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Volkswagen Nivus: la crossover che viene da lontano

di Paolo Alberto Fina
Pubblicato 29 maggio 2020

Concepita per il Sud America, dove sarà presto in vendita, arriverà in Europa nella seconda metà del 2021. Basata sulla T-Cross, è più dinamica nel look.

Volkswagen Nivus: la crossover che viene da lontano

MODELLO INEDITO - Le crossover di dimensioni compatte sono fra i modelli più in voga del momento, non soltanto in Europa ma anche in Sud America, dove hanno debuttato per prime le Hyundai Creta e Nissan Kicks. Dalle prossime settimane arriverà a “sfidarle” la Volkswagen Nivus, un modello inedito per la casa tedesca, che lo lancerà all’inizio in Brasile e poi in Argentina (nella seconda metà del 2020), in altri Paesi del Sud America e pure in Europa: qui arriverà nel secondo semestre dell’anno prossimo e sarà costruita in Spagna, nell’impianto che ospita la produzione della T-Cross (della quale avrà pianale e motori).

PUNTA SUL DINAMISMO - Per farla apprezzare ai clienti sudamericani ed europei, i cui gusti estetici non sempre combaciano, la Volkswagen ha scelto per la Nivus la carta del dinamismo e messo a punto una carrozzeria con il lunotto e il montante posteriori inclinati, sulla falsariga delle modaiole suv con forme da coupé. Lunga 426 cm, si distingue anche per lo spoiler al tetto e il fascione lucido ad unire i fanali, che si sviluppano orizzontalmente. Filante la vista laterale, mentre il frontale è dominato dalla estesa mascherina che sembra fondersi con i fari a led. La parte anteriore è molto simile alla T-Cross per il mercato brasiliano, che presenta minime differenze stilistiche (oltre ad essere più lunga di 10 cm) di quella per l’Europa. 

AMPIO BAULE - All’interno, la Nivus riprende lo stile delle Volkswagen più recenti: la plancia si sviluppa in larghezza e racchiude due schermi di 10”, per il cruscotto e a sfioramento nella consolle. Non manca una primizia per il mercato brasiliano: la Nivus è la prima auto con Android Auto e Apple Car Play senza filo. Ampio il baule, che contiene 415 litri con il divano in posizione d’uso.

DEBUTTA CON IL 1.0 - La Volkswagen Nivus è basata sul pianale a trazione anteriore MQB-A0, condiviso (in varie versioni) fra tutte le auto piccole, compatte e medie del Gruppo Volkswagen. Il primo motore annunciato è il 3 cilindri turbo di 1.0 litro, da 116 CV quando alimentato a benzina e 128 CV se ad etanolo. Di serie il cambio automatico a 6 marce.

