È “facile” e consuma poco
Piccola, provvista di uno sterzo leggero da ruotare e di un motore “sveglio” sin dai regimi più bassi, in città la 208 si guida con piacere, sebbene in manovra metta in difficoltà a causa del lunotto piccolo. Leggerissimo a bassa velocità, grazie alla servoassistenza variabile lo sterzo si fa più solido quando l’andatura cresce: complici le sospensioni ben tarate, fra le curve la guida è redditizia e divertente. Il comfort è buono anche in autostrada, dove l’abitacolo si conferma correttamente insonorizzato. Sempre modesto il consumo di gasolio.
In città
Lunga meno di 4 metri (397 cm, per l’esattezza), la Peugeot 208 affronta la città in scioltezza. Conta pure su uno sterzo davvero leggero da ruotare, mentre del motore convincono la disponibilità ai regimi inferiori e i bassi consumi (è facile stare sui 17 km/l); lo Stop&Start, che lo spegne nelle brevi soste, ha un funzionamento privo di vibrazioni e volendo può essere escluso mediante un tasto nella plancia. L’unica pecca sta nella scarsa visibilità concessa dal piccolo lunotto: per parcheggiare in retromarcia senza rischio di graffiare i paraurti verniciati, conviene acquistare i sensori.
Fuori città
Anche se non rigide sulle buche, le sospensioni tengono sotto controllo i movimenti della carrozzeria quando si affrontano velocemente le curve in sequenza. Bene lo sterzo, provvisto di servoassistenza variabile e progressivamente più consistente al crescere della velocità, e i freni, che abbinano un buon mordente a un’adeguata resistenza alla fatica; in merito al cambio, invece, avremmo desiderato una leva dalla minore escursione e dagli innesti meno ruvidi. Seppure lontani dagli ottimistici 29,4 km/l dichiarati dal costruttore nel ciclo extraurbano, i 19,6 da noi percorsi con un litro di gasolio non sono affatto pochi.
In autostrada
È una piccola con la quale si possono affrontare in tutta tranquillità anche i viaggi impegnativi: oltre che ampio, l’abitacolo è correttamente isolato dai fruscii e pure il turbodiesel si fa sentire poco. L’unico appunto riguarda il cambio, che ha soltanto cinque marce: una sesta di riposo avrebbe consentito di ridurre il regime di rotazione a parità di altre condizioni, e di migliorare ulteriormente i consumi (che, comunque, si confermano bassi).
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