08
2017
agosto 2017
Editoriale pubblicato su alVolante di

Bimbi a bordo: più sicuri col rilevatore della presenza

È PARADOSSALE che un’industria automobilistica tanto lanciata nel futuro da ricordarci ogni due per tre che la guida autonoma sarà presto il nostro pane quotidiano, non abbia trovato il modo di aiutarci a mettere fine alla morte per ipertermia dei bambini dimenticati in macchina sotto il sole. Un tema drammatico ma banale sotto il profilo tecnico, che d’estate torna d’attualità e non riguarda, purtroppo, soltanto qualche caso isolato. Ogni anno, il colpo di calore in auto fa decine di vittime in tutto il mondo: l’ultima, tra quelle registrate in Italia, risale a poche settimane fa. Possibile che vetture stracariche di elettronica come le attuali non siano ancora dotate di un efficace sistema di rilevamento che segnali a chi si trova al volante la presenza di un bimbo seduto proprio dietro di lui? 

IL PROBLEMA è facile da affrontare, tanto è vero che sono in vendita kit di allerta da applicare al seggiolino. Ma l’intervento in “prima persona” delle case automobilistiche darebbe ben altri risultati. Se i costruttori non si muovono, stupisce che l’Unione Europea, così solerte nel legiferare sui temi più diversi, abbia sostanzialmente ignorato l’invito (giunto da più parti) a rendere obbligatori questi dispositivi “a monte”, cioè direttamente nelle vetture che escono dalle fabbriche per finire nelle concessionarie e poi in mano a tutti noi. Com’è stato, per esempio, con il sistema che evita il bloccaggio delle ruote in frenata. O con gli airbag, che da tempo non possono mancare nelle vetture di nuova produzione. Oppure, con le stesse cinture di sicurezza e il relativo avviso che ricorda di allacciarle.

RENDERE ANCORA PIÙ SICURE le automobili non ci solleva, com’è evidente, dalle nostre responsabilità: nei confronti degli altri utenti della strada e, in primo luogo, dei bambini. Ma attenzione a scagliare con superficialità la pietra addosso a chi si è reso involontario protagonista di una delle terribili vicende che ogni tanto finiscono in prima pagina. Il più delle volte il “genitore distratto” è una persona come tante, colpito da un temporaneo quanto devastante “black-out della memoria” sulle cui ragioni si cerca da tempo di fare luce. Mentre la cattiva abitudine di non usare il seggiolino (nonostante la sua efficacia e l’obbligo di utilizzarlo) è una scelta consapevole, dettata – quella sì – da “colpevole” leggerezza.

Guido Costantini

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