VIDEO PROVA: l’indicatore di cambiata è utile?

Suggerisce quando passare alla marcia superiore, ma fa davvero risparmiare?

LE INTENZIONI SONO BUONE - L’Unione Europea è decisa a ridurre i consumi di carburante ed emissioni inquinanti delle auto. Oltre a limitare in modo sempre più severo (con le varie normative Euro 5, Euro 6 eccetera) ossidi di azoto, monossido di carbonio e particolato, pone vincoli stringenti al rilascio di anidride carbonica dallo scarico. Questo gas, pur non essendo tossico, è ritenuto tra i responsabili dell’effetto serra. E non viene eliminato dai vari catalizzatori o filtri antiparticolato: l’unico modo per ridurlo è “tagliare” i consumi.

 
OBBLIGATORIO PER LEGGE  - Oltre a migliorare l’efficienza dei motori, i costruttori possono far leva sui componenti dell’auto come i pneumatici con bassa resistenza al rotolamento e sul comportamento degli automobilisti. Per esempio, da novembre 2012 tutti in modelli di nuova omologazione venduti in Europa (e da novembre 2014 su tutte le nuove vetture) devono avere l’indicatore di cambiata o, per dirla in inglese, Gear Shift Indicator (GSI). Questo dispositivo suggerisce quando passare al rapporto successivo per risparmiare carburante: più si tiene il motore giù di giri, meno quest’ultimo “beve”. 
 
 
LO ABBIAMO MESSO ALLA PROVA - I regimi di cambiata suggeriti dal GSI sono talmente bassi, che persino il guidatore più attento ai consumi guidando a orecchio “tirerebbe” di più le marce. Volete sapere alla fine quanto si risparmia? Basta dare un’occhiata a questa video-prova in cui abbiamo testato in città e fuori città una Peugeot 208 1.2 VTi. Tre gli stili di guida confrontati: uno sportivo, il secondo attento ai consumi e l’ultimo “fedele” alle indicazioni del GSI.


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