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CO2: i nuovi limiti 2030 criticati dai costruttori

Pubblicato 18 settembre 2020

La Commissione Europea proporrà una ulteriore riduzione delle emissioni di CO2, che potrebbe arrivare fino al 50% rispetto alle attuali, da raggiungere entro il 2030.

CO2: i nuovi limiti 2030 criticati dai costruttori

SI ALZA L’ASTICELLA - Nei giorni scorsi la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha promesso nuovi obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, con una riduzione complessiva del 55% rispetto ai livelli del 1990 (contro il 40% precedentemente programmato). La Presidente non ha fatto uno specifico riferimento al mondo dell’auto, ma nei giorni scorsi il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung aveva anticipato che la Commissione proporrà un taglio del 50% per le emissioni delle automobili rispetto ai livelli del 2021.

FORSE IL 50% IN MENO - Attualmente gli obiettivi di riduzione sono definiti in percentuale sui valori del 2021 e sono i seguenti: 15% dal 2025 e 37,5% dal 2030 in poi. Attualmente la media delle emissioni di tutte le auto immatricolate ogni anno da ciascun gruppo automobilistico non deve superare i 95 g/km, quindi il nuovo tetto di riduzione del 50% significherebbe non superare i 47,5 g/km. Secondo alcune stime, gli obiettivi proposti sarebbero raggiungibili solo se le immatricolazioni di ogni gruppo fossero per oltre il 60% di veicoli elettrici.

I COSTRUTTORI DISSENTONO - In ogni caso i grandi gruppi dell’automobile sostengono che questo inasprimento degli obiettivi richiederà massicci investimenti aggiuntivi, specie in un momento così delicato per un comparto così duramente colpito dalla crisi del coronavirus. Nel dibattito è intervenuto anche Eric-Mark Huitema, direttore generale dell’ACEA (associazione delle industria automobilistiche europee) ribadendo che la classe politica dovrebbe prendere le necessarie misure di sostegno per tutti i tipi di veicoli. In caso contrario sarà impossibile raggiungere i nuovi obiettivi.

I PUNTI DI RICARICA - Molti produttori stanno lanciando sul mercato veicoli elettrici, come nel caso della ID3 di Volkswagen, ma è ovvio che siamo solo agli inizi, dicono, e la domanda dovrà essere sostenuta da un impegno costante. Anche da parte delle istituzioni. In termini di numeri, le vendite di veicoli elettrificati, compresi gli ibridi plug-in, sono più che raddoppiate lo scorso anno, raggiungendo le 458.915 unità. Mentre il numero di punti di ricarica è cresciuto solo del 58%. Troppo poco.

RIPERCUSSIONI NEGATIVE - Al momento il programma UE prevede  un milione di punti di ricarica entro il 2025. Numero non ancora sufficiente per garantire un servizio adeguato agli automobilisti: a sostenerlo è la CLEPA (l’associazione dei fornitori automotive), aggiungendo che la maggior severità degli obiettivi in materia di CO2 avranno ripercussioni negative a livello industriale anche da un punto di vista occupazionale. Il rischio insomma sarebbe una sostanziale perdita di posti di lavoro.

SI PUNTA ALLA NEUTRALITÀ CLIMATICA - A queste obiezioni la Von der Leyen ha replicato che si tratta di programmi realistici, perché le valutazioni d’impatto ambientale eseguite dagli esperti UE dimostrano con chiarezza che raggiungere questi nuovi obiettivi permetterebbero all’Europa di raggiungere la cosiddetta neutralità climatica entro il 2050.





