ECU-GATE - Come prevedibile, non è tardata la risposta della
Volkswagen sul caso delle centraline tarate ad hoc per ridurre emissioni e consumi durante i test di omologazione negli Stati Uniti (
qui la news). Il comunicato ufficiale a firma Martin Winterkorn, amministratore delegato del Gruppo, recita così : “Il board della Volkswagen prende molto sul serio le violazioni accertate. Personalmente, sono profondamente dispiaciuto che abbiamo deluso la fiducia dei nostri clienti e del pubblico […]”. Aggiungendo a stretto giro di posta che “collaboreremo pienamente con le autorità per chiarire la cosa con chiarezza e velocità”.
VENDITE SOSPESE - Come riporta il
Detroit News il primo effetto sarebbe la
sospensione delle
vendite negli Usa degli esemplari che si trovano presso le concessionarie dei modelli Golf, Jetta, Maggiolino, Passat (
foto sopra) e Audi A3, equipaggiate con il motore 2.0 TDI. Le auto dotate delle centraline incriminate sarebbero 482.000, sempre stando ai dati forniti dal
Detroit News, costruite tra il 2009 e il 2015. L’EPA, agenzia governativa della California a tutela della pubblica salute, aveva accusato la Volkswagen di avere equipaggiato le centraline delle vetture in questione di un software in grado di riconoscere le condizioni di test e attivare solo in tal caso specifici sistemi di abbattimento delle emissioni. In caso di guida guida normale, e il motore produrrebbe da 10 a 40 volte la quantità di ossidi di azoto rilevata in fase di test: la sanzione potenziale è pesantissima, pari a 37.500 dollari per veicolo. Calcolatrice alla mano, la Volkswagen rischia una multa-record da 18 miliardi di dollari.
E ORA? - Va tuttavia considerato che la multa potrebbe essere parametrata su Volkswagen USA e non sul Gruppo Volkswagen, risultando più leggera - si fa per dire, ovviamente. La casa ha ammesso la presenza del software nelle ECU e non vi è correlazione diretta tra il maggior inquinamento prodotto e danni biologici gravi provocati a terzi. Ma per la Volkswagen sembra prospettarsi un periodo difficile e costoso, tanto sul piano dell’immagine quanto su quello finanziario: c’è infatti da gestire una necessaria campagna di richiamo, pagare l’inevitabile sanzione e riguadagnare la fiducia degli investitori (visto che è facile prevedere ripercussioni sul titolo azionario) e dei consumatori. Che, negli Stati Uniti, hanno storicamente visto le auto a gasolio come il fumo negli occhi: relativamente a questa vicenda, è difficile trovare una metafora più calzante.