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2012
novembre 2012
Editoriale pubblicato su alVolante di

All’attacco o “in apnea”?

ALLA FINE, QUELLO DI PARIGI non è stato un Salone poi molto diverso dagli altri: le novità c’erano, come potete leggere nel reportage che trovate da pagina 16. E i visitatori anche. Certo, tra i manager delle case automobilistiche la preoccupazione era evidente: in Europa, le vendite sono in calo e le fabbriche lavorano troppo poco per generare profitti. La domanda di molti era: a chi le venderemo, tutte queste scintillanti automobili? E in tanti si chiedevano ancora una volta come far tornare i clienti nelle concessionarie. La strada, per quanto riguarda il mercato italiano (che è tra quelli messi peggio, nel Vecchio Continente, visto che persino la disastrata Spagna fa segnare un calo di vendite meno marcato) è una sola: detassare.

PER FAR RIPARTIRE I CONSUMI bisogna restituire capacità di spesa agli italiani, alleggerire una pressione fiscale che rende sempre meno sostenibile l’acquisto e l’uso dell’automobile. Come abbiamo scritto altre volte, a guadagnarci sarebbe il Fisco, che invece, per effetto della crisi delle vendite di automobili, a fine anno archivierà una riduzione di gettito Iva stimato tra i 2,8 e i 3 miliardi di euro. Certo, il debito pubblico pesa come un macigno e le promesse che abbiamo fatto per risanare il bilancio dello Stato ci legano le mani. Ma in assenza di interventi, la grande gelata che ha portato il mercato alle dimensioni degli anni 70 continuerà anche nel 2013.

LA CRISI NON È SOLO ITALIANA, come sappiamo. E i costruttori hanno opinioni diverse su come affrontarla. C’è chi sembra volerla attraversare “in apnea”: oggi la Fiat considera troppo rischioso investire in prodotti che poi i clienti non acquisteranno. Sergio Marchionne, a Parigi, ha citato il caso di un concorrente che, dopo aver speso un miliardo di euro per rinnovare il suo modello più importante, si ritrova a venderlo, a pochi mesi dal lancio, più o meno al prezzo della serie precedente. “Due scherzi come questo fanno chiudere un’azienda”, ha concluso Marchionne. Le 140 novità entro il 2014 annunciate dal gruppo Volkswagen suonano come una risposta coraggiosa. Ma in mezzo c’è lo scoglio della sovracapacità produttiva: se le vendite non si riprenderanno, anche a Wolfsburg dovranno fare i conti con fabbriche poco utilizzate e, quindi, pesantemente antieconomiche. Lo stop di una settimana dello stabilimento Audi di Neckarsulm dovrebbe far riflettere.

Guido Costantini



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