NEWS

Il curioso caso della Lancia Trevi Bimotore

02 febbraio 2019

Il prototipo Trevi Bimotore del 1984 ha una complessa meccanica con due motori 2.0 sovralimentati: fu un esperimento per i rally.

Il curioso caso della Lancia Trevi Bimotore

COSA FARE DOPO? - Nel 1983 la Lancia 037 aveva compiuto il miracolo di vincere il campionato mondiale rally battendo Audi Quattro e Peugeot 205 dotate della trazione integrale. Nessuna auto a trazione posteriore sarebbe più riuscita in una simile impresa, e un altro tassello si aggiungeva alla leggenda della Lancia. Ma le imprese leggendarie non si ripetono facilmente e, nel 1984, la casa italiana si rese conto di doversi adeguare alle scelte tecniche della concorrenza adottando anch’essa la trazione integrale. Ed ecco l’idea brillante di Giorgio Pianta, apprezzato pilota, collaudatore e capo della squadra corse dell'Abarth: sperimentare la trazione integrale realizzando un prototipo a dir poco insolito. Il risultato fu la Lancia Trevi Bimotore (guarda il video qui sotto), mostrata nei giorni scorsi alla rassegna per auto d'epoca Automotoretrò di Torino.

L’IDEA DI PAINTA - L’eclettico Giorgio Pianta e il suo team, nella fabbrica della Lancia a Chivasso (Torino) presero una Trevi Volumex, dotata di un motore 2.0 sovralimentato tramite un compressore volumetrico, scelto in quanto ricco di coppia ai bassi regimi (caratteristica fondamentale nei tortuosi percorsi di un rally), saldarono le portiere posteriori e aggiunsero un sottotelaio nella parte dietro della vettura per sostenere il secondo motore 2.0, che aveva 135 CV come quello anteriore. La sua idea fu coraggiosa: la trazione 4x4 non viene creata collegando meccanicamente le ruote anteriori con quelle posteriori, come per quasi tutte le auto a trazione integrale (dotate di un albero di trasmissione), ma utilizzando due motori indipendenti.

DUE MOTORI - A dispetto della complessità meccanica, Pianta riesce a rendere poco impegnativa la guida "inventando" un elaborato sistema: il cambio di ciascun motore è raccordato all'altro e il guidatore può cambiare marcia usando una sola leva (e un solo pedale della frizione), mentre un sistema elettronico governa l'acceleratore e decide con quanto ritardo far arrivare la potenza alle ruote posteriori, in modo da ridurre il sovrasterzo e rendere più efficace la Trevi Bimotore. I comandi però sono "sdoppiati" nel cruscotto, dove si trovano due contagiri, due indicatori per la temperatura dell'acqua e due manometro per la pressione dell'olio. La Bimotore si dimostra efficace su strada, ma sconta il peso elevato e tende a surriscaldare, nonostante le prese d'aria ricavate nelle portiere e nei montanti del tetto posteriori.

NEL 1985 LA S4 - In sostanza la Lancia Trevi Bimotore si rivelò un puro esercizio tecnico perché al mondiale rally del 1985 la Lancia si presentò con la ben più sofisticata ed efficace Delta S4, che poco aveva in comune con la Trevi Bimotore, ma questa è tutta un’altra storia.



Aggiungi un commento
Ritratto di Blueyes
4 febbraio 2019 - 09:48
1
Esatto, poi Ghidella è stato cacciato insieme alla sua squadra. L'era finanziaria di Fiat è cominciata ben prima di Marchionne...
Ritratto di Giovanni Rana
3 febbraio 2019 - 22:22
Idea tuttora allo studio per Alfa con l'elettrico anteriore.
Ritratto di Tecno World
3 febbraio 2019 - 23:04
Quello che mi chiedo è come mai allora ci fosse tempo e denaro per sperimentare. Sicuramente c'era molta più passione ed artigianalità, ma ora proprio zero...
Ritratto di anarchico2
4 febbraio 2019 - 08:40
I soldi venivano dai contributi pubblici.
Ritratto di Gordo88
4 febbraio 2019 - 09:07
Non che sia contrario ai contributi pubblici per investimenti anche "rischiosi" ma siamo sicuri che vennero utilizzati per un progetto in un campo così prettamente agonistico?
Ritratto di anarchico2
4 febbraio 2019 - 12:21
No, arrivavano alla Fiat che ricattava in cambio di assunzioni. Facile fare sperimentazione con i soldi altrui.
Ritratto di Ale8080
4 febbraio 2019 - 21:15
Credere che abbiano investito soldi pubblici in un esercizio sperimentale come questo é una put....anata pazzesca. L’apparato corse ai tempi era della squadra Abarth, ben lontana dalle costruzioni di serie sebbene nel gruppo Fiat. È come dire che la Renault 4 era frutto degli investimenti fascisti solo perché il collaborazionismo francese aveva indirettamente prodotto per i tedeschi: una put...anata totale.
Ritratto di 82BOB
4 febbraio 2019 - 08:39
Per sperimentare, ogni tanto, un po' di pazzia ci vuole! Quanto sia stata utile non ne ho la minima idea...
Ritratto di Giuliopedrali
4 febbraio 2019 - 09:29
Era uscita anni prima l'Alfasud bimotore più equilibrata.
Ritratto di opinionista
4 febbraio 2019 - 11:19
2
C’era anche la Citroën 2cv con due motori, denominata Sharha, credo sia un idea precedente sviluppata rispetto a questa ma con la medesima mentalità.
Pagine