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La Maserati MC20 come non l'hai mai vista

di Marco Pascali
Pubblicato 05 febbraio 2021

Veloce.it lancia il nuovo format delle miniserie, con tre episodi che parlano della Maserati MC20, la supercar italiana con motore centrale da 630 CV e telaio in carbonio. Ma quest’auto è molto più dei freddi numeri...

La Maserati MC20 come non l'hai mai vista

NUMERI DAL PARADISO - 630 CV, 730 Nm, 6 cilindri a V, due turbo. Per uno 0-200 km/h da capogiro (meno di 9 secondi) e - soprattutto - per raccontare meglio di ogni giro di parole un progetto notevole: quello della Maserati MC20, una vera supercar. Abbiamo avuto modo di saggiarla nella sua variante di sviluppo, quella che nei fatti sancisce l’identità di un modello pronto alla storia contemporanea. Perché se è vero che di supercar - mai come in questo ultimo ventennio - è pieno il mondo, è anche vero che quando alla Maserati fanno le cose, le fanno in un certo modo. Del resto questo è un marchio globale che oggi ha l’ambizione di un progetto solido con cui guardare avanti (qui per saperne di più) e un atteggiamento audace con cui guardare al futuro. Che prevede l’elettrificazione dei suoi modelli (ibridi o full electric) ma anche un “faro” come la Maserati MC20. Che oggi abbiamo per le mani.

LE MANI SUL TRIDENTE - Ad accompagnarci in questa prima presa di contatto sono stati Federico Landini e Giuseppe Raimondi, rispettivamente il papà tecnico (Vehicle Line Executive Sports Vehicle Responsible) della Maserati MC20 e uno dei giovani ingegneri (Vehicle Dynamics Performance Engineer) che hanno contribuito alla messa a punto; sia in forma virtuale, grazie al simulatore, sia “in presenza” attraverso i test su pista. Proprio l’ingegner Raimondi ci fa sapere che i piloti che l’hanno collaudata hanno trovato aderenze totali tra il modello matematico applicato al simulatore e quello “vero”, ovvero i muletti deputati allo sviluppo. 

ACCENDIAMO IL SIMULATORE - In virtù di questa relazione stretta tra reale e virtuale, alla Maserati hanno deciso di farci provare prima la MC20 replicata dal simulatore e poi il modello fisico sulla pista di Modena. Il simulatore è un oggetto straordinario, tra i più avanzati al mondo. Una cellula che riproduce l’abitacolo di un’auto è incernierata a una serie di attuatori che hanno il compito di replicare le alte frequenze (esempio: buche, avvallamenti della strada o cordoli); il tutto è collegato ad altri tre attuatori - di ben altra dimensione, posti alla base - che replicano accelerazioni, imbardate e macromovimenti di cassa in generale, capaci di generare spostamenti di oltre 2,5 metri. In tutto i gradi di libertà di questa macchina sono nove, quindi tre più di quelli che basterebbero a replicare il comportamento di una vettura. Ancora: ad aumentare la sensazione frenante o di accelerazione laterale provvedono le cinture attive e i cuscini gonfiabili nascosti nel sedile. Se non fosse un oggetto incredibilmente imponente e costoso (“svariati milioni di euro”, come fanno sapere dalla Maserati) si potrebbe ironizzare sul fatto che si tratti della più bella PlayStation mai provata prima. Ma qui siamo su un livello completamente diverso: uno strumento di lavoro essenziale per ridurre costi e tempi di sviluppo e - insieme - provare ogni tipo di soluzione possibile in fase di calcolo. In pratica l’ingrediente base della progettazione moderna.

