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La Volkswagen apre la Monterey Car Week con i concept Atlas

22 agosto 2018

L'Atlas Cross Sport è pronta per la produzione, bisognerà aspettare per il pick-up Atlas Tanoak.

La Volkswagen apre la Monterey Car Week con i concept Atlas

UNA VETRINA IMPORTANTE - La Monterey Car Week (21-26 agosto 2018), che culmina con il Pebble Beach Concours d’Elegance nella giornata di domenica, è diventata nel corso degli anni un appuntamento imperdibile, una delle settimane più importanti nel mondo delle quattro ruote, dove le case automobilistiche affiancano alle spettacolari auto d’epoca nuovi modelli e nuovi concept.

DUE PROPOSTE - La prima presentazione californiana di quest’anno riguarda due vetture Volkswagen: Atlas Cross Sport (foto qui sopra) e il concept Atlas Tanoak. Nel primo caso si tratta della versione a cinque posti della suv di medie dimensioni Volkswagen Atlas, già in commercio negli Stati Uniti nella configurazione per sette passeggeri. Nonostante sia tecnicamente ancora una concept car, Volkswagen ha annunciato che l’Atlas Cross Sport potrebbe trovare posto nelle concessionarie d’America già a partire dal 2019 (prodotto nello stesso stabilimento dove viene assemblato l’attuale Atlas a Chattanooga, Tennessee) con un propulsore ibrido plug-in da 265 kW e 360 cavalli capace di percorrere 42 chilometri nella modalità elettrica pura. Sarà prevista anche una seconda versione dell’Atlas Cross Sport senza l’opzione plug-in con una potenza leggermente ridotta a 231 kW, 341 cavalli.

UN PICK-UP ELEGANTE - Per quanto riguarda l’Atlas Tanoak Concept (foto qui sopra) non sono ancora state annunciate date per la messa in produzione e rimane per ora solo un concept, il primo pick-up costruito sulla piattaforma Volkswagen conosciuta come Modular Transverse Matrix (MQB). All’anteriore il pick-up assomiglia molto alla suv Atlas e questo, assieme a dettagli nel design come le maniglie delle portiere posteriori pressoché invisibili, tende a rendere il veicolo più elegante che imponente o aggressivo (cosa che ci si aspetterebbe da un pick-up, soprattutto se in commercio negli Stati Uniti). L’Atlas Tanoak Concept è stato presentato con un motore benzina V6 con una potenza di circa 280 cavalli.