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Ritratto di BioHazard
18 settembre 2020 - 18:08
Le auto in Europa saranno solo elettriche, con questa normativa diventano insostenibili persino le ibride plug-in.
Ritratto di ste74
19 settembre 2020 - 00:48
E gli americani se la rideranno sui loro F-150 e sui loro Ram 1500...
Ritratto di Ferrari V12 6-5L
19 settembre 2020 - 07:43
Ho guardato un po' i dati sul giornalino di alvolante, in realtà molte plug-in rientrerebbero nei limiti. Le uniche che non ci rientrano sono i suv pachidermi e le ammiraglie sopra i 5 metri.
Ritratto di emergency
21 settembre 2020 - 08:54
Mi chiedo come faranno le auto del gruppi VW a starci dentro. Mha
Ritratto di zero
19 settembre 2020 - 11:08
Mi chiedo di cosa ci si preoccupa... Infatti, secondo quanto da anni ripetono i maaaaassimi esperti e fanatici di "elettrico a tutti costi" che scrivono qui, già nel 2030 quasi tutto il parco circolante sarebbe comunque elettrico. Addirittura, alcuni illustri vati hanno pronosticato nel 2025 e, addirittura, il sommo designer Pedrali che disegna le sue macchinine meglio di chiunque altro ha sempre sostenuto che già nel 2020 (poi timidamente spostato al 2021...) la metà dell'immatricolato sarebbe stato elettrico. E, quindi, di che stiamo a parlare? Perché è OVVIO che nel 2030 vedremo SOLO veicoli elettrici! Un 60% di immatricolato elettrico è un'aspettativa fin troppo pessimistica, no? :-D Comunque, previsioni folli a parte, se (e sottolineo se!) le ideologie pseudo-ecologiste di questi burocrati dovessero effettivamente tradursi in normative reali, si realizzerebbe quello che da più tempo sostengo: veicoli elettrici per la massa che va al lavoro e a fare la spesa, macchine vere e vecchia scuola per l'appassionato che vuol divertirsi sentendosi ancora vivo. Insomma, veicoli elettrici ordinari e macchine termiche straordinarie e destinate ad una nicchia che, pur di averle, sarà disposta a pagare cifre molto più alte di quelle che paga oggi. Ovviamente, tutto questo, certamente non nel 2030 ma almeno dieci-quindici anni dopo.
Ritratto di Zot27
19 settembre 2020 - 15:45
Fra 3-4 anni nessuna casa automobilistica prenderà rischi con l'investire ancora sul solo endotermico se non con prodotti di nicchia. Quindi il passaggio all'ev sarà molto più rapido di quanto si possa ipotizzare oggi.
Ritratto di Oxygenerator
20 settembre 2020 - 09:05
@ zero. Non so, personalmente le posso giá dire, che nel 2022 comprerò un’elettrica, ( pur con tutti i dubbi del caso sulla ricarica e sulla possibilitá d’utilizzo tout court ) perché comunque per me cittadino porta molti vantaggi. Certo che, per ora , se vivessi molto fuori dalle cittá, non ci penserei neanche. Però la spinta politica al cambiamento è molto forte, e se non lo é, si avvicina molto ad un obbligo. Probabilmente le case, costruttrici, lasciate a se, continuerebbero col termico per altri 100 anni. Perchè così non devono cambiare e investire. Ma vuol anche dire, continuare a comprare il petrolio dagli arabi. Politicamente, probabilmente non è più conveniente.
Ritratto di Andre_a
20 settembre 2020 - 22:46
8
Sono d’accordo con Oxygenerator, il lato politico è molto importante, anche se spesso trascurato. Con l’elettrico si spende meno, si inquina meno e si contribuisce all’indipendenza energetica, col termico invece? Penso invece che, al momento, il passaggio sia più semplice per chi vive fuori città, dove molte più persone possono ricaricare da casa. Fuori città inoltre è più facile usare la combinazione auto elettrica + fotovoltaico che, in pratica, ti fa viaggiare gratis.
Ritratto di mariofiore
21 settembre 2020 - 08:18
L'energia elettrica la produciamo sempee comprando gas dagli arabi. Quindi che cambia?
Ritratto di Andre_a
21 settembre 2020 - 09:45
8
@mariofiore: cambia che l’energia elettrica la produciamo in parte col gas comprato all’estero, e tale parte è costantemente in calo.
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