CONSIGLI E… VIA! - Prima di saltarci sopra incontriamo Andrea Bertolini - protagonista della stagione d’oro della MC12, metà Anni 2000, e tester della Maserati: “Non devi mai pensare di avere a che fare con un videogame. Questo simulatore è un mezzo di lavoro e come tale va usato. Impara a riconoscere le sfumature della guida del modello matematico della Maserati MC20: così potrai verificare in pista quanto sarà affine all’auto che avrai per le mani”. Dopo averci spiegato le sofisticazioni della messa a punto di questa supercar, saliamo guidiamo la MC20 virtuale. Uno shock incredibilmente realistico e immersivo: il simulatore restituisce tantissime sensazioni reali e - dopo un quarto d’ora di guida - è stato possibile provare le modalità di guida che, sulla MC20 vera sono selezionabili attraverso il manettino. Ma qui i setting vengono inseriti via software dall’ingegnere che sta nella cabina di comando. Freni, cambio, inserimento e accelerazioni: tutto parla di un’esperienza realmente veloce, segno che la MC20 - in pista - sarà un’esperienza maiuscola.

GLI INTERNI - Abbiamo parlato molto della Maserati MC20 con Federico Landini e abbiamo raccolto tante sue testimonianze sul merito di alcune scelte e le ragioni di altre. “Tutto è stato calcolato in ogni dettaglio”, dice, e i fatti parlano di un progetto estremamente calibrato. Come la scelta delle portiere ad ali di farfalla (butterfly): aprono il varco a un accesso all’abitacolo assai pratico per il genere di auto a cui la MC20 appartiene; inoltre la grande escursione della cerniera e l’ampia bocca d’accesso all’interno sono riferimenti per la categoria: “McLaren e LaFerrari comprese” garantisce l’ingegnere. Dentro è molto ben rifinita, con sedili avvolgenti (a controllo elettrico) e un’appagante qualità generale. Ampi i monitor (quello centrale assomiglia a quello, ottimo, della Nuova 500 elettrica; il secondo è il cruscotto), morbidi i rivestimenti di Alcantara. Soprattutto, eccellente la posizione di guida e la disposizione dei comandi. Con pedaliera e palette del cambio sequenziale ampi e - come abbiamo verificato in pista - facili da usare a qualunque velocità. E in ogni condizione di impegno.

TRA I CORDOLI - In pista il muletto di sviluppo della Maserati MC20 che abbiamo guidato ha dato prova di grandissima agilità tra le curve e - soprattutto - di restituire una grande sensazione di grip. Questo sia dell’anteriore, con possibilità di inserimenti fulminei grazie alla precisione dello sterzo e percorrenze veloci capaci di generare molta accelerazione laterale, sia al posteriore; complice una gommatura ampia (305 mm), il retrotreno segue sempre fedele la traiettoria impostata col volante. A meno di non cercare l’intraversata: azione molto godibile grazie alla potenza del motore (sempre prontissimo) e alla compostezza del comportamento in generale. Ma non solo: questo è possibile grazie anche alla calibrazione del sistema anti sbandamento che è in grado di capire le volontà di chi guida e assecondarle. Così, se vorrete divertirvi a giocare fuori dalle curve con la potenza del V6 Nettuno, potrete lasciare grandi virgole sull’asfalto e - viceversa - quando vorrete massimizzare la prestazione, il sistema elettronico farà di tutto per aiutarvi a ottenerla.

