08
2018
agosto 2018
Editoriale pubblicato su alVolante di

Diesel: alle famiglie italiane la svalutazione costerà cara

QUANTO CI COSTERÀ, concretamente, il declino del motore a gasolio? In costante discesa nei principali paesi europei da più di un anno, il diesel comincia a perdere consenso anche da noi. In Italia, i clienti sono diminuiti in maggio (ultimo dato disponibile) del 10,1%, mentre nei primi cinque mesi del 2018 il calo, rispetto all’anno prima, rimane circoscritto al 4,2%. Per quanto disorientato dalle continue prese di posizione degli amministratori locali, a scegliere questo tipo di alimentazione è ancora il 54,1% degli acquirenti italiani. Ma la tendenza è chiara. E il destino delle vetture a gasolio (messe pesantemente in discussione dopo lo scandalo dieselgate che da tre anni coinvolge a vario titolo l’industria automobilistica) sembrerebbe segnato. 

L’INNAMORAMENTO PER L’IBRIDO e per l’elettrico, e più ancora la sterzata dei consumatori verso i modelli a benzina, non è privo di conseguenze. Queste scelte, favorite dalle decisioni dei sindaci di Roma e Torino e anche dalle recenti dichiarazioni del primo cittadino di Milano (che ha annunciato il parziale divieto di circolazione in città, in un futuro non lontano, perfino per i diesel Euro 6), impattano direttamente sul valore residuo delle auto. Una ricerca del centro studi Fleet&Mobility per il Sole 24 Ore ci dice che a pagare il conto saranno dieci milioni di privati, cioè le famiglie italiane: quelle che utilizzando le vetture a gasolio più vecchie (le flotte aziendali hanno già rinnovato il parco) si ritroveranno presto con un bene svalutato. Secondo lo studio, basato sulle transazioni nelle concessionarie, queste auto hanno un valore medio di 10.700 euro. Che, se dovesse concretizzarsi davvero lo scenario peggiore di un divieto di circolazione generalizzato, si ridurrebbe dal 30 al 50%. Una “botta” da alcune migliaia di euro a vettura, per un totale di almeno una trentina di miliardi.

CHI NON POTRÀ PIÙ USARE la sua vecchia diesel, inoltre, sarà costretto a comprare una nuova automobile. Spendendo altri soldi. Certo, in provincia il problema è meno sentito (il blocco del traffico per eccesso di smog ha interessato finora solo le grandi città) e alcune di queste auto, le più vecchie, sono effettivamente“brutte sporche e cattive”, cioè inquinanti e spesso malandate. Ma il conto è pesante, e bisogna saperlo. Consapevoli che lo diventerà ancora di più se l’attacco al diesel si allargherà, nel quadro di assoluta irrazionalità che si va profilando, ai motori dell’ultima generazione. Quelli, ricordiamolo, che in fatto di inquinamento hanno ben poco da invidiare alle unità a benzina. Anzi.

Guido Costantini

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Ritratto di rfantoni
18 novembre 2018 - 09:00
Gent.mo Direttore, i primi effetti della medioevale caccia al "diesel" si fanno già sentire sull'economia. Esiste uno studio serio che permette di comparare per l'intera durata del ciclo di vita di un'auto (dalla progettazione allo smaltimento e riciclaggio) con le varie motorizzazione ? Sarebbe ancor più interessante conoscere le vere emissione di un diesel Euro6b con ad-blue comparate, su base litro carburante di base x Km percorso. Per litro carburante di base dovrebbe essere incluso anche il processo di produzione del propellente stesso sia esso elettricità, benzina, metano, gasolio o Kerosene. Credo che la corsa verso l'elettrico o peggio ancora l'ibrido sia una "crociata" inutile e sposterà nel medio lungo periodo i problemi altrove, senza risolverli, e , nel breve contribuirà ad un rafforzamento della recessione economica / industriale. Abbracciare acriticamente lo slogan "Verde a tutti i costi" può trasformarsi in una novella "operazione Savonarola". L'argomento meriterebbe un Suo sempre intelligente editoriale. Grazie