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Brexit: i costruttori chiedono un’area di libero scambio

30 marzo 2017

All'indomani dell'avvio della procedura di uscita del Regno Unito dall’Ue, l'industria dell'auto torna a chiedere nessun dazio sull'esportazioni.

Brexit: i costruttori chiedono un’area di libero scambio

VIA ALLE TRATTATIVE - Il primo ministro del Regno Unito, Theresa May, ha firmato i documenti che danno inizio all'iter per l'uscita del Paese entro due anni dall'Unione Europea, secondo quanto stabilito con il referendum sulla Brexit. May ed i suoi collaboratori hanno tempo fino al 2019 per trattare le modalità, che avranno grandi conseguenze sull’economia del Paese: il Regno Unito abbandonerà il mercato unico europeo e rinuncerà ai privilegi di cui godono gli Stati membri, a partire dalla tassazione sull’import/export delle merci, che dovrà essere ridiscussa alla luce dei nuovi accordi. Il tema è caro in particolar modo alle case automobilistiche con stabilimenti del Regno, che potrebbero trovarsi costretti a pagare dazi salati per esportare le vetture in Europa: secondo una ricerca pubblicata alcune settimane fa, in caso di politiche non concilianti con la UE produrre un’auto in nel Regno Unito potrebbe costare 2.700 euro in più rispetto ad oggi. 

MINACCIA PER I COSTI - Sul tema è intervenuto Jim Farley, presidente della Ford in Europa, secondo cui l’accesso al mercato unico è un requisito fondamentale per l’azienda e le sue operazioni nel Regno Unito, che potrebbero risentire in caso di accordi non favorevoli. Farley ha chiesto inoltre di non considerare l’ipotesi dei dazi e di stabilire un periodo di transizione, necessario per abituarsi alle nuove leggi che saranno in vigore quando il Regno Unito abbandonerà ufficialmente l’Unione Europea. Una portavoce della BMW si è augurata che l’azienda possa partecipare alle  trattative, dal momento che possiede nel Regno Unito le fabbriche in cui sono costruite le Mini e le Rolls Royce. La BMW, come ricorda il sito Autonews, ha già minacciato l’ipotesi di abbandonare le fabbriche del Regno se gli accordi economici dovessero rivelarsi penalizzanti. La Toyota ha in programma di investire circa 280 milioni di euro nello stabilimento che possiede a Sunderland, in Inghilterra, ma considera l’appartenenza al mercato unico un requisito fondamentale per il suo business. Le altre grandi case presenti sul suolo britannico con importanti fabbriche sono Opel, Honda e Nissan.





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Ritratto di follypharma
31 marzo 2017 - 12:01
2
concordo con quello che dici, ma mi rendo conto di essere circondato da persone che pensano ancora che si possa tornare agli anni sessanta - settanta .. un altro problema derivato in parte dall'invecchiamento mostruoso della popolazione : i giovani guardano avanti, i vecchi indietro....
Ritratto di IloveDR
31 marzo 2017 - 13:06
4
i giovani devono imparare a guardar anche indietro per non perdere le radici...le radici greco-romane che hanno sempre reso l'Europa il Cuore del Mondo
Ritratto di follypharma
31 marzo 2017 - 15:29
2
certo.. concordo, infatti il mondo romano comprendeva tutta europa ... roma era europa , se a roma avessero pensato solo a coltivarsi l'orticello non sarebbero mai usciti dai sette colli..
Ritratto di ConteBerengario
31 marzo 2017 - 15:41
Ahahah, fantastico! Visone molto democratico-solidale, moderna e ad ampio raggio, peccato che quel casale giace su suolo Italiano/Europeo e se domani raddoppia l'IMU o ci deve passare un gasdotto, le caprette e i loro "padroni" se ne faranno una ragione ...
Ritratto di Fr4ncesco
31 marzo 2017 - 13:40
2
Tra l'altro che fessì sti inglesi che mostrano orogliosamente la bandiera britannica in segno di vittoria, quando l'aver votato la brexit rischia di comportare la digregrazione di essa. Un vero patriota di sua maestà avrebbe dovuto votare di restare per conservare l'integrità del Regno. Questa Inghilterra nè europea, nè britannica, una Londra che non si sente inglese, una famiglia reale tedesca. Che Stato (stati?Nazioni?Paesi?) contorto. Noi dell'Italia del sud e del nord gli facciamo un baffo.
Ritratto di Fr4ncesco
31 marzo 2017 - 13:51
2
Tra l'altro che fessì sti inglesi che mostrano orogliosamente la bandiera britannica in segno di vittoria, quando l'aver votato la brexit rischia di comportare la digregrazione di essa. Un vero patriota di sua maestà avrebbe dovuto votare di restare per conservare l'integrità del Regno. Questa Inghilterra nè europea, nè britannica, una Londra che non si sente inglese, una famiglia reale tedesca. Che Stato (stati?Nazioni?Paesi?) contorto. Noi dell'Italia del sud e del nord gli facciamo un baffo.
Ritratto di aquilone
31 marzo 2017 - 17:04
Scusate, ma a voler mettere i dazi non era solo Trump? Mo' pure la UE?
Ritratto di The Krieg
31 marzo 2017 - 19:19
Gli inglesi hanno voluto la brexit, gli inglesi la hanno votata, ora come è giusto che sia ne dovranno pagare le conseguenze!
Ritratto di Fr4ncesco
31 marzo 2017 - 22:54
2
Non possono nemmeno avere un piede in due scarpe, pensando di ottenere solo i benefici dell'UE senza farsi carico delle responsabilità dei problemi comuni. O dentro o fuori con i relativi pro e contro. La Norvegia per stare nel mercato unico senza essere membro dell'UE paga.
Ritratto di AlphAtomix
3 aprile 2017 - 09:48
spero proprio che non gli diano nessuna concessione. Non capisco perchè se questi ci lasciano noi dobbiamo trattarli come se fossero ancora dentro.
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