sapeva cosa sarebbe successo alla fine. Poche auto della stessa categoria potevano starle alla pari come prestazioni e dinamica (strano mi sembra di aver detto la stessa cosa per la Giulia di oggi), il resto purtroppo un disastro senza arrivare all'estremo dello zio di Flavio8484. Il Pedrali sarebbe stato migliore di me, sicuramente, ma mi merito un 10 per lo sforzo.
Ritratto di Quello la
16 ottobre 2021 - 17:38
Ottimo, caro Vecchio Caprone! Ma per guadagnarti la lode devi raccontarci anche l'invasione cinese ormai alle porte
Ritratto di Vecchio Caprone
16 ottobre 2021 - 18:38
Alle porte? Ma quelli sono già in cortile. L'età ha il bello della memoria. Un caro amico e mio cliente in America era (ed é tutt'ora) il piu grande concessionario di una certa zona. Nel 1984 aveva Ford, Peugeot, Chrysler, Dodge, Honda, Mitsubishi, GM (tutte) e non solo una per marca. Vendite da piu' di 30.000 auto annue. Era partito da semplice venditore! Persona quindi che in teoria conosceva bene il mercato. Ebbene, arrivarono sul mercato la Yugo e la Hiunday (la prima Excel), auto sotto i 4.000 $. Evidente che gli furono offerte ambedue. Scelse la Yugo (nonostante il mio parere contrario), non si fidava dei coreani ma aveva grande ammirazione per la Fiat!! Qualche anno dopo prese anche la Hiunday, bestemmiando sui soldi persi. Non credo i Cinesi piu' stupidi di Giapponesi o Coreani, quindi attenti al cortile.
Ritratto di Quello la
16 ottobre 2021 - 18:41
Io ho sempre saputo che la Yugo ha avuto un successo inaspettato in USA!
Ritratto di Miti
18 ottobre 2021 - 10:46
1
La Yugo ? Ma vuoi scherzare ? La macchina di Tito ? Successo ? In America ? Quello la ...ma stai bene ? E da lontano la più ...no ...un attimo per riprendermi che sto guardando la sua foto ... caspita ... respiri profondi ...ispira ... espira ... è semplicemente oscena.
Ritratto di giulio 2021
16 ottobre 2021 - 19:11
Oggi sono alito su una MG E-HS cinese, ecco lasciamo stare che è meglio, praticamente per avere un'auto così in Europa (Audi, VW etc) devi spendere il doppio.
Ritratto di AndyCapitan
20 ottobre 2021 - 00:17
1
Hai visto che campagna pubblicitaria gli stanno facendo???....a me piace la Marvel R....davvero bella con quel design futuristico!!!!... è davvero pazzesca anche all'interno....voglio andare a provarla
Ritratto di Flavio8484
16 ottobre 2021 - 17:40
Grazie, ma non hai aggiunto nulla di nuovo. Purtroppo alfa ha fatto la fine che ha fatto non per colpa sua, ma da parte di chi la gestiva e la gestisce ora. Pensa, bisogna sperare che la peugeot rilanci l alfa....30 anni fa l avrei presa come una barzelletta
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