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Goodwood Revival: un affascinante salto nel tempo

21 settembre 2015

Il paradiso in terra per chi ama i motori d’epoca: il Goodwood Revival, in Inghilterra.

Goodwood Revival: un affascinante salto nel tempo
ROMBANTI RICORDI - Grande spettacolo e tutto esaurito, come di consueto, per il Goodwood Revival Meeting dedicato ai veicoli d’epoca. La diciottesima edizione, tenutasi lo scorso fine settimana nell’omonimo circuito nel sud dell’Inghilterra, è stato uno spettacolare “salto nel tempo”, che ha visto protagonisti gli aeroplani e le motociclette, ma soprattutto le auto prodotte tra il 1920 e la metà degli anni 60. Più o meno rare, più o meno di valore, ma tutte molto significative, e tutte pronte a dar battaglia in pista, per la gioia di chi le guida e dei circa 150.000 appassionati che sono venuti ad ammirarle.  
 
SPETTACOLO IN PISTA E FUORI - Il circuito di Goodwood, a circa un’ora di auto da Londra, fa storia a sé. Rimasto pienamente operativo fino al 1966, ospitando anche gare di Formula 1, è poi entrato nel dimenticatoio: per 30 anni è stato utilizzato solo per sessioni di prove private, e all’intera struttura è stata dedicata una manutenzione minima, senza apportare nessun aggiornamento. Solo negli anni 90 Lord Charles Gordon-Lennox March, l’appassionato nipote del fondatore della pista, si è lanciato in quello che appariva come un vero e proprio azzardo: ridare vita a un impianto rimasto come nei fascinosi anni d’oro del “motor racing”, con le vetture che gareggiano passando a pochi metri dagli spettatori, a loro volta protetti da verdi terrapieni invece che da incombenti (e brutti) guardail, e con box e tribune “in stile”. Ebbene, l’azzardo si è rivelato una scommessa vincente: ogni anno, a metà settembre, il Sussex viene pacificamente invaso da famiglie di appassionati che si godono le vetture, i piloti e il contorno (centinaia di negozietti e pub, oltre a concerti, sale da ballo e giostre, tutti rigorosamente in stile anni 50) e fanno loro stessi spettacolo. Sì, perché al Revival si è vivamente incoraggiati a vestirsi come all’epoca.
 
FERRARI E ALFA VINCENTI - Le gare, il sale della manifestazione, anche quest’anno sono state assai spettacolari. Il titolo di competizione più combattuta va forse alla prima sessione del Saint Mary’s Trophy, per vetture da turismo: il nove volte vincitore della 24 ore di Le Mans Tom Kristensen è partito per ultimo (per problemi nelle prove) e ha terminato primo. La sua smisurata Ford Fairlane del 1964, guidata con perizia millimetrica, si è fatta largo fra una trentina di partenti, riuscendo ad aver ragione delle meno potenti (ma ben più maneggevoli) Ford Cortina Lotus e Alfa Romeo Giulia GTA, che hanno lottato dal primo all’ultimo giro a suon di sorpassi, sbandate ed escursioni sull’erba. A proposito di Alfa Romeo, una 8C 2600 del 1932, dall’apparenza “vissuta” ma assai veloce, ha fatto il vuoto nel Brooklands Trophy, lasciandosi alle spalle, tra le altre, anche Maserati, BMW, Aston Martin e Mercedes. E i colori italiani hanno svettato anche nell’ultima gara di domenica, il Sussex Trophy dedicato alle vetture Sport dei primi anni 60, dove ha trionfato una rossa e rombante Ferrari Dino 246 S. E che dire della Lavant Cup, quest’anno dedicata in esclusiva alle Ferrari biposto dei primi anni 50? Ben 24 esemplari rarissimi, per un valore complessivo stimabile in un centinaio di milioni di euro abbondanti, che oltre a farsi ammirare ai box, sono anche stati portati in pista al limite (e a volte pure oltre) per mostrare di che cosa erano capaci.


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Ritratto di giuggio
21 settembre 2015 - 17:45
Grande Alfa... speriamo che la nuova Giulia sia all'altezza di questi bolidi del tempo che fu!
Ritratto di Mattia Bertero
21 settembre 2015 - 19:13
3
GOODWOOD. Per fortuna che esistono manifestazioni come questa per ricordare quando l'automobilismo agonistico sapeva ancora regalare autentiche emozioni.
Ritratto di monodrone
22 settembre 2015 - 13:31
"per mostrare di che cosa erano capaci". È proprio vero, a guardare la tristezza odierna prodotta il Drake si rivolta nella tomba.
Ritratto di orsogol
22 settembre 2015 - 15:25
1
Mi viene spontaneo paragonare questa scintillante manifestazione di motorismo d'epoca "vivo" con le "nature morte" dei concorsi d'eleganza, dove macchine pur bellissime e rare fanno però pochi metri dal carrello al prato: anche l'auto più vecchia, lussuosa e rara dovrebbe farsi ammirare in movimento, altrimenti non è più un'auto ma un simulacro. Mi piacerebbe che anche in Italia, patria di Alfa, Ferrari, Maserati, Stanguellini, Cisitalia ecc. qualcuno avesse voglia e capacità di organizzare eventi alla Goodwood, magari rivitalizzando un autodromo agonizzante.