Il fondo Elliott all’attacco dell’attuale gestione Hyundai

Il fondo d’investimento americano voterà contro il piano di ristrutturazione proposto dall'attuale management del gruppo Hyundai.

SCONTRO IN VISTA - Il fondo di investimento americano Elliott Management non è alla ribalta soltanto per il suo ingresso nella italiana TIM (dopo essere entrato nell’Ansaldo e indirettamente nel Milan). In queste ore si parla di Elliott a proposito del gruppo Hyundai, quinto costruttore automobilistico al mondo. Ai primi di aprile Elliott aveva suscitato sorpresa rivelando di aver investito oltre un miliardo di dollari in azioni di società del gruppo Hyundai (Hyundai Motor, Kia Motor e Hyundai Mobis, la società della componentistica del gruppo). Adesso, nelle scorse ore, Elliott ha fatto sapere che nell’assemblea del 29 maggio voterà contro la proposta di ristrutturazione preparata dall’attuale management, espressione della famiglia Chung, azionista di riferimento della società coreana. Dichiarando ciò il fondo Elliott ha anche sollecitato gli altri azionisti a seguire il suo esempio. In pratica si tratta di un tentativo volto al rovesciamento degli equilibri con passaggio del controllo della società dalla famiglia Chung alla Elliott.

UN LABIRINTO PRO CHUNG - Al centro di tutto parrebbe esserci la successione all’ottantenne Chung Mong-koo, figlio del fondatore della Hyundai e al vertice della società dal 1990. Chung Mong-koo deve avere problemi di salute dal momento che da parecchio tempo non compare più in pubblico. A questa lettura basata solo sulla questione della successione alla guida del colosso industriale coreano se ne accompagna un’altra più articolata e profonda. Sotto il profilo societario Chung Mong-koo ha sempre operato in maniera poco trasparente, creando una ragnatela di rapporti incrociati tra le varie società del gruppo, per cui non è facile avere chiara la struttura del gruppo. Basti dire che Chung Mong-koo detiene il 6,96% della Hyundai Mobis (la società usata dalla famiglia Chung per controllare la nebulosa societaria del gruppo). A sua volta la Hyundai Mobis possiede il 20,78% di azioni della Hyundai Motor, a cui fa capo il 33,88% della Kia Motor, la quale a sua volta detiene il 16,88% della Hyundai Motor, e così continuando per le varie realtà del colosso di Seoul.

SCARSA TRASPARENZA - Il fondo Elliott sostiene che proprio questa mancanza di chiarezza nella struttura societaria e nell’azionariato del gruppo è all’origine delle mancate performance economiche della Hyundai, oltre che allontanare gli investitori, che non riescono a comprendere il vero profilo del gruppo. Va detto che critiche e sollecitazioni analoghe a quelle della Elliott, sono avanzate dallo stesso governo di Seoul e dall’Autorità della concorrenza. La realtà è comunque che la casa coreana nell’ultimo anno ha visto calare i propri risultati (utile in testa), anche in seguito alle variazioni dei cambi e alla contrazione del 40% delle vendite in Cina. A questa situazione, l’attuale management guidato da Chung Mong-koo ha risposto con un piano di ristrutturazione societaria, in, ma evitando di semplificare l’intricata “mappa” delle società del gruppo.

UNA QUESTIONE DI SCARSI PROFITTI ­- Ciò spiega perché il fondo Elliott ha emesso un comunicato in cui dichiara di apprezzare l’intento del management di modificare la situazione, ma al tempo stesso giudica assolutamente insufficiente quanto previsto. In particolare ritiene il piano “sbagliato nelle sue premesse” e che “il progetto di acquistare azioni proprie per poi annullarle è insufficiente per far acquisire alle azioni un valore che sia redditizio per gli azionisti”. La frase mette il dito sulla piaga: quella dei rendimenti bassi delle azioni Hyundai. E del resto conferma di questo aspetto sono le dichiarazioni dell’attuale management con le quali si descrivono le misure proposte all’assemblea come “uno strumento per aumentare l’utile per gli azionisti”. Dunque il problema è la redditività del gruppo e l’utile che riesce a produrre per gli azionisti. Elliott è un fondo specialista nel far crescere i rendimenti. Le sue partecipazioni, che non sono mai da spettatore ma da attivista danno rendimenti molto elevati e il fondo è addirittura descritto come “avvoltoio” per la capacità di intervenire quando le situazioni sono difficili per costringere il management a scelte gradite agli azionisti che vedono la prospettiva di maggiori profitti. Appuntamento al 29 maggio.



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