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2017
gennaio 2017
Editoriale pubblicato su alVolante di

Alfa Romeo e Volkswagen in cerca dell’America

A GIUDICARE DALLE ESCLAMAZIONI di stupore con cui i giornalisti americani hanno accolto la Stelvio, in occasione della sua presentazione al Salone di Los Angeles, viene da dire che l’Alfa Romeo sia sulla buona strada (anche se le 400.000 auto vendute ogni anno entro il 2018 annunciate tempo fa da Marchionne sembrano ormai un miraggio). Certo, quella sotto i riflettori era la versione di punta, “palestrata” almeno quanto Reid Bigland, il capo del marchio, che nel raccontarla alla stampa snocciolava “numeri da paura” per una suv: 510 cavalli, 285 km/h di velocità massima, 4 secondi nello “0-100”. Bisognerà attendere le reazioni del pubblico, capire come saranno le versioni “normali”, guidarle, valutarne la qualità. Ma, allo stato dei fatti, la prima suv firmata Alfa Romeo (che è made in Cassino, come la Giulia) mostra un grosso potenziale, anche in vista dell’esportazione Oltreatlantico.             

GLI AMERICANI ADORANO LE SUV, e questo, insieme al dollaro forte, potrebbe facilitare le cose al gruppo FCA, sempre che a rompere le uova nel paniere non ci si metta la politica protezionistica del neopresidente Trump. Chi la “frittata” l’ha fatta è la Volkswagen, che ha annunciato l’addio al diesel per il mercato a stelle e strisce. Dove le normative impongono limiti più severi all’emissione di ossidi di azoto, rispetto a quelli in vigore in Europa (presto soggetti, comunque, a un giro di vite). Ma va anche detto che negli Usa le autorità di controllo hanno un potere reale, nulla a che vedere con la nostra situazione. Lo dimostrano i 16,5 miliardi di dollari pagati finora in multe e risarcimenti per il software del dieselgate montato in circa 500.000 auto con motore due litri, mentre agli 8,5 milioni di clienti europei coinvolti non viene riconosciuto nulla.       

LA RICONQUISTA DEGLI STATI UNITI, dove sta perdendo terreno, è cruciale per la Volkswagen. Oggi la marca regina del gruppo guadagna poco (l’1,8% del giro d’affari) e per portare i margini di profitto al 4% nel 2020 e al 6% nel 2025, come prevede il piano di rilancio “Transform 2025+”, deve tornare a fare utili negli Usa. L’obiettivo è di arrivarci in un triennio, anche con il lancio di svariate nuove suv. Poi, si aprirà una vera offensiva nelle elettriche, per costruirne un milione l’anno entro il 2025. Il resto lo faranno i soldi guadagnati con i servizi a pagamento, anche per la guida autonoma. E quelli risparmiati tagliando i costi, compresi i 30.000 posti di lavoro (a livello mondiale) appena concordati con i sindacati.     

Guido Costantini

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