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La Citroën 2CV compie 70 anni

17 luglio 2018

Rimasta in produzione ben 42 anni, la Citroën 2CV ha attraversato il secolo scorso caratterizzandone la storia automobilistica. Ne sono state prodotte oltre 5 milioni.

La Citroën 2CV compie 70 anni

COMPLEANNO STORICO - 70 anni fa, il 7 ottobre 1948, il salone di Parigi ospitò la “prima” della Citroën 2CV. La vettura fece scalpore per la sua estrema essenzialità. Tanto che le critiche furono pesanti e irrisorie. In quegli anni l’automobile aveva ancora un’aura di esclusività e l’auto come mezzo di massa era un’idea che s’infrangeva contro i gravissimi problemi di ricostruzione lasciati dalla guerra. Però l’idea c’era, un po’ sotto tutte le bandiere (basti pensare alla tedesca Volkswagen Maggiolino) e i giudizi della critica furono smentiti dal consenso ottenuto dalla vettura presso il pubblico, allettato dal prezzo annunciato: 185 mila franchi, il più basso del mercato in assoluto.

LUNGA PREPARAZIONE - In realtà la Citroën poté arrivare al lancio della 2CV già nel 1948 perché il lavoro di progettazione e sviluppo era iniziato parecchi anni prima, nel 1936, mettendo allo studio la TPV (Toute petite voiture, foto qui sotto) auto ultraeconomica e di grandissima versatilità, pensata per essere adatta alla vita e all’attività contadina. I primi prototipi vennero già due anni dopo e con il nome Citroën 2CV A il modello venne omologato il 23 agosto 1939, pochi giorni prima lo scoppio della guerra, che fermò il progetto. 

MATERIALI D’AVANGUARDIA - Al termine delle ostilità belliche il lavoro riprese con decisione ma l’operazione non fu limitata a ripartire dal punto dove era arrivata. La TPV di prima della guerra presentava soluzioni molto originali. Nelle immagini colpisce l’unico faro posto sul cofano, o i finestrini realizzati in due parti con quella inferiore ribaltabile verso l’alto, all’esterno della vettura. Ma ben altri erano i contenuti innovativi, soprattutto per quel che riguardava i materiali impiegati. La TPV aveva infatti carrozzeria in, lega leggera in alluminio (duralinox) con la parte anteriore fittamente ondulata al fine di renderla più rigida. 

MOTORE D’ISPIRAZIONE MOTOCICLISTICA - In lega d’alluminio era anche il motore (sia blocco che le due testata monocilindriche: era un bicilindrico boxer di 375 cc, ispirato da quello motociclistico della BMW). Per le sospensioni, con un’impostazione originale di interconnessione longitudinale, erano utilizzati bracci in magnesio. Per assicurare una marcia confortevole e sicura fu anche studiato un sistema che nelle frenate attivava una azione di contrasto alla tendenza della vettura ad alzare la parte anteriore. Infine, a testimonianza dello spirito innovativo che muoveva i progettisti, va ricordato che nel corso dello sviluppo della vettura venne presa in considerazione l’ipotesi di utilizzare il magnesio anche per la carrozzeria, idea poi abbandonata per il rischio incendio.

TUTTO FERMO PER LA GUERRA - Con la guerra ormai in corso, la Citroën continuò a lavorare segretamente sul progetto, almeno finché fu possibile. Dopo di che alcuni prototipi della TPV vennero nascosti nei posti più disparati, sino a esservi dimenticati e scoperti poi nel 1969. Il lavoro fu utile quando dopo la fine della guerra l’industria si rimise in moto, anche per quel che riguardava l’automobile. La Citroën riavviò lentamente la produzione dei suoi modelli d’anteguerra e nell’ottobre del 1948 svelò la Citroën 2CV, avvertendo però che sarebbe stata messa in vendita soltanto alla fine del 1949. 

