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Alfa Romeo MiTo: ora ha il robotizzato, ma l’età pesa

La più sportiva tra le MiTo, la Quadrifoglio Verde, è ora Euro 6 e monta il rapido cambio robotizzato a doppia frizione. Ok frenata e tenuta di strada, ma le più recenti rivali sono lontane...

10 giugno 2014
  • Prezzo (al momento del test)

    € 23.500
  • Consumo medio

    18,5 km/l
  • Emissioni di CO2

    124 grammi/km
  • Euro

    6
Alfa Romeo MiTo
Alfa Romeo MiTo 1.4 Turbo MultiAir Quadrifoglio Verde TCT
Anche grigia opaca
 
Al pari della nuova Giulietta, anche la piccola Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde ha un nuovo cambio: si tratta del rapido robotizzato TCT a doppia frizione (lo stesso montato nella baby-supercar 4C). Di dettaglio le altre modifiche: riguardano lo spoiler posteriore, il nuovo trattamento brunito per le calotte degli specchi, i listelli dello “scudetto” frontale, le maniglie delle porte, le cornice dei fari e i cerchi in lega di 17”, Inedita anche la tinta Grigio Magnesio opaco della carrozzeria (975 euro). All’interno, la novità più evidente è costituita dal volante: è il medesimo della Giulietta Quadrifoglio Verde, di diametro non certo contenuto e con i pulsanti un po’ “ostici” da premere. Anche la radio cd con vivavoce e schermo di 5’’ (a colori ma poco definito) è inedita; aggiungendo 500 euro, fa anche da navigatore, ma il funzionamento non è particolarmente intuitivo. Comodi i sedili, benché la seduta rimanga sempre un po’ alta e in curva non trattengano granché: i raffinati e ben più avvolgenti Sabelt con guscio in fibra di carbonio sono un “sogno” da 2.500 euro. A pagamento pure l’omologazione per il quinto posto (375 euro), il “clima” bizona (450 euro), i sensori di distanza (350) e di pressione (350) e il cruise control (300 euro).
 
È equilibrata
 
Che l’Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde sia una vetturetta grintosa lo si capisce leggendo i dati dichiarati, che parlano di 7,3 secondi per scattare da 0 a 100 km/h e di 219 km/h di velocità di punta. L’ultimo anno, però, ha visto il debutto di piccole “bombe” ben più potenti (tutte con motori 1.6 turbo da circa 200 cavalli), raffinate nella guida e che costano come l’auto italiana, se non meno. La MiTo, quindi, punta a convincere con l’equilibrio: le sospensioni non sono “spaccaossa”, neppure montando i pneumatici ribassati 215/40 su cerchi di 18’’ (almeno 400 euro e presenti nell’esemplare del nostro test) e il motore può essere “addomesticato” intervenendo sul comando DNA. Quest’ultimo varia la risposta su tre livelli (oltre che intervenire sull’Esp e sul funzionamento del sistema Q2, che simula la presenza di un differenziale autobloccante agendo sui freni delle ruote anteriori): dal più sportivo D all’A, che è pensato per i fondi viscidi. Per l’uso di tutti i giorni, il cambio robotizzato è un bel passo avanti: è rapido eppure dolce nei passaggi di rapporto (anche se, usando le “palette” dietro il volante, nella guida più irruenta qualche scalata viene rifiutata). Il “vecchio” manuale, con le sue marce corte e gli innesti precisi ma un po’ duri è un lontano ricordo.
 
Sotto, spinge poco
 
Oltre all’aggiornamento alle norme antinquinamento Euro 6, il motore è cambiato poco: il 1.4 turbo conserva la tecnologia MultiAir, che regola la quantità d’aria che entra nei cilindri non mediante la tradizionale farfalla ma agendo sulle valvole comandate idraulicamente (si riduce, così, anche la sete di benzina: il dato di omologazione è di 18,5 km/l in media). Anche nella modalità D del DNA, però, il 1.4 spinge davvero solo dopo i 2500 giri. Oltre questa soglia, il quattro cilindri allunga con grinta, ma la sua “voce” rimane quasi tutta fuori dall’abitacolo (forse persino troppo, visto il tipo di vettura). Sottotono è poi lo sterzo di questa Alfa Romeo: se ne apprezza la prontezza (basta sfiorarlo per svoltare), ma il comando è davvero leggero e la precisione in curva risulta tutt’altro che esemplare. Inoltre, tende a “seguire” l’asfalto quando questo non è liscio come un biliardo e, in piena accelerazione, trasmette qualche reazione di troppo al volante.
 
Una bella tenuta
 
In ogni frangente, comunque, la tenuta di strada è elevata: nonostante le sospensioni siano tutt’altro che “di marmo”, in pista come su strada è difficile mettere in crisi questa piccola Alfa Romeo; nel caso della precedente Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde, con i cerchi di 17’’, avevamo notato un retrotreno un po’ più “mobile”, che permetteva però d’inserire con più efficacia l’auto in curva. Ben tarato l’Esp, mai troppo “apprensivo”, e convincente la frenata: ci si ferma in poco spazio e il pedale è ben modulabile. Un difetto? Spesso nelle “inchiodate” più decise le quattro “frecce” si attivano automaticamente per segnalare una frenata d’emergenza agli altri automobilisti.
 
