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Quale futuro per l’auto?

09 aprile 2019

L’industria automobilistica vede all’orizzonte cambiamenti epocali. Cosa dobbiamo aspettarci? Prova a prevederlo, con un’analisi approfondita del presente, uno studio di Fondazione Ergo.

Quale futuro per l’auto?

CINA IN POLE POSITION - Per chi lavora nel settore dei veicoli, il primo dato della ricerca del Centro Studi di Fondazione Ergo “Perché l’Italia deve puntare sull’industria dell’auto” è confortante: nel mondo, dal 2009, ogni anno ha fatto segnare una crescita nella produzione delle automobili (passando da 47,8 milioni ai 73,5 del 2017) e dei veicoli commerciali (da 14 a 23,9 milioni). Il merito va però in gran parte alla Cina (nel 2017 arrivata a sfornare 29 milioni di unità), mentre sono in calo il Sud America (-13%) e l’Unione Europea (-2,6%). Quest’ultima, nel 2007 realizzava il 27% dei veicoli di tutto il mondo, mentre oggi è ferma al 19,7%. Ma il settore resta trainante per l’economia del Vecchio Continente: ci lavorano 3,4 milioni di persone, l’11,3% del totale del settore manifatturiero (valori che in Italia valgono 250.000 occupati e una quota del 7%).

USA, SEGNALI CONTRASTANTI - La Cina è al primo posto anche nelle vendite: 27 milioni di veicoli l’anno. Al secondo posto ci sono gli Usa (17 milioni), che da un punto di vista industriale hanno vissuto una parabola interessante: dal 2008, anno di crisi delle banche, il comparto manufatturiero è ritornato a interessare gli investitori, tanto da crescere da 12 a 13 milioni di occupati, grazie anche a prestiti di decine di miliardi erogati dal governo (a General Motors, ma anche alla Chrysler, affidata all’epoca alla Fiat). Tuttavia, al di là dell’Atlantico la situazione non è omogenea: mentre la FCA punta ad assumere 6.500 persone, la GM, che pure nel mondo vende quasi il doppio, ha annunciato 14.000 licenziamenti e la chiusura di 5 fabbriche. E pure la Ford ha parlato di provvedimenti simili, anche in Europa. Questa differenza, secondo lo studio, si può far risalire alle scelte strategiche degli ultimi anni: FCA ha deciso con maggiore prontezza di puntare su suv e pick-up, più profittevoli, e sviluppa le tecnologie della guida autonoma con dei partner, come Google e BMW (cosa in pratica obbligata, dati i minori mezzi finanziari a disposizione) invece che in autonomia.

IL DIESEL METTE IN CRISI L’EUROPA - E l’Europa? Il Vecchio Continente aveva puntato moltissimo sui motori a gasolio, guadagnandosi un netto primato tecnologico; ma non è riuscito a imporre agli altri mercati (Asia e America in primis) questa soluzione, che adesso è in forte crisi anche in Europa. Secondo Alberto Bombassei, fondatore e capo della Brembo, il crollo nella richiesta di vetture a gasolio causerà in futuro la perdita di un milione di posti di lavoro. A questo problema si somma la presenza di troppi stabilimenti (110 in tutto), che quindi non funzionano a pieno regime, con conseguenze sugli utili. E così, se Renault e PSA riescono a segnare un guadagno del 5%, grazie anche alle partnership orientali (rispettivamente, Nissan e Dongfeng), Ford Europe nel 2018 è andata in rosso di 398 milioni di euro e Jaguar-Land Rover (fonte Bloomberg) perde 3-4 milioni di euro al giorno. FCA in Europa è riuscita a ottenere un reddito operativo dell’1,8% (positivo, ma ben lontano dall’ottimo 8,6% dell’America, dove fa l’85% degli utili) e VW annuncia un margine complessivo del 3,8%, raccolto soprattutto in Cina (Paese nel quale è il primo gruppo in assoluto, con 4,2 milioni di auto vendute).