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Ritratto di Fr4ncesco
22 agosto 2018 - 22:40
E bravi i copioni.
Ritratto di Leonal1980
23 agosto 2018 - 00:36
3
Bella la fanaleria, gli da una linea più slanciata delle nostre
Ritratto di mpasculli
23 agosto 2018 - 08:11
Atlas in foto mi sembra più bella della nuova Tuareg che mi sembra abbia un frontale un po' troppo elaborato Il pickup è davvero bello
Ritratto di Davelosthighway
23 agosto 2018 - 09:01
Credo che in materia di antitrust si dovrebbe fare chiarezza su quanto percepiscono mensilmente le testate giornalistiche di auto ,questa inclusa (quattroruote, alvolante,motorihd) da tutte le case automobilistiche. A mio avviso dovrebbe per legge esserci un report reso pubblico e fruibile da tutti i consumatori.
Ritratto di bellaguida
23 agosto 2018 - 09:38
Le case che sfornano prodotti fanno più notizia di quelle che non prrsentano nulla...
Ritratto di Davelosthighway
23 agosto 2018 - 11:02
Ragionamento alquanto discutibile ... visto che un ad buon prodotto solitamente si associa una buona “tenuta” nel tempo non propriamente dettata dalla frenesia del Mercato ma da una propria politica aziendale. (Vedi Apple ad esempio) Anzi questo poi diventa segnale di insicurezza di un costruttore che si trova a vendere una evoluzione di prodotto frammentata e poco efficace. Risultato: aumento di costi in pubblicità (vw spende come inserzionista mondiale più di ogni altro costruttore) Al consumatore italiano poi cosa interessa un auto venduta solamente in un altro paese? A Verona nella Sede di vw Italia evidentemente hanno deciso che far pubblicare un articolo di un pick up che Italia non vedremo mai risulta utile nel bilancio complessivo delle vendite del t-roc? Non so, spiegatemi voi
Ritratto di bellaguida
23 agosto 2018 - 11:58
Sembra che lei abbia un problema personale con vag. Io credo che a livello di marketing sia importante capire i desideri dei consumatori e proporre soluzioni adeguate. Se vendi vuol dire che ci sei riuscito.
Ritratto di Davelosthighway
23 agosto 2018 - 12:58
Secondo me Vw più che vendere mi sembra gonfiare un grande “pallone” mondiale fatto di debito. In sostanza il ragionamento di vw é dire : io faccio le macchine con il ragionamento che piu ne produco è meglio. poi penso a come venderle. Non se ne vendono abbastanza? Bene le vendo indebitando tramite banche il paese dove le esporto. Un pallone che viene sempre più gonfiato come nel caso della crisi dei subprime negli Stati Uniti dove si son ritrovati mutui di ville intestati a badanti o addirittura ad animali quali il cane o il gatto.
Ritratto di bellaguida
23 agosto 2018 - 13:24
Credo che la gente si indebiti se non ha la possibilità di pagare in contanti. Ormai si prendono a rate pure i televisori. Non capisco il nesso vw e debito
Ritratto di Davelosthighway
23 agosto 2018 - 21:45
Germania, record di debito pubblico «esportato» Marco Fortis La Germania è universalmente nota come un grande Paese esportatore di manufatti. Pochi sanno invece che è anche la nazione europea maggiore esportatrice di debito pubblico. Infatti, il debito tedesco finanziato da non residenti ha raggiunto a fine 2014 quota 1.239 miliardi di euro, il livello più alto della Ue, davanti alla Francia (1.165 miliardi) e all'Italia (molto più distaccata con 716 miliardi). Secondo la Bundesbank, a fine 2014 il debito pubblico tedesco era pari complessivamente a 2.184 miliardi di euro. Un ammontare così suddiviso tra settori detentori: alla Bundesbank 4 miliardi; alle banche 612 miliardi; alle altre istituzioni finanziarie 190 miliardi; a famiglie e imprese 138 miliardi; e, appunto, agli investitori non residenti 1.239 miliardi. Cifre coincidenti con quelle dell'Eurostat, secondo cui nel 2014 il debito pubblico tedesco era finanziato da non residenti per il 56,8% mentre quello italiano lo era soltanto per il 33,6%. (Eurostat, “In most EU Member States, the largest share of public debt is held by non-residents”, News release n. 101, 10 giugno 2015). La crescita del debito pubblico estero della Germania è stata continua sin dall'inizio del decennio scorso ma ha raggiunto i suoi livelli più intensi proprio durante la recente crisi europea e mondiale. Alla fine del 2000 il debito pubblico tedesco detenuto da investitori non residenti era infatti pari a soli 441 miliardi, a fronte di un debito pubblico finanziato da investitori tedeschi quasi doppio, uguale a 805 miliardi. Da allora il quadro si è completamente rovesciato. Il debito interno tedesco è rimasto quasi piatto, essendo aumentato fino al 2014 di soli 145 miliardi, raggiungendo quota 940 miliardi, mentre sono stati soprattutto gli stranieri a sostenere la imponente crescita del debito totale di Berlino: +789 miliardi rispetto al 2000. In altri termini, l'aumento del debito pubblico complessivo della Germania dai 1.246 miliardi del 2000 ai 2.184 miliardi del 2014 è stato finanziato per oltre l'85% da investitori non residenti. I tedeschi si sono sobbarcati soltanto il restante 15 per cento. Stare nell'euro ha dunque permesso alla Germania non soltanto di esportare auto e altri manufatti a un vantaggioso tasso di cambio fisso verso gli altri Paesi della moneta unica ma anche di attrarre più investimenti verso il proprio debito. Il fenomeno ha assunto proporzioni particolarmente rilevanti durante l'ultima crisi dell'Eurozona, di cui la Germania ha grandemente beneficiato sotto il profilo finanziario. Nel pieno del contagio greco, infatti, i bund sono diventati un bene rifugio e sono stati acquistati anche a tassi molto poco convenienti (se non “irrazionali”). Sicché dal 2009 al 2014 il debito pubblico totale della Germania è cresciuto di 400 miliardi ma gli stranieri ne hanno comprato per ben 341 miliardi. È stato soprattutto durante la prima fase dell'ultima crisi che il debito tedesco ha potuto godere di questo gradito supporto esterno, senza il quale gli investitori tedeschi (soprattutto le banche) avrebbero invece dovuto farsi loro carico della crescita dell'indebitamento del proprio Paese.
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