Rogo di Bologna: ora, cosa fare?

L’incidente causato da un camion carico di gas porta all'attenzione il tema degli aiuti alla guida per i mezzi pesanti.

CHE FARE? -  La tragedia dell’incidente tra camion nei pressi del nodo autostradale di Bologna (qui la news) ha messo in evidenza una estrema criticità dei trasporti dei prodotti pericolosi. La grande esplosione avvenuta otto minuti dopo il tamponamento e la scena stessa del camion che si infila nel mezzo fermo in coda, senza accennare la minima frenata, sono immagini sconvolgenti. Dopo la sciagura è spontaneo l’interrogativo “cosa fare?” per creare le condizioni in cui episodi del genere. Molti sono gli interventi in tal senso. Tra gli altri, anche quelli del ministero dei Trasporti e dell’organizzazione delle case costruttrici estere, Unrae, che si dichiarano pronti a fare la loro parte in una azione di ammodernamento dei veicoli circolanti. Già, perché in una realtà in cui oltre l’85% delle merci viaggia su gomma gli automezzi sono mediamente molto vecchi: l’età media del parco circolante è di 11,3 anni.

PARCO CIRCOLANTE DA RINNOVARE - Ma tale discorso, sentito e risentito da anni, è sempre rimasto lettera morta. Non è facile innescare un rinnovamento che - come fa notare l’Unrae - al ritmo attuale delle nuove immatricolazioni di nuovi veicoli pesanti, per arrivare a compimento richiederebbe non meno di 11 anni. E a testimonianza di quanto la materia sia un po’ tutta scritta sull’acqua, bisogna dire che a tre giorni dall’incidente non è stato ancora detto l’anno di prima immatricolazione del camion protagonista del sinistro. Del resto, nella stessa logica è il fatto che a distanza di tre giorni dall’incidente, non si conoscono ancora le cause di quanto successo. Colpo di sonno? Distrazione? Rottura dell’impianto freni? Ipotesi credibili, ma al momento senza alcun riscontro. Il risultato è una sorta di senso di impotenza, prodotta dall’incertezza su quale sia la direzione da prendere per riuscire a fare qualcosa.

PAROLE, NON INFORMAZIONI - Abbondano le prese di posizione gonfie di buona volontà. In primo luogo si fa appello alla tecnologia, con la sua offerta di sistemi di assistenza alla guida, come la frenata automatica d’emergenza che le immagini televisive mostrano quanto avrebbe potuto essere utile a Bologna. Ma anche in questo caso il condizionale è d’obbligo, perché al momento non è stato detto chiaramente se il camion investitore ne era dotato o no. Cosa non difficile da appurare. 

LA TECNOLOGIA ESISTE. MA NON È DIFFUSA - E purtroppo, come ricorda ancora l’Unrae nel suo comunicato, gli automezzi che sono dotati dei moderni sistemi elettronici di assistenza (come la frenata automatica di emergenza) sono pochi, pochissimi: il 4,2%. Molto probabilmente per volontà di risparmio da parte delle aziende. E allora ecco un altro interrogativo: è pensabile far partire un volano di ammodernamento dei mezzi che faccia migliorare il livello di sicurezza? I problemi economici del settore e delle tantissime aziende dell’autotrasporto rendono leciti i dubbi sulla reale possibilità di un processo del genere. Anche se non ci sono alternative. 

LA NON ALTERNATIVA DELLA ROTAIA. VEDI VIAREGGIO - Per il momento non restano che le parole e la sensazione di impotenza. I camion non si possono fermare, pena arrestare l’economia e la stessa normale quotidianità degli approvvigionamenti. Pensare allo spostamento su rotaia dei traffici merci è un’altra argomentazione ricorrente, ma di fronte alla vicenda di Bologna non si può non ricordare che fu ancora il Gpl il protagonista dell’immane esplosione di Viareggio del 29 giugno 2009. Quella volta viaggiante su 14 vagoni cisterna. Il bilancio fu tremendo: 32 morti.

NORMATIVA COMPLESSA, MA UTILE? - La cosa che poi aggiunge un che di presa in giro nella vicenda è il fatto che i trasporti di merci pericolose, appunto come il Gpl, devono essere effettuati in un regime iper-regolamentato, con una normativa sterminata, autorizzazioni rigide, controlli frequenti, formazione e abilitazione specifiche per gli autisti, segnaletiche variegate, e altro ancora. Ma poi se c’è l’incidente il gas fuoriesce, s’innesca il fuoco, la temperatura sale e in breve arriva l’esplosione. Forse sarebbe opportuno anche ragionare su come costruire delle cisterne assolutamente resistenti. 



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