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Tavares: “Stellantis uno scudo per l’occupazione”

Pubblicato 19 gennaio 2021

Nel primo appuntamento con la stampa, l’amministratore delegato ha illustrato le sfide del gruppo nato dalla fusione di FCA e PSA. La volontà è quella di non far morire né marchi né impianti, con l’obiettivo di non essere “grossi” ma “bravi”.

Tavares: “Stellantis uno scudo per l’occupazione”

RISPARMI E CONDIVISIONI - 400.000 dipendenti di 150 nazionalità e presenza in quasi tutti i mercati mondiali: questa è Stellantis, nata dal matrimonio tra i gruppi FCA e PSA. Nel primo appuntamento con la stampa, l’amministratore delegato Carlos Tavares (a sinistra nella foto qui sopra insieme al presidente John Elkann) ha delineato a grandi linee il suo futuro. La sfida è quella di rendere profittevoli tutti i marchi, grazie a profonde sinergie che valgono 5 miliardi di euro l’anno. “Parliamo di auto-sorelle, che devono usare più componenti in comune possibile, almeno finché il consumatore riesce a percepirle come auto diverse: è il caso di Opel Corsa e Peugeot 208. E parliamo non solo della piattaforma, ma anche di molti componenti invisibili”. Entro la fine del 2021 arriveranno dieci novità, ed entro il 2025 ogni nuovo modello introdotto avrà una versione elettrificata.

UNO “SCUDO” PER IL LAVORO - Ovviamente, molte delle domande poste dai giornalisti hanno riguardato la chiusura di stabilimenti che una fusione di queste dimensioni potrebbe portare con sé. Ma Tavares ha ribadito la volontà di non procedere in questa direzione. Anzi, secondo il manager portoghese “Stellantis è uno “scudo” per i posti di lavoro, anche italiani. Una soluzione anziché un problema”; senza questa fusione la situazione sarebbe stata peggiore e le chiusure più probabili, perché da sole FCA e PSA non avrebbero potuto contare su sufficienti economie di scala. Inoltre, ha ricordato Tavares, quando l’auto esce dalla fabbrica, il suo costo “è rappresentato per l’80% dalle componenti e solo per il 10% dal costo del lavoro, ed è quindi sui primi che bisogna intervenire più massicciamente, lavorando su progettazione, distribuzione e fornitori”. 

IL FUTURO DI ALFA ROMEO E MASERATI - Tante le domande, anche sul futuro di marchi italiani come Fiat, Alfa Romeo e Maserati, riguardo ai quali Tavares è parso ottimista, ricordando come il gruppo abbia gli strumenti giusti per portare nuovi modelli a Fiat, proprio come è stato fatto con la Opel (che, dopo essere stata acquisita dal gruppo PSA, è tornata in attivo e vi è rimasta  persino nei primi sei mesi del 2020, nel pieno della pandemia). Tavares, inoltre, ha sottolineato il fatto che le auto del marchio italiano non hanno oggi motori inefficienti dal punto di vista delle emissioni di CO2, né da “pensionare” il prima possibile; a differenza di quelle prodotte dal marchio tedesco subito dopo la vendita da parte della General Motors. Per i restanti due brand, invece, “non abbiamo intenzione di fare altro che supportarli”. Al momento, però, non esistono piani già approvati e tutto è ancora nella fase di studio delle possibilità.

 “PESATE” BENE LA CO2 - L’amministratore delegato del gruppo Stellantis non ha poi nascosto gli enormi costi dell’elettrificazione, auspicando che venga tenuto conto nel calcolo dell’inquinamento e delle emissioni di CO2 non solo quanto emesso dall’auto mentre viene guidata, ma il contributo di tutta la filiera: dall’estrazione dei materiali (compresi quelli destinati alle batterie delle elettriche) al loro riciclaggio, passando per i costi ambientali della creazione di un’infrastruttura di ricarica. “È un dato di fatto che, rispetto alle vetture convenzionali, le elettriche nascano con una “penalità” di CO2, che viene pareggiata solo dopo aver percorso diversi chilometri”.

CINA E SUDAMERICA - Le sfide di Stellantis, però, non sono solo europee: il quarto gruppo automobilistico al mondo è presente anche in Cina, dove sia FCA sia PSA hanno avuto risultati deludenti e dove verrà avviata una profonda indagine sui perché dell’insuccesso, e in America. Nel Nord del continente è stata confermata la volontà di non introdurre per ora nuovi marchi, di fatto bloccando (almeno temporaneamente) lo “sbarco” di Peugeot. In Sud America, invece, Stellantis può contare su una quota di mercato di circa il 70% e deve affrontare sfide di diverso tipo. Le sempre più stringenti normative locali rendono difficile produrre e vendere auto (tanto che la Ford ha appena annunciato la chiusura di tre stabilimenti in Brasile) mentre, secondo Tavares, i modelli fortemente elettrificati non sarebbero ancora alla portata della maggioranza degli automobilisti locali. “Abbiamo la tecnologia”, ha spiegato, “ma la classe media (sudamericana ndr) può permettersela?”. Una domanda che sembra rivolta anche al ceto politico di altre aree del mondo, Europa in primis.





