La Pininfarina venduta alla Mahindra

Ufficializzato il passaggio della maggioranza della Pininfarina, storica società italiana di design ed ingegneria, agli indiani della Mahindra.

CESSIONE DEFINITA - La società indiana Mahindra ha completato nelle scorse ore l’acquisto della Pininfarina, il cui nome richiama alcune fra le vetture più affascinanti e significative del panorama automobilistico italiano: l’azienda di Cambiano, fondata nel 1930 da Battista ‘Pinin’ Farina, ha disegnato modelli come ad esempio l’Alfa Romeo Spider, la Ferrari Dino 246, la Fiat 124 Spider e la Lancia Flaminia. L’annuncio rende effettivi gli accordi dello scorso dicembre: la Pininfarina era da tempo in grossa difficoltà economica e non aveva fondi sufficienti per rilanciarsi sul mercato. La Mahindra ha promesso di investire 20 milioni di euro e finanziare così un aumento di capitale, che permetterà all’azienda di avvicinarsi alla concorrenza e diventare più competitiva. I 20 milioni saranno messi a disposizione entro la fine del 2016.

INVESTIMENTO DI 150 MILIONI - La cessione della Pininfarina avviene tramite un complesso meccanismo fra società. L’acquisto è stato portato a termine dalla società di diritto olandese PF Holdings BV, posseduta dalla TechMahindra Limited (azienda nel ramo delle telecomunicazioni) e dalla Mahindra&Mahindra, casa automobilistica specializzata in suv e vetture per il fuoristrada: la Mahindra&Mahindra è un costruttore di successo sul mercato indiano. La PF Holdings BV ha acquistato le azioni detenute dalla Pincar, ovvero la società della famiglia Pininfarina a cui faceva capo l’azienda, pagando 1,10 euro per azione e rilevando il 76,03% del capitale azionario: la somma investita, secondo indiscrezioni, sarebbe pari a 150 milioni di euro. L’indebitamento della Pininfarina inizierà ad essere ripagato dal 2017. Paolo Pininfarina (nipote del fondatore) e Silvio Angori verranno confermati nelle posizioni di presidente e amministratore delegato, mentre il nuovo consiglio di amministrazione verrà nominato il 3 agosto.



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