Il settore automobilistico globale si trova nuovamente nel mezzo di una turbolenza dalle conseguenze potenzialmente serie. La recente minaccia del presidente degli USA Donald Trump di innalzare i dazi sulle vetture importate dall'Unione Europea, portandoli dal 15% al 25%, ha innescato un'ondata di allarme che attraversa l'intero continente, dai quartieri generali delle aziende alle scrivanie di Bruxelles.
Questa mossa, giustificata dalla Casa Bianca con una presunta mancata ottemperanza agli impegni commerciali da parte dell'UE, rischia di trasformarsi in una guerra economica, il cui principale contendente appare la Germania.
Le proiezioni finanziarie dipingono un quadro critico per i costruttori del Vecchio Continente: il rincaro tariffario potrebbe costare alle aziende circa 3,5 miliardi di euro di profitti persi nel 2026, cifra che potrebbe lievitare a 5,7 miliardi nel 2027. Dietro questa escalation si cela una strategia di pressione esplicita volta a forzare i giganti dell'auto a spostare la produzione sul suolo americano in tempi rapidissimi. Più esposti alle barriere doganali appaiono costruttori come Porsche e Audi che non hanno stabilimenti locali negli Stati Uniti.

Al centro della contesa vi è l'accordo siglato nel settembre 2025, che aveva ridotto le tariffe dal 27,5% al 15% in cambio della rimozione di dazi europei sui beni industriali statunitensi. Washington accusa ora Bruxelles di rallentare eccessivamente l'iter legislativo necessario alla ratifica finale, alimentando l'impazienza dell'amministrazione americana. Mentre i negoziatori dell'UE si preparano a un incontro già fissato, l’associazione dei costruttori ACEA ha lanciato un appello urgente affinché si trovi un terreno comune per scongiurare il peggio e concludere con successo i negoziati.
L’impatto economico non sarà uniforme, ma colpirà duramente i principali attori del settore. Secondo i calcoli quanto riposta Automotive News che cita un report di Bernstein Research, Stellantis potrebbe subire un contraccolpo sul proprio utile operativo (EBIT) del 21% nel 2026, mentre per Porsche il calo potrebbe toccare il 16% quest'anno e il 21% nel 2027.
Anche Mercedes e BMW vedrebbero erosi i propri margini in modo significativo, con flessioni previste tra il 12% e il 18%. È inoltre probabile che almeno la metà di questi costi aggiuntivi venga trasferita sui consumatori finali, con un rincaro dei prezzi che potrebbe frenare la domanda in un mercato che rappresenta oltre il 18% del valore delle esportazioni automobilistiche dell'UE.

In questo scenario di incertezza, emerge un unico parziale sollievo legale: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente giudicato illegali alcuni dei precedenti dazi imposti dalla presidenza, aprendo la strada a rimborsi miliardari per aziende come Stellantis e Mercedes. Nonostante queste entrate impreviste, il clima rimane cupo. Con l'ombra di nuovi "profit warning" all'orizzonte, l'industria europea attende l'esito dei prossimi round diplomatici, consapevole che il futuro della mobilità transatlantica si deciderà nelle prossime settimane su un delicatissimo scacchiere politico.

















































