Spulciando il listino di Stellantis in Brasile e nei principali mercati del Sud America, emerge un dato tanto significativo quanto emblematico: sotto il cofano dei modelli attualmente commercializzati - persino di quelli a marchio francese come Peugeot e Citroën - non vi è alcuna traccia dei propulsori di origine ex-PSA.
Il tre cilindri 1.2 PureTech non è mai stato adottato nelle gamme recenti sudamericane, e anche il veterano 1.6 EC5 è stato definitivamente ritirato per lasciare campo libero a un’egemonia assoluta: quella della famiglia di motori GSE (Global Small Engine), noti come FireFly di origine Fiat.

Le versioni ibride più recenti di questi propulsori ruotano attorno alle unità turbo della famiglia GSE: il 3 cilindri 1.0 T200 da 130 CV e il 4 cilindri 1.3 T270 da 185 CV. L'offerta si articola su tre diversi livelli di elettrificazione:

La scelta di Stellantis di utilizzare in Brasile la famiglia di motori FireFly di origine Fiat è dettata da precise motivazioni industriali, tecniche e di mercato.
Il mercato automobilistico brasiliano è dominato dall'uso dell'etanolo idrato (E100) ricavato dalla canna da zucchero. La famiglia di motori FireFly è stata sviluppata direttamente dal Tech Center ex-FCA di Betim (Brasile) per funzionare in modo nativo a etanolo e benzina. Materiali del monoblocco, valvole, sistema di iniezione e software di gestione dell'avviamento a freddo dei FireFly sono nati specificamente per questo carburante. Riconvertire e riprogettare il 1.2 PureTech per farlo funzionare in modo ottimale ed affidabile con le alte percentuali di etanolo usate in Sud America avrebbe comportato costi di ingegnerizzazione altissimi e superflui.

Un’altra ragione è che lo stabilimento di Betim è uno dei più grandi centri di produzione di motori al mondo del gruppo Stellantis. La filiera produttiva, le linee di montaggio e i fornitori locali per la gamma FireFly erano già completamente insediati, ammortizzati e ottimizzati in Brasile prima della fusione tra FCA e PSA. Introdurre la produzione locale del 1.2 PureTech avrebbe significato duplicare gli investimenti industriali per un segmento (quello delle auto compatte) già dominato dalla tecnologia FireFly.

Infine, i motori FireFly si sono dimostrati nel tempo più affidabili. Utilizzano da sempre una catena di distribuzione, estremamente robusta e poco incline a problemi manutentivi in mercati con strade dissestate, polvere e temperature elevate. Il 1.2 PureTech ex-PSA, nella sua versione recentemente uscita di produzione, è storicamente noto per l'impiego della cinghia di distribuzione a bagno d'olio, una soluzione che ha mostrato criticità in Europa e che mal si abbina alle caratteristiche chimiche dei carburanti ad alto tenore di alcol e ai climi caldi del Sud America.







































