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2017
dicembre 2017
Editoriale pubblicato su alVolante di

Bollo vecchio o bollo“super”, paga sempre l’automobilista

AI SOLITI OTTIMISTI che sperano in un minimo di attenzione da parte del governo per il settore dell’automobile (dal quale arriva il 17% delle entrate fiscali) suggeriamo di non farsi illusioni. Salvo colpi di scena, la Legge di Stabilità 2018 non dovrebbe portare nulla di buono a chi compra e usa l’auto, né a chi la produce o la vende. Semmai qualche dispetto in più. Come definire altrimenti l’allungamento da tre a dieci anni della prescrizione del bollo, previsto proprio da un emendamento alla Finanziaria? Se il provvedimento (con carattere retroattivo) dovesse passare, faciliterebbe le cose all’Agenzia delle entrate e riscossione: l’ente che ha sostituito Equitalia avrebbe modo di contestare ai contribuenti addirittura le cartelle del 2007, mentre con la normativa attuale il 31 dicembre andrebbero in scadenza quelle del 2014. Sarebbero guai per chi, in buona fede, non avesse conservato le ricevute dei versamenti effettuati in anni lontani.

 

BRUTTE NOTIZIE anche dal fronte del superammortamento: sembra improbabile una proroga al 2018 dell’agevolazione fiscale riservata a professionisti, imprese e artigiani per l’acquisto dei beni strumentali nuovi. Eppure, la misura ha messo il vento nelle vele alle vendite, come scriviamo nello speciale dedicato alle auto aziendali che trovate a pagina 128. In compenso, potrebbero essere tassate le plusvalenze conseguite dai privati attraverso la vendita di oggetti da collezione, auto storiche comprese. Finora il fisco si limitava a intervenire sugli operatori: del resto, una cosa è vendere un’automobile, magari una sola volta nel corso della vita per affrontare un periodo di difficoltà personali, e un’altra farne un’attività professionale. Ma di simili “sfumature” i nostri governanti, all’affannosa ricerca di nuove entrate, non si curano. 

 

IL FATTO È CHE LA LORO AZIONE, talvolta, ha effetti deleteri. Lo dimostra la vicenda del superbollo. Introdotto nel 2011 da Berlusconi per le auto con potenza superiore ai 225 kW e poi inasprito (da 10 a 20 euro per kW oltre i 185, sia pure con un prelievo a scalare per l’usato più anziano) dal professor Monti, il provvedimento ha fatto perdere fatturato alle aziende, posti di lavoro e gettito fiscale. Colpendo, tra l’altro, il migliore made in Italy. Se nessun governo, finora, ha avuto il coraggio di abolirlo, sarebbe troppo aspettarsi anche una sua parziale revisione con la Legge di Stabilità: viene percepito come una “tassa sui ricchi”, e le elezioni non sono lontane...

     Guido Costantini

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