Ma da dove arriva il carburante che mettiamo nei nostri serbatoi? E soprattutto, quanto siamo vulnerabili se le rotte marittime del Medio Oriente dovessero chiudersi?
Dopo l'addio forzato al greggio russo nel 2022, l’Italia ha ridisegnato i suoi canali di approvvigionamento. Oggi la nostra mappa dei fornitori è più diversificata, ma non per questo priva di rischi.
| PAESE FORNITORE | QUOTA IMPORT (CIRCA) | NOTE STRATEGICHE |
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Libia |
22-24% |
Non transita da Hormuz. Il fornitore n.1 per vicinanza e qualità. |
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Kazakistan |
15% |
Non transita da Hormuz. Arriva via oleodotto fino al Mar Nero. |
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Azerbaigian |
13% |
Non transita da Hormuz. Arriva via oleodotto. |
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Iraq |
11% |
CRITICO: transita da Hormuz. |
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USA |
10% |
Non transita da Hormuz. In forte crescita. |
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Arabia Saudita |
7-9% |
CRITICO: transita da Hormuz. |
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Nigeria |
5-6% |
Non transita da Hormuz. |
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Emirati Arabi Uniti (EAU) e Kuwait |
2-4% |
CRITICO: transita da Hormuz. |
| Norvegia | 2-3% | Non transita da Hormuz. |
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Produzione nazionale |
7-8% |
Pozzi in Basilicata e Sicilia |
Lo Stretto di Hormuz è una striscia di mare larga appena 33 km nel suo punto più stretto. Da qui transita circa il 20-25% del petrolio mondiale. In caso di conflitto aperto con l'Iran e chiusura dello stretto, l'impatto sarebbe immediato.
Circa il 20-25% delle nostre importazioni totali (sommando Iraq, Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati) passa per Hormuz. Una chiusura totale non significherebbe restare a secco domani mattina, ma scatenerebbe due effetti a catena:
La risposta breve è: no, ma ci costerebbe carissimo. Ecco perché non resteremmo a piedi (subito):
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha già pronto un Piano di Emergenza a livelli progressivi. Se la crisi dovesse peggiorare, il "lockdown energetico" non sarebbe un'improvvisazione, ma un protocollo rigido:
Livello 1 (Pre-allarme)
Monitoraggio stretto e accordi con i paesi fornitori "sicuri" per aumentare i carichi.
Livello 2 (Allarme)
Intervento sui prezzi. Il Governo può prorogare il taglio delle accise (come già ipotizzato per il maggio 2026) per evitare che la benzina superi soglie psicologiche come i 2,50€/litro.
Livello 3 (Emergenza/Lockdown)
In questo scenario estremo, scatterebbero misure di razionamento:
Più che un "lockdown energetico" inteso come pompe di benzina sigillate, il rischio reale è uno shock economico. Un conflitto prolungato in Iran renderebbe l'uso dell'auto sempre più difficoltoso a causa dei costi più alti, che poi si riverserebbero a catena su quasi tutte le merci dato che la maggior parte si muove su gomma. Il che farebbe schizzare l’inflazione e quindi avrebbe un impatto negativo, non solo sul carrello della spesa, ma anche sui conti dello Stato e quindi dell’intera collettività.





















































































































































