In Giappone costruttori sotto accusa per le emissioni

Il ministero dei Trasporti di Tokyo ha reso noto che per Mazda, Suzuki e Yamaha sono emerse anomalie nei test delle emissioni.

ANCORA EMISSIONI - La fondatezza dei valori delle emissioni inquinanti rilevati ai fini delle omologazioni continua a essere motivo di scalpore e scandalo. Dopo le vicende americane ed europee si direbbe che ora sia il turno del Giappone. All’inizio dell’anno erano state la Nissan e la Subaru a dover ammettere di non aver agito in maniera corretta, avendo condotto test di rilevamento non conformi. Ora sono altre tre marche a essere in situazione analoga: Mazda, Suzuki e Yamaha. A comunicarlo è il ministero dei Trasporti che ha reso pubblico l’esito di una corposa serie di test deciso per 23 aziende automotive giapponesi, dopo appunto lo scandalo delle emissioni non corrette di Nissan e Subaru. Secondo il comunicato del ministero i test hanno messo in luce esiti non rispondenti alla norma per una parte dei veicoli testati. Tra le tre case rilevate non in regola, ci sono comunque differenze notevoli. 

EPISODI DI DIMENSIONI DIVERSE - Per la Suzuki le irregolarità sono emerse in 6401 veicoli su un campione di 12.819 unità dal 2012. Dunque la metà del totale. Una percentuale ben superiore a quella fatta rilevare dalle vetture Mazda, che ha rilevato risultati non corretti in 72 veicoli su 1875 dal 2014. Per la Yamaha si è trattato invece di 7 vetture su 335 dal 2016. All’origine dei problemi, sempre secondo il comunicato del ministero dei Trasporti, ci sarebbero state le non appropriate condizioni in cui sono stati effettuati i test. In conseguenza del comunicato del ministero, il presidente della Suzuki ha tenuto una conferenza stampa in cui si è scusato per quanto successo, manifestando propositi perché i problemi vengano superati. Da parte sua la Mazda ha affermato che quanto diffuso dal ministero non significa che la casa abbia volutamente manipolato i test, e che le anomalie in questione non inficiano la qualità delle auto Mazda.



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