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Lamborghini Miura: restaurata l'unica SVR

22 giugno 2018

Acquistata nel 1976 dal collezionista giapponese Hiromitsu Ito, la Lamborghini Miura SVR è la versione da corsa della già rara Miura Jota.

Lamborghini Miura: restaurata l'unica SVR

LA "MAMMA" DELLE SUPERCAR - Costruita in 763 esemplari fra il 1966 e il 1972, la Lamborghini Miura è l’auto simbolo della casa di Sant’Agata. Sono in molti infatti a considerarla la "madre" di tutte le moderne supercar, complice l'abitacolo a due posti secchi e il motore V12 in posizione centrale, soluzioni tecniche riprese negli anni da tutte le supersportive. Nel passato di questo modello c'è un esemplare che "brilla" più degli altri, a maggior ragione dopo il profondo restauro a cui è stata sottoposta di recente: è l'unica Miura SVR mai realizzata. Questo esemplare è di proprietà di Hiromitsu Ito che ha commissionato alla Lamborghini un restauro che è durato 19 mesi. La Miura SVR di queste immagini è stata fotografata in tutto il suo splendore sulla pista giapponese di Nakayama.

RESTAURO NON SEMPLICE - Il restauro è stato messo a punto dalla Lamborghini Polo Storico, il reparto che si occupa di rimettere a "nuovo" i vecchi modelli. Il suo responsabile, Paolo Gabrielli, ha spiegato che i tecnici hanno dovuto lavorare diversamente dal solito, perché la Lamborghini Miura SVR è un esemplare che poco spartisce con le altre Miura: è la versione da corsa della Lamborghini Jota, nota anche come Miura Jota, un'elaborazione in chiave sportiva realizzata dal collaudatore Bob Wallace più leggera e potente della vettura di partenza. Per di più la SVR è arrivata smontata e rimaneggiata in diversi punti. I tecnici hanno dovuto basarsi sulla lista delle trasformazioni effettuate nel 1974 ed esaudire alcune richieste di Ito, che intende guidare la Lamborghini Miura SVR in pista e ha voluto dotarla di cinture con 4 punti di fissaggio, sedili più profilati e la gabbia di sicurezza smontabile.

VALUTAZIONI MILIONARIE - La Lamborghini Miura è stata disegnata da Marcello Gandini ("padre" anche delle Lamborghini Countach e Lancia Stratos) per conto della Bertone e ha dimensioni molto contenute per gli standard odierni, visto che misura 436 cm in lunghezza e 176 cm in larghezza. Il motore è un V12 di 3.9 litri da 350 CV montato in posizione centrale-trasversale. La prima evoluzione della Miura si chiama Lamborghini Miura S, risale al 1968 e ha il motore potenziato di 20 CV, oltre a un equipaggiamento più ricco (ci sono gli alzavetro elettrici), mentre nel 1971 arriva la Miura SV da 385 CV con migliorie per la guida al limite: il cambio ad esempio ha un sistema di lubrificazione separato da quello del motore. La versione più cattiva è la Miura Jota, costruita dalla Lamborghini in pochi esemplari su ispirazione del prototipo messo a punto da Bob Wallace, che erogava circa 420 CV e aveva soluzioni tecniche più estreme. Della Lamborghini Miura sono stati realizzati anche pochi esemplari privi del tetto. L'esclusività e il prestigio della V12 hanno fatto si che i prezzi lievitassero verso l'altro negli ultimi tempi, tanto è vero che nel 2015 un esemplare è stato battuto all'asta nel corso di un evento a Monterey (California) per 2,47 milioni di dollari.

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Ritratto di Dadez
23 giugno 2018 - 00:52
Un vero sogno
Ritratto di NITRO75
23 giugno 2018 - 10:51
Ho avuto modo di conoscere Marcello GANDINI personalmente per lavoro. Solo conoscendolo capisci perchè oggi non possono nascere certi capolavori. Una persona semplice, pacata, con un estro unico. Oggi si corre, si va di fretta, si cercano soluzioni estreme per arrivare per primi…...già…..ma primi rispetto a chi? Non a caso prodotti dell'epoca, Miura, Espada, Countach, e ancora Lancia Stratos piuttosto che Alfa Romeo Montreal, emozionano ancora oggi. L'attuale produzione non riuscirà ad eguagliare tale risultato.
Ritratto di Giuliopedrali
23 giugno 2018 - 12:43
Nelle supercar è davvero difficile eguagliare il passato. Fortuna che ci sono auto più normali che forse una volta non c'erano.
Ritratto di jabadais
24 giugno 2018 - 19:06
Le supercar "classiche" a livello di stile non hanno eguali, al confronto quelle odierne sembrano delle tamarrate alla fast and furious. È pur vero che con quelle linee al giorno d'oggi molte non sarebbero neppure omologabili.
Ritratto di probus78
24 giugno 2018 - 14:36
È una delle auto più belle della storia dell automobilismo. Chi l ha disegnata poteva essere solo un genio. Lancia Stratos Ferrari 250gto e Jaguar E type sono assieme alla Miura per me le auto più belle di sempre
Ritratto di Giuliopedrali
24 giugno 2018 - 16:06
Io metterei anche la sconosciuta svizzera Monteverdi 375L del nostro Pietro Frua della fine anni 60 tra le immensamente belle.
Ritratto di probus78
24 giugno 2018 - 18:14
Vero... Bellissima.! Non sapevo nemmeno esistesse cmq davvero bella..
Ritratto di Dr.Torque
25 giugno 2018 - 09:21
Meravigliosa, esprime fascino ed unicità da ogni dettaglio. Simbolo di un'epoca con molte meno restrizioni che lasciava la creatività libera di volare su vette altissime. Ito, se la schianti contro un guard rail vengo in Giappone a cercarti, sappilo! ps: sicuri che sia larga solo 176cm?
Ritratto di Giuliopedrali
25 giugno 2018 - 09:24
Disegnando auto, per passione, noti che i veri capolavori non possono essere ridisegnati, provate a ridisegnare appunto una Miura oggi o una Citroën DS o una Jaguar E-type... Direte: ma la 500 o la Mustang o la 911 sono state costantemente ridisegnate fino ad oggi? Si sono stati bravi perché tutte le edizioni sono riuscite. Però con un capolavoro assoluto come la Miu.ra si rischierebbe un semplice retro design.
Ritratto di Giuliopedrali
25 giugno 2018 - 09:31
La Miura era davvero bassa e stretta rispetto alle supercar di oggi. Personalmente considero i capolavori assoluti, a parte ovviamente le auto e le supercar anni 60, le auto italiane e inglesi anni 30: Alfa Romeo, Lancia, Fiat dei vari carrozzieri, e Aston Martin, Lagonda, Riley, Armstrong-Siddeley, Crossley, Bentley, Rolls-Royce, SS Jaguar, Daimler ecc. Però non si può ancora parlare di design o design funzionale, è ancora solo uno stile di un eleganza innata, il design l'abbiamo inventato noi nel dopoguerra...
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