Secondo noi
 
PREGI
> Comfort. Anche con i cerchi di 18’’, le sospensioni “incassano bene” le asperità. Il cambio è rapido e dolce e il motore non disturba nei viaggi.
> Frenata. Il pedale risulta modulabile e la frenata è incisiva.
> Tenuta di strada. Grazie anche ai cerchi di 18’’ montati nella vettura provata, l’auto è “incollata” alla strada.
 
DIFETTI
> Guida. Sulla carta le prestazioni “ci sono”, ma le più recenti rivali ci hanno abituato a sterzi migliori, a motori più “cattivi” e, in generale, a un maggiore coinvolgimento.
> Navigatore. Ha uno schermo di soli 5’’ e non molto ben definito; è tutt’altro che intuitivo nelle funzioni e si paga pure (500 euro).
> Optional. Sono optional anche l’omologazione per il quinto posto, i sensori di distanza e quelli di pressione delle gomme.

 

SCHEDA TECNICA
Cilindrata cm3 1368
No cilindri e disposizione 4 in linea
Potenza massima kW (CV)/giri 125 (170)/5500
Coppia max Nm/giri 250*/2500
Emissione di CO2 grammi/km 124
Distribuzione 4 valvole per cilindro
No rapporti del cambio 6 (robotizzato) + retromarcia
Trazione anteriore
Freni anteriori dischi autoventilanti
Freni posteriori dischi
   
Quanto è grande  
Lunghezza/larghezza/altezza cm 406/172/145
Passo cm 251
Peso in ordine di marcia kg 1170
Capacità bagagliaio litri 270/947
Pneumatici (di serie) 215/45 R17

*230 in modalità Normal

Alfa Romeo MiTo
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Ritratto di M93
11 giugno 2014 - 09:56
Come per la Giulietta, valgono due considerazioni: andava proposta anche una versione dotata di cambio manuale, e andava rinnovata (in occasione del restyling dello scorso anno) sul serio, non limitandosi ad aggiungere una cromatura in più alla calandra, come è stato fatto. Anche gli interni andrebbero svecchiati e migliorati nelle finiture, inferiori rispetto alla concorrenza, tedesca e non: anche in questo caso (dalle foto) gli interni sono poco vivaci, viste le tinte, e come per la Giulietta, non è stato fatto notare, diversamente da ciò che accade per alcune tedesche e jap. Prezzo alto e dotazione discreta: meglio una DS3, premium e meglo rifinita.
Ritratto di Flavio Pancione
11 giugno 2014 - 10:55
7
ma che significa?
Ritratto di M93
11 giugno 2014 - 11:02
Dopo DS3 ho messo la virgola, per evidenziare che l'omonima vettura appartiene alla classe "premium" del segmento B e che ha finiture ben migliori della Mito, che di premium ha ben poco.
Ritratto di wesker8719
11 giugno 2014 - 11:06
per la mito vale il discorso della giulietta ,sono ancora pochi a considerarla premium visto quello che propone e la sua gamma ,senza contare che la propongono base a 11 mila euro ,prezzo da utilitaria di segmento inferiore !
Ritratto di M93
11 giugno 2014 - 11:12
Sono d'accordo, ma sia Mito che Giulietta, attualmente, non possono essere considerate premium, sopratutto la Mito: per finiture ed equipaggiamenti (di serie o a richiesta) rispetto ad A3, Classe A o Serie 1 sono ben inferiori. Un saluto.
Ritratto di Flavio Pancione
11 giugno 2014 - 11:20
7
non mi interessa della Mito ma capire il concetto. Le auto premium sono premium per le finiture?!? Ma sei entrato su una Serie 1 o serie 3 base? che hanno di premium? Le finiture? Sono plastica nera come le altre, con plastica anche negli interti decorativi (imitano l'alluminio ) . Ah dimenticavo hanno un po di pelle sparsa qui e lì, sul volante e sul cambio. Sicuramente son ben fatte, ma credo sia molto riduttivo parlare di auto in questo modo..
Ritratto di wesker8719
11 giugno 2014 - 11:25
l appellativo premium lo possono dare il marchio,la qualità di materiali e finiture, l'ampiezza della gamma di accessori e motorizzazioni , versioni sportive e prezzi superiori alle generaliste ma ovviamente con le dovute differenze ,giulietta e mito non hanno niente di tutto questo e infatti non sono minimamente premium !!
Ritratto di Flavio Pancione
11 giugno 2014 - 11:27
7
( se proprio vogliamo distinguerle ) ma non di certo per le finiture!! PS : la mia questione non è se posizionare mito e giulietta nella fascia premium, mettetele dove volete.
Ritratto di supernapolmen
11 giugno 2014 - 11:38
..gli altri (giornali..teste..etc) dicono altro e il santone si differenzia ahahahahahahaaaaaaaaaa
Ritratto di fabri99
11 giugno 2014 - 11:29
4
Purtroppo oggi premium non vuol dire più niente. Ormai è tutto premium, basta che le finiture siano più curate o chi lo sa... Già era difficile catalogare le premium, se ora le premium sono anche la MiTo, la DS3 eccetera, allora premium non vuol dire più niente. E infatti tutti pensano e mirano a diventare premium, per me le vere premium rimangono le tedesche di alta gamma(da Serie 3, Classe C, A4 in su(la Serie 1 attuale non saprei, ma il problema non c'è con la prossima generazione, TA)) e le rivali tipo Cadillac, Infiniti, Lexus, Jaguar(Range Rover per i SUV) e anche Volvo...(ovviamente anche Porsche, Maserati e marchi ancor più blasonati)
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