SEMIDESERTA. Domenica 16 agosto, nel pomeriggio, la prima ondata di rientro del popolo dei vacanzieri andava gonfiandosi di ora in ora, riempiendo di automobili, pullman e camper l’autostrada A4 in direzione ovest, verso Milano. Invece, nella vicina Brebemi non c’era anima viva. Posso affermarlo per esperienza diretta, perché quel giorno sono stato tra i pochi a percorrere i 62 chilometri che alla “modica” tariffa di 10,70 euro (17 centesimi al chilometro!) portano da Brescia alla nuova tangenziale esterna milanese. Costosa e semideserta, in una giornata di “bollino rosso”, pure lei.
MENTRE VIAGGIAVO in solitudine sulla “prima autostrada italiana realizzata in totale autofinanziamento, senza contributi a carico dello Stato” (così ci è stata presentata la Brebemi nel luglio 2014, quando venne inaugurata con due anni di ritardo), mi chiedevo come questo “business” potesse stare in piedi. Considerando gli oneri sui finanziamenti (concessi a tassi agevolati dalla Cassa depositi e prestiti e dalla Banca europea degli investimenti) e i fabbisogni operativi dei primi due anni d’esercizio, l’infrastruttura è costata 2,4 miliardi di euro. I soli costi di realizzazione sono di 1,6 miliardi, ma a fronte di una previsione iniziale di 860 milioni. È evidente che, con un traffico medio di 27.000 veicoli al giorno contro i 60.000 previsti nel 2015, la prima “autostrada privata” italiana è un flop clamoroso.
TRANQUILLI, SIAMO IN ITALIA e una soluzione si trova. Soprattutto d’agosto, quando la gente è distratta dalla voglia di vacanze. L’idea escogitata per la Brebemi e per i suoi azionisti (quello di riferimento è Autostrade Lombarde, del gruppo Intesa Sanpaolo) sta nella delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica contestata da Legambiente pochi giorni fa: contributo pubblico di 320 milioni di euro (260 a carico dello Stato e 60 della Regione Lombardia) e proroga di sei anni della concessione. Quando questa scadrà, il costo di subentro (cioè l’indennizzo che lo Stato o un nuovo concessionario riconoscerà alla società) sarà di 1,2 miliardi. La Brebemi sostiene che il “riequilibrio economico finanziario”, se le cose si fossero messe male, era già previsto dagli accordi. Ma in soldoni, è proprio il caso di dirlo, il fallimento Brebemi lo paghiamo noi. Sai che novità!
Guido Costantini



