Tesla Model 3: in 100.000 hanno chiesto il rimborso dell'anticipo?

Una società ha calcolato che il 23% delle persone avrebbe richiesto indietro la caparra.

TEMPI LUNGHI - La berlina elettrica Tesla Model 3 è stata accolta con grande entusiasmo fin dal giorno della presentazione, complice la lunghezza inferiore (misura 469 cm) rispetto alle Tesla Model S e Model X e il prezzo più contenuto: parte infatti da circa 35.000 dollari, quando la Model S (498 cm) costa negli Stati Uniti almeno 62.700 dollari. Queste caratteristiche hanno spinto 325.000 persone a versare un acconto e pre-ordinare la Model 3 nella prima settimana dopo l'esordio. Il costruttore californiano non ha saputo però far fronte a questa "marea" di richieste (nel frattempo ulteriormente cresciuta) e oggi i tempi d'attesa per un esemplare sono di almeno 4 mesi, ma i più sfortunati devono mettere in conto anche 12 mesi. Non a caso in molti avrebbero chiesto l'annullamento del pre-ordine, rivela la società di analisi Second Measure, che parla di rimborsi domandati da circa 100.000 clienti (pari al 23%).

DATI BANCARI - Second Measure è un'azienda che studia gli acquisti delle persone e analizza dati anonimi della carte bancarie, utilizzandoli come base per un modello con cui indirizzare gli investimenti delle aziende. Attraverso i dati in suo possesso Second Measure ha calcolato che un anno e 5 mesi dopo la presentazione della Model 3 circa il 12% dei potenziali clienti ha chiesto il rimborso dell'anticipo. Il dato è in linea con quello annunciato dal costruttore e riferito ad agosto 2017 (il lancio è avvenuto il 31 marzo 2016). Ad oggi però il 23% dei clienti ha chiesto la restituzione dei 1.000 dollari anticipati dell'azienda, per un totale di circa 1 miliardo di dollari, visto che il 23% degli ordini significa 100.000 persone. I 1.000 dollari sono rimborsabili dall'azienda finché non se anticipano altri 2.500 per la configurazione dell'auto.

L'AZIENDA SMENTISCE - La Tesla ha smentito la ricostruzione della Second Home e parlato di numeri non in linea con quello che risulta internamente, stando a quanto riferito da Il Corriere della Sera, che ha contattato la filiale italiana dell'azienda per chiederle un commento in merito.



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