SEVEL, UN ESEMPIO - Siamo arrivati all’Italia. Ebbene, le fabbriche di FCA producono il 2-3% del Pil e occupano 65.000 persone; inoltre, il 75% della produzione dei componentisti dell’auto nostrani (45 miliardi di euro) è andata proprio a FCA. Fra il 2014 e il 2017, si è vissuto un periodo complessivamente positivo, con la ristrutturazione di Pomigliano, Melfi, Grugliasco, Mirafiori, Termoli, Sevel e Cassino, che - dice sempre lo studio - ha guidato la crescita dell’export made in Italy e il passaggio del Pil del Paese da un segno negativo a quello (moderatamente) positivo. L’evoluzione è stata anche qualitativa, poiché la produzione di utilitarie si è ridotta, mentre quella di modelli premium e semi-premium copre il 60% del totale, come mai prima nella storia italiana. Ma nel 2018 c’è stato un primo stop, con il ritorno della produzione complessiva di autoveicoli (furgoni compresi) al di sotto del milione di pezzi. A oggi, la situazione è comunque la seguente: l’unico stabilimento nazionale che produce utili è la Sevel di Atessa, in Abruzzo, dove si realizzano i veicoli commerciali (il Fiat Ducato ma anche il Citroën Jumper e il Peugeot Boxer); da solo, questo impianto assicura il 10% del Pil dell’Abruzzo. Maserati e Alfa Romeo, dal canto loro, sono in una sorta di limbo: la prima, in particolare, risente del calo delle vendite cinesi (da 17.000 a 7.800 fra 2017 e 2018), mente l’accoglienza delle auto del Biscione è stata meno calda del previsto. Una nota assai positiva, invece, arriva dal Mezzogiorno: le Jeep ibride Renegade e Compass sono state progettate in Italia e saranno assemblate a Melfi per tutto il mondo. America compresa. 

MA I CLIENTI COSA VORRANNO? - Le dinamiche industriali sono strettamente legate a come si evolveranno la tecnologia e le preferenze dei clienti. E qui servirà prestare la massima attenzione alla Cina, che non solo è il primo mercato, ma è anche quello che - meno condizionato da una lunga tradizione - accetta più facilmente le innovazioni. E infatti, la quota di auto elettriche vendute nel 2018 è stata del 4,6% (Europa e Corea, al secondo posto, sono solo al 2,1%). Inoltre, il 24% degli automobilisti cinesi è a favore delle vetture che guidano da sole (contro il 13% degli americani e il 7% dei tedeschi), mentre la percentuale di chi vede di buon occhio la condivisione dei veicoli è il 36% (invece, rispettivamente, del 26% e del 16%). Da quest’ultimo punto di vista, comunque, in tutto il mondo la tendenza è verso la crescita: anche in Italia, il numero degli iscritti a un car sharing cresce di oltre il 50% l’anno.