Volkswagen Nivus
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Ritratto di Giuliopedrali
30 maggio 2020 - 19:21
Diciamo che incredibilmente pur rappresentandone quasi la versione semplificata sudamericana, risulta quasi più gradevole di quelle scatole semoventi di T-cross e T-roc, però ormai tra VW e i costruttori orientali non c'è alcuna differenza, sono esattamente scesi nello stesso campo, una volta era Golf a dare il LA per qualità, design e finiture, oggi queste sono progettate allo stesso livello di qualunque costruttore coreano o cinese, anzi forse anche più tirate via, ora VW vuole importare in Europa credo anche il suo marchio low cost cinese Jetta che già dal nome...
Ritratto di Delfino1
31 maggio 2020 - 00:34
Non sono un amante del genere SUV, ma sicuramente sarà un successo: il T-roc vende parecchio, figuriamoci questa che a parer mio ha pure una linea più accattivante...
Ritratto di 82BOB
31 maggio 2020 - 01:27
Sono stupito! Ok, non bisogna contestare le opinioni altrui ma... dopo 34 voti questa ha 2.4 volanti, la T-Cross (a mio avvisi la più brutta VW mai costruita, peggio pure delle Tipo 4) 2.6, la T-Roc 2.7... Ho capito che non è bella, ho capito che è una Polo rigonfia, ma addirittura che a prima botta gli utenti di AV la considerassero peggio del cesso su ruote e della capra del popolo non l'avrei mai pensato! È un SUV VW, senza 4×4, con la base da utilitaria, il monociglio dietro e nonostante tutto non fa vomitare, solo questo dovrebbe essere già un attestato di merito!
Ritratto di Andre_a
31 maggio 2020 - 02:54
9
L’auto mi è indifferente, ma ho notato che a etanolo ha 12 cv in più: costa meno, brucia in maniera più pulita, è rinnovabile, migliora le prestazioni... non capisco perché non lo usiamo anche qui.
Ritratto di 82BOB
31 maggio 2020 - 09:27
Si leggono da diverse parti critiche al bioetanolo, per ciò che riguarda la sostenibilità, in quanto spesso prodotto da colture dedicate. Ma si può tranquillamente produrre anche da scarti di industrie alimentari, generando quindi, di fatto, impatto zero. Probabilmente il biometano è più facile da produrre in maniera pulita, ma con una buona valutazione di impatto ambientale, inserito in un contesto "circolare", il bioetanolo potrebbe essere una buona soluzione!
Ritratto di Pavogear
31 maggio 2020 - 10:00
Il bioetanolo sarebbe veramente un gran carburante. Soprattutto per l'impatto ambientale che di fatto renderebbe il motore a combustione interna a emissioni nette di CO2 uguali a 0, in quanto si andrebbe ad emettere il carbonio fissato in precedenza dalla pianta. Potenzialmente si può ricavare da tutto ciò che sono i vegetali in decomposizione. L'unico problema è che poi si va a togliere materia prima ai fertilizzanti biologici (anche se non sono un esperto del settore e quindi potrei sbagliarmi su questo). Inoltre ad oggi è vero che ci sono intere colture dedicate, ma credo che con una filiera produttiva molto efficiente si potrebbero ricavare grandi quantità di etanolo semplicemente dagli scarti. In pianura padana per esempio, ma anche nel resto d'Italia, anziché bruciare le sterpaglie, a fine stagione si potrebbe dare la possibilità all'agricoltore di vendere i propri scarti ad aziende specializzate nella produzione di biocarburanti. E lo stesso si potrebbe fare con la raccolta del verde. Poi forse non si raggiungerà mai l'indipendenza dai carburanti derivanti dal petrolio, ma già assicurare di girare con carburanti costituiti per esempio al 75% da biocarburanti sarebbe un'ottima soluzione. Una delle ultime idee è addirittura quella di utilizzare colonie di alghe in zona costiera. Spero che in futuro questi carburanti vengano incentivati
Ritratto di Giuliopedrali
31 maggio 2020 - 09:21
Non credo che si esportino le versioni ad etanolo perchè viene prodotto solo in Brasile con vari danni per l'agricoltura di sussistenza, comunque se uno guarda : Arona, Ateca, Kamiq e karoq non arrivano tutte e 4 messe assieme alle vendite della Duster.
Ritratto di Andre_a
31 maggio 2020 - 10:54
9
Non sono a etanolo, ma sono flex-fuel, ovvero puoi metterci la benzina e vanno bene lo stesso, solo, in questo caso, con 116 cavalli invece di 128. In pratica sono normalissime auto a benzina con alcune componenti resistenti all’alcol e una centralina extra.
Ritratto di alex_rm
31 maggio 2020 - 14:03
Non sono concorrenti dirette,cosa c’entrano le vendite della low cost duster(comprata da chi non può permettersi auto migliori piu moderne ed evolute che costano di più)con auto come Ateca e karoq che in confronto sono premium,ultimamente la duster e acquistata anche da autonoleggi e aziende pur di risparmiare,una volta là hertz volevano darmi una Sandero e dopo le mie rimostranze mi dettero una nuova fiesta 1000 125 cv st-line e alla hertz danno la duster come alternativa a focus e golf,Leon,308(ovviamente ci risparmiano molto)
Ritratto di Giuliopedrali
31 maggio 2020 - 10:53
Comunque virus e non virus, crisi incredibile peggio che nel 29 eppure opportunità per alcuni, se guardiamo dopo tutto sto patatrac a parte tutti gli orientali che non mi sembrano messi male, i giap abbandoneranno sempre più l'Europa ma hanno ben altri mercati. Guardando solo agli occidentali: VW non mi sembra messa male e tutto sommato anche BMW, FCA-PSA così-così, e anche GM alla fine tra marchi USA e cinesi forse gli va bene così, non parliamo poi di Tesla che sembra proprio andare nello spazio. Questa crisi è semplicemente un enorme riassetto tra chi ha lavorato bene in questi ultimi anni e chi non ha innovato ne investito, poi l'auto perderà abbastanza di significato, ma allora ci vogliono modelli più accattivanti per quelli che non l'hanno ancora capito.
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