CHI DEVE CAMBIARE macchina e non ci tiene a farsi spennare può cercare tra le auto in “fine serie”. Quelle, cioè, che stanno passando il testimone e di cui sono piene concessionarie e saloni multimarca. Vetture non certo all’ultima moda ma non necessariamente superate, eppure condannate a farsi da parte dal sistema di “invecchiamento programmato” che detta legge nel mondo dell’auto. A volte basta qualche ritocco alla linea per obbligare allo sconto i venditori, come potete leggere nell’inchiesta a pagina 16. I casi più eclatanti, tra quelli di cui ci siamo occupati, riguardano Lancia Delta e Opel Corsa: possibile che nelle concessionarie si trovino queste due buone auto a quasi un terzo in meno del loro prezzo di listino, solo perché, nel frattempo, hanno cambiato la mascherina e poco altro?
IN UN MOMENTO di scarsa disponibilità economica da parte del consumatore, ci sono vicende che risultano particolarmente odiose. Quella degli autovelox “taroccati” (facevano lievitare anche del 17% la velocità rilevata rispetto a quella reale) ha coinvolto decine di migliaia di automobilisti in tutta Italia, cui sono stati sottratti più di undici milioni di euro. Soldi che non potranno riavere, perché chi ha avuto la sfortuna di incappare nella trappola non si può neanche difendere. Ormai è tardi per fare ricorso: le regole vanno rispettate.
CHE IN ITALIA si annuncino provvedimenti drastici per migliorare la sicurezza di tutti e poi si finisca per imboccare allegramente strade diverse, lo conferma il bilancio della patente a punti, che sta per compiere otto anni. Un mezzo flop, come scriviamo a pagina 46. Non poteva finire diversamente se, ogni due anni, l’intera dote di 20 punti viene ricaricata automaticamente a chi ha subìto delle sottrazioni, sempre che (ci mancherebbe) nel frattempo non commetta altre infrazioni gravi. Per non parlare della possibilità, pagando una multa, di dribblare l’obbligo di comunicare i nostri dati alla polizia. Ammettiamolo: prima della sicurezza viene la necessità di fare cassa. E i risultati si vedono.
Guido Costantini