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Ritratto di DavideK
10 aprile 2019 - 19:38
Che massa di errori. Senza mettermi a discutere dell'auto con lei, mi limito a farle notare che è normale che col trascorrere della vita si accumuli ricchezza.
Ritratto di GeorgeN
10 aprile 2019 - 15:58
Chissà quale futuro per la fiat, alfa e lancia con tutti questi continui rinvii e piani industriali non rispettati.... Ormai per la fca c'è solo Jeep.
Ritratto di Giuliopedrali
10 aprile 2019 - 17:31
Insomma alla fine: Cina come vendite, Cina come tendenze tecnologiche e Cina come gusti.
Ritratto di IloveDR
10 aprile 2019 - 17:42
4
...e per lo stesso motivo gli americani stanno dando di matto, dieselgate dazi, e per ultimo l'affronto all'italia col ritiro delle proprie truppe dalla Libia quando si è innescata la Guerra civile...paura del Gigante cinese...
Ritratto di Giuliopedrali
10 aprile 2019 - 17:46
Escludendo alcune raffinate (come progettazione intendo) auto europee, ormai la maggior parte delle auto 2019 che non sono cinesi sembrano auto usate, a me conoscendo le novità cinesi mi fa un pò questo effetto qua.
Ritratto di Tao_37
10 aprile 2019 - 18:24
Per mè i motori benzina, ibridi ed elettrici quì in Europa continueranno a coesistrte per ancora parecchi anni (7/8 o più). Sicuramente la peggio l' avrà il diesel.
Ritratto di Dario 61
11 aprile 2019 - 08:12
Il diesel rimane il motore più efficiente e ideale per chi fa un po’ di km. La demonizzazione di questi ultimi tempi è una fasulla questione politica, l’ ibrido risolve poco, l’elettrico è un po’ falso, visto che l’energia da produrre inquina e non poco. Il benzina? Qualcuno lo vede molto più green del diesel ma è falso, tenendo anche conto dei maggiori consumi... i costi poi...
Ritratto di Carlo959
11 aprile 2019 - 11:10
La si pensi come si ritiene sotto il profilo tecnico (questo è meglio, l'altro peggio, questo è vero, quell'altro falso), non vedo sostanziali alternative pratiche nel prossimo futuro a: 1) riduzione abbastanza rapida del mercato diesel, a partire dalla cubatura dei motori; 2) relativa crescita del benzina; 3) crescita più marcata dell'ibrido; 4) viraggio generale verso piattaforme elettriche di varia estrazione. Le auto costeranno di più (vuoi per contenuti oggettivi vuoi per investimenti tecnologici), secondo una tendenza di recente ben avviata, per cui chi si propone di tenersela parecchi anni continuerà ad acquistarla, gli altri trasleranno verso soluzioni NLT (aziende ma anche privati). La filiera del settore si comprimerà, in generale, e la figura del consulente commerciale, in particolare, perderà valore, mentre nasceranno nuove figure professionali nel comparto e una parte dei produttori di componentistica cambierà mestiere. Assisteremo ad ulteriori fusioni e agreement industriali di vario genere né mi stupirei se crescesse la partecipazioni di entità puramente finanziarie nell'azionariato stabile di molte Case. Chi ama divertirsi guidando credo che potrà continuare a farlo, probabilmente in maniera diversa, ma in termini assoluti si venderanno meno auto in questa parte del mondo - nel senso che, in linea di massima, più gente cambierà la 4 ruote meno spesso.
Ritratto di Rikolas
11 aprile 2019 - 11:42
Le soluzioni sono soltanto due: 1) POTENZIARE I MEZZI PUBBLICI; 2) BIOCARBURANTI sui motori a ciclo otto. Il resto sono frignacce, film di fantascienza e marketing. Tutto in attesa di una VERA tecnologia in grado di sostituire davvero i motori tradizionali, cosa che ad oggi non c'è. Con buona pace degli "elettricisti" in erba che non hanno ancora capito che l'elettrico è una via del tutto sbagliata, che non risolve nulla dal punto di vista ecologico, incrementa i costi e rende scomodo l'utlizzo dell'auto.
Ritratto di italico
12 aprile 2019 - 11:38
3
...per il momento io vedo, secondo i miei gusti per la maggior parte in termini economici di costi, il metano che effettivamente abbassi i costi di spesa e in parte anche ecologici, con i motori turbo benzina hanno una discreta potenza, mettiamoci pure che in parecchie regioni hai uno sconto sul bollo o addirittura l'esenzione,( minimo tre anni). Il resto c'è poco da dire hanno cannibalizzato il diesel e sarà defunto da qui a qualche anno, il benzina mah! a meno che non ti aggiri su cilindrate piccole il resto per quello che riguarda costi ed inquinamento è peggio del diesel, elettrico ?...ibrido? ...il primo ovvi problemi di resa km il secondo prestazioni al quanto insufficienti se si pensa che hanno cilindrate di tutto rispetto .... e in tutti e due i casi ma le batterie una volta esaurite? chi le smaltisce? ci faranno pagare una tassa per lo smaltimento? compri solo le batterie o butti tutta la macchina visto anche i costi di una batteria che per un pacco di 100 km di autonomia ti potranno chiedere anche 2.000 euro ( vedi fca 120) ?.....metano per il momento, secondo me!...
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