Mentre l’industria automobilistica europea sta attraversando un periodo di crisi, tra incertezze sul futuro dell’auto nel Vecchio Continente, dazi americani e concorrenza cinese, diversi fornitori di componentistica stanno diversificando le loro attività, orientandosi spesso verso il settore della difesa.
Come riporta un articolo di Automotive News, la società di consulenza Deloitte stima che dopo sei anni di crisi quasi un fornitore su cinque si trovi in condizioni economiche precarie, mentre le spese militari sono in rapida crescita: la McKinsey, altra azienda di consulenza strategica, stima che i Paesi europei appartenenti alla NATO raddoppieranno in 5 anni gli investimenti per la difesa, passando da 170 miliardi di euro nel 2025 a circa 335 miliardi entro il 2030.
Gli esempi riportati da Automotive News sono molteplici: dalla Schaeffler, che a dicembre ha siglato una partnership con la startup Helsing per produrre componenti chiave per i droni, alla Trumpf, che fornisce sistemi laser utilizzati nella produzione automobilistica e svilupperà con la Rohde & Schwarz un sistema anti-drone in grado di neutralizzare piccoli veicoli.
Uno degli esempi più significativi è quello della finlandese Valmet, che sta convertendo lo stabilimento di Uusikaupunki, un tempo dedicato all’assemblaggio di modelli della Saab, della Porsche e della Mercedes (attualmente assembla l’AMG GT a quattro porte), alla produzione di veicoli blindati.
Tuttavia, secondo gli analisti il settore della difesa non può sostituire completamente quello automobilistico, perché i volumi del comparto militare non sono sufficienti a compensare il calo dell’auto. Per questo c’è anche chi si muove con più cautela come la ZF, che ha già attività legate alle trasmissioni per applicazioni militari che però rappresentano meno dell’1% del fatturato totale. Parallelamente anche la Bosch ha escluso che la difesa diventi un settore strategico tra le sue attività.






















































