Maserati MC20
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Ritratto di marcoluga
9 febbraio 2021 - 12:43
2
Le Ferrari F360 berlinetta non sono affatto impossibili (da comprare, da mantenere invece sono mazzate).
Ritratto di Ridolfo Giuseppe Ignotus
12 febbraio 2021 - 14:19
Non c'è paragone tra una vecchia e brutta Rolls-Royce (secondo i miei gusti ovviamente) e una Ferrari, anche usata. Certamente costano tanto e troppo, ma per me non avrebbe senso possedere qualcosa che disprezzo; non mi sono mai piaciute le Rolls-Royce, anche se hanno degli interni davvero opulenti. Lei ama la Rolls usata, io invece Lamborghini Gallardo, Ferrari 488 e McLaren 720S, quelli sono capolavori di carrozzeria per me, che ahimè non possiedo. Poi parli meno della 33, se ne compri un'altra, così le passerà la nostalgia da Alfa 33. A me, sempre personalmente, piacciono solo la 75 Turbo e la 156 GTA prima serie dell'Alfa Romeo.
Ritratto di martino1990
21 marzo 2021 - 11:17
si in effetti anche una 456 (mi piace un sacco e la vedo come una lontana antenata della Roma) a meno di 50000 è impossibile trovarla )ed è la più economica degli ultimi 30 anni...), Come rolls mi piace molto la silver seraph (magari last of line), che di minimo fa 40000 (in italia praticamente nessuna, ne avevo vista una da 50000 un mese fa e in una settimana è stata vanduta...)
Ritratto di littlesea
6 febbraio 2021 - 19:42
1
Perdonami Flynn...ma quanti anni hai? Perchè mi sa che ti sei perso qualcosa della storia della Ferrari...E ribadisco il concetto: il suv Ferrari potrà essere funzionale al bilancio ma rimane sempre UNA BESTEMMIA! Così come l'Urus per Lamborghini e quel cesso di cui non ricordo il nome per l'Aston Martin! Non è che siccome si è tamarrizzata la Porsche le altre blasonate debbono per forza andarle dietro...
Ritratto di Giuliopedrali
6 febbraio 2021 - 21:20
Devo dire che la Aston DBX è quasi sublime riuscita come una Nio Es8 come SUV: bella, e anche Porsche fa SUV notevoli, su Lambo avrei qualche riserva perchè ne ho vista una e non andava oltre la parente Audi Q8 e Ferrari come Rolls pura bestemmia.
Ritratto di Oxygenerator
6 febbraio 2021 - 21:45
@ littlesea Sa perchè seguono porsche ? Perchè vende. Non solo vende, ma è avanti anni luce rispetto ad altre marche. Fa tutto. E senza paura di “ snaturare il marchio “ Sono in gamba. Vendono sempre. Dagli anni 70 in poi. Quindi ? Han ragione loro !
Ritratto di littlesea
6 febbraio 2021 - 21:51
1
Assolutamente NO! Vende perché è il suo fine aziendale, e basta! Ferrari, lo ribadisco ancora, è uno di quei marchi che invece deve sì vendere, ma il giusto, nei limiti dell'esclusività. Altrimenti sei solo numeri, non più un mito! P,S. E comunque è facile produrremo SUV e avere tecnologia quando dividi il pianale e componentistica con Audi e Volkswagen. Il mito... P.S.2 @Pedrali...la DBX sublime? Parla per te!
Ritratto di toyotta
6 febbraio 2021 - 22:00
Ferrari ormai è diventata spazzatura per calciatori, rapper, mafiosi, arabi e cinesi arricchiti. Cioè per spazzatura analfabeta che non capisce nulla di auto. Sono auto da cafoni. Ma uno che guida una Mazda cx5 TA che ne può capire
Ritratto di littlesea
7 febbraio 2021 - 08:54
1
Per violazione della policy del sito.
Ritratto di Oxygenerator
6 febbraio 2021 - 23:29
@ littlesea Il fine aziendale di qualunque auto è vendere. Vendere e ancora vendere. E ai costi di porsche, direi che non è male fare i suoi numeri. Tutti a mio avviso, vorrebbero avere le vendite di porsche, coi prodotti che lei stessa presenta. È un’azienda che domina un mercato. Meritatamente. E non è facile ottenere un simile risultato in un mondo automotive che sta cambiando completamente. Se non vogliamo continuare a costruire dinosauri sportivi da anni 80, porsche è la filosofia da seguire. Ma come sempre noi abbiamo la puzza sotto il naso, perchè siamo troppo su, rispetto agli altri e finiremo, come sempre, col cerino in mano e la nostra inutile spocchia in tasca.
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