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Ritratto di zero
20 gennaio 2021 - 00:11
La Mito, nel suo segmento, era una gran bella macchina che su strada dava belle soddisfazioni. Tuttavia, se la Brennero sarà una crossover più che un suv, adottando una filosofia dinamica nello stile e una filosofia performante nella guida, potrebbe anche una degna erede della Mito. La Puma della Ford potrebbe essere presa come esempio.
Ritratto di Oxygenerator
20 gennaio 2021 - 00:42
@ zero I pianali saranno condivisi. I componenti saranno condivisi. I motori, diventeranno elettrici. In pratica saranno auto uguali, con design estetici differenti. Sará il taglio della batteria a determinare la potenza e il kilometraggio. Saranno tutte performanti, o non lo sará nessuna.
Ritratto di zero
20 gennaio 2021 - 01:08
Quando (e se) tutti i motori diventeranno elettrici ne riparleremo. Fino ad allora, voglio macchine con un loro specifico carattere. Comunque sia, pianale uguale non vuol dire necessariamente macchina uguale, ché gli strumenti meccanici per differenziale esistono eccome. E le Alfa Romeo, dal 1988 in poi, hanno dimostrato in pieno di riuscirci. In ogni caso, resto sempre dell'idea che, anche tra molti decenni, i motori a scoppio sopravviveranno e magari diventeranno una nicchia per intenditori. Forse una nicchia costosa, come per qualunque cosa che permette di distinguersi dalla massa standardizzata.
Ritratto di A_M_G
20 gennaio 2021 - 06:57
Mamma mia, quando leggo che la Mito era una grand bella auto che da soddisfazioni mi chiedo veramente cosa abbia certa gente nel cervello... Poi guardo le prove ed effettivamente per chi gira con Alfa 147 con 115 cv, Fiat Punto 65 cv e Alfa 146 1.4 anche una Mito può sembrare un auto. Il problema è che nel resto del mondo se prendiamo le prestazioni anche della più banale Corsa OPC scopriamo che pur costando meno massacrava la Mito prestazionalmente sotto ogni aspetto (e ripeto, Opel Corsa, non Audi S1). Probabilmente se facessi un giro su una Mercedes 45 AMG S ti sembrerebbe di guidare un UFO di un altra galassia talmente è avanti rispetto alle soddisfazioni che hai provato fino ad ora.
Ritratto di Vincenzo1973
20 gennaio 2021 - 09:29
la Ople corsa che massacra qualcosa o qualcuno la conosci solo te, senza offesa. nell'ambito di auto con potenze umane, la Mito si distingueva per piacere di guida. non bisogna arrivare a fare confronti senza senso con AMG
Ritratto di A_M_G
20 gennaio 2021 - 09:58
Vincenzo va bene voler mettersi le fette di prosciutto sugli occhi a tutti i costi però ora basta: https://zeperfs.com/it/duel3048-1574.htm la Corsa D del 2007 bastonata la Mito sia in pista che in accelerazione. Se prendiamo poi la Corsa Nurburgring Edition o la Corsa E praticamente il divario diventa massacrante. Solo chi non capisce nulla dui guida apprezza la guidabilità della Mito. E lo dimostrano le auto che guidate.
Ritratto di 82BOB
20 gennaio 2021 - 10:15
La Corsa e la MiTo sono, di fatto, la stessa auto.... sono delle Punto con carrozzeria differente. GM e FIAT le hanno declinate con forme e motorizzazioni differenti ma la base è quella! La OPC è una versione super hot-hatch della Corsa, che la MiTo non aveva (al massimo c'era la QV). Criticare la MiTo prendendo a paragone una corsa è tragicomico... magari paragonando una Fiesta avresti potuto avere argomenti a sostegno...
Ritratto di A_M_G
20 gennaio 2021 - 14:45
Guarda che ho preso la Corsa proprio perché ha la stessa base della Mito. OPC e QV sono versioni sportive analoghe, di fatto anche un marchio come Opel riesce a fare meglio di Alfa Mito, ed è una cosa oggettiva e indiscutibile.
Ritratto di 82BOB
20 gennaio 2021 - 15:56
Sì, 40 cv e 200 cc di differenza, nella versione di serie, perfettamente sovrapponibili... hai sbagliato paragone, riformula il tutto con la Fiesta, sarai più credibile. E comunque tutto si può criticare della MiTo tranne la guidabilità.
Ritratto di A_M_G
20 gennaio 2021 - 17:24
Per chi è abituato a guidare dei frullini scassati la Mito può sembrare bella da guidare, per chi è abituato alla bella guida la Mito è soltanto un utilitaria scarsa e lenta, la quale viene battuta prestazionalmente sia da Fiesta ST che da Corsa OPC. Il resto sono le solite chiacchere da fiattari che si arrampicano sugli specchi all'infinito.
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