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2021
novembre 2021
Editoriale pubblicato su alVolante di

Auto e microchip: resistere alla “tempesta perfetta”

COME STIA IMPATTANDO la crisi dei microchip sulle scelte di chi deve cambiare auto lo rivelano i tempi d’attesa che corredano i nostri test (cinque mesi per una Opel Grandland sono tanti), e può verificarlo chiunque abbia voglia di visitare una concessionaria. Oggi, in pronta consegna non c’è quasi niente e i clienti devono armarsi di santa pazienza e aspettare. In particolare se hanno in mente un prodotto tecnologicamente evoluto, provvisto cioè dei dispositivi elettronici di ultima generazione che migliorano la qualità della vita e, soprattutto, la sicurezza. Il problema è serio e arriva da lontano, dal Covid e dai micidiali lockdown di un anno fa. 

I COLOSSI DELL’AUTO, presi in contropiede dai produttori di microchip che hanno privilegiato telefonia, televisori e computer (pagano meglio e non hanno ridotto gli ordini all’inizio della pandemia), si sono scoperti fragili. Colpiti dalla carenza di semiconduttori (essenziali per l’elettronica, che vale circa il 40% di un’auto) nel pieno della transizione verso l’elettrico e alla vigilia del passaggio alla guida autonoma, tagliano la produzione. La lista è lunga: da Ford a Toyota, da Volkswagen a Stellantis (che chiude per tre mesi la fabbrica Opel di Eisenach e fa lavorare per cinque giorni al mese quella di Melfi), tutti sono nei guai. Perfino la Hyundai, che prudentemente aveva fatto scorta di chip, comincia ad avere dei problemi. Solo i cinesi sembrano navigare in acque tranquille prima dell’assalto al mercato europeo con le loro auto elettrificate. 

IL CONTO, PER L’INDUSTRIA DELL’AUTOMOBILE, sarà pesante se la società di consulenza AlixPartners stima una perdita di fatturato di 180 miliardi di euro nel 2021. Che, aggiungendosi ai rincari delle materie prime e dei costi di trasporto, fa già parlare di tempesta perfetta. Come se ne esce? In attesa del microchip europeo (ci vorranno anni), alle case non rimane che ridurre i “contenuti di elettronica” destinati alle auto, per essere meno dipendenti dai big dei semiconduttori (a loro volta impegnati ad aumentare la produzione) e assicurare tempi di consegna ragionevoli. Il risultato rischia di essere un impoverimento del prodotto. Ma c’è anche chi immagina soluzioni creative, come ha fatto la Suzuki che ai clienti offre un navigatore aftermarket al posto di quello originale. Contando sul fatto che, in un periodo così complesso, si debba badare al sodo, alla concretezza. E rimandare di qualche mese il salto nel futuro.

Guido Costantini



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