ADATTATA ALLA GRANDE PRODUZIONE - La Citroën 2CV presentata al salone e poi prodotta in serie non aveva più diverse soluzioni presenti sulla TPV di prima della guerra. Anzitutto la lega d’alluminio e il magnesio lasciarono il posto all’acciaio, più facilmente lavorabile a livello industriale e quindi più adatto ai grandi numeri di produzione. La normativa d’anteguerra che consentiva un solo faro fu modificata e la 2CV ebbe i suoi quattro fari. Un miglioramento dettato dalla volontà di rendere la vettura utilizzabile anche da guidatori non esperti, fu l’adozione del sistema frenante a quattro tamburi. Per il resto, la linea fu solo un po’ “limata”, così come la gamma colori per la carrozzeria restò limitata a una tinta: il grigio. Il motore era il 2 cilindri contrapposti di 375 cc, raffreddato ad aria, dato che nei prototipi dotati di raffreddamento ad acqua si era riscontrata la tendenza del liquido a gelare.  

GRANDE SUCCESSO PLURIDECENNALE - Fu con questa nuova fisionomia, tutta dettata dalla volontà di offrire al mercato un’auto versatile, economia e abbastanza confortevole, che la Citroën 2CV affrontò il mercato. Iniziava così una carriera che vide poi arrivare la versione furgoncino, poi le derivazioni con altri nomi, sino alle proposte impossibili (la 2CV Sahara con due motori) e a cambiare profilo, diventando una vettura alternativa, modaiola, tutta simpatia. Tutto reso possibile dal fatto che, a dispetto degli sberleffi iniziali della critica, la Citroën 2CV ottenne subito un formidabile successo commerciale. I libri di storia ci consegnano un dato più che emblematico in proposito: nei primi Anni 50 la voglia di 2CV era talmente forte che l’attesa per un esemplare nuovo arrivava a toccare i 5 anni. Tanto che gli esemplari usati costavano molto di più di quelli nuovi! Il successo è poi proseguito per decenni, fino al bilancio conclusivo che parla di 5.114.959 esemplari venduti in 42 anni di carriera. 

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Ritratto di Maria Rossi
17 luglio 2018 - 17:54
Ricordo la prova di Affari a Quattro Ruote nell'impossibile tentativo di farla ribaltare andando a marcia avanti e sterzando bruscamente, cosa invece possibile andando in retromarcia.
Ritratto di impala
18 luglio 2018 - 04:46
... quando Citroen era veramente Citroen, non quella di oggi che fa solo macchine brutte e anonime
Ritratto di Anonimo
Anonimo (non verificato)
18 luglio 2018 - 05:27
Commento rimosso a seguito della cancellazione dell'utente dal sito.
Ritratto di Maria Rossi
18 luglio 2018 - 19:05
Non dimentichiamo l'invenzione delle sospensioni idropneumatiche, in grado di far marciare la DS anche senza una ruota!
Ritratto di Giuliopedrali
17 luglio 2018 - 17:54
Stratosferica! Anche se non è tra le mie classiche preferite in assoluto. La storia di come è stata realizzata è di per se un mito e il motore boxer, la semplicità del telaio e le sospensioni che si bevono la campagna francese sono qualcosa di più mitico di quasi qualunque supercar.
17 luglio 2018 - 18:01
Le caratteristiche delle auto più iconiche; semplicità, longevità, vicissitudini storiche e il coinvolgimento, con le conseguenti personalizzazioni, viene da sé. Auto fatte per e da il popolo che entrano nell'immaginario collettivo, al di là di logiche industriali e finanziarie.
Ritratto di Giuliopedrali
17 luglio 2018 - 18:13
Semplicemente il MITO
Ritratto di Giuliopedrali
17 luglio 2018 - 18:16
Poi quella della foto di apertura dell'articolo grigia e nera, è più sexy di un sacco di auto "premium" di oggi che alla prima buca rallenti se no...
Ritratto di mike53
17 luglio 2018 - 18:26
Sono d'accordo, la Charleston che ho avuto era bordeaux e nera e faceva comunque la sua bella figura. Gli interni poi erano meno spartani e i sedili dei soffici divani! Le sospensioni poi erano uniche e super..."assorbenti"!
Ritratto di mike53
17 luglio 2018 - 18:20
Un'esperienza unica e tanto nostalgica! Il privilegio di aver guidato questa piccola grande auto è grande! Comfort assoluto, super economica e godibilissima. Ho macinato in totale oltre 245.000 km in meno di 10 anni senza problemi, su e giù per l'Italia col vento tra i capelli....mitica! La tentazione di averne ancora una oggi, dopo tanti anni, è forte e di occasioni molto interessanti ce ne sono. Mai dire mai....!
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