Mentre la Porsche rivela una struttura salariale d'élite, con il 40% dei dipendenti che supera i 100.000 euro annui, l'ombra di un massiccio piano di esuberi minaccia la stabilità.
Abbiamo visitato la fabbrica francese dove la Toyota produce la crossover da poco rinnovata e presto in arrivo nelle concessionarie. Sostenibilità ed efficienza sono le parole d’ordine.
Il ceo Oliver Blume prepara il piano "Group Target Picture" che prevede il taglio del 15% della forza lavoro, la chiusura di siti storici e una drastica riduzione della gamma per salvare i conti.
Per far fronte al crollo dei margini, scesi all'1,1%, ci saranno: semplificazione della gamma, più sinergie e tagli al personale. Mentre l'iconica 911 punta sull'ibrido.
Entro cinque anni il costruttore vuole essere percepito dagli europei come un marchio locale. In arrivo la produzione in Ungheria e poi una seconda fabbrica.
I dazi e la domanda interna debole spingono sempre più costruttori cinesi a produrre direttamente in Europa. Una strategia che apre nuove opportunità, ma anche rischi per la nostra industria.
Nessuna chiusura e un ruolo preciso per ogni impianto: Mirafiori sulle citycar, Pomigliano sull’elettrico accessibile, mentre Melfi, Cassino e Modena puntano ai modelli di fascia alta.
I tre giganti dell’auto europea chiedono a Bruxelles regole per continuare a essere una potenza automobilistica globale, a partire dal 70% dei contenuti realizzati nella UE fino ai sostegni alle utilitarie.
Con i costruttori in crisi, un nuovo studio suggerisce come la riconversione verso il settore della difesa possa trasformare gli impianti in crisi in una risorsa strategica.