07
2012
luglio 2012
Editoriale pubblicato su alVolante di

I “crucchi” ci cercano

NELL’EPOCA DELLO SPREAD e dei sacrifici, la Germania non gode di grande popolarità agli occhi di buona parte dell’opinione pubblica italiana. Mai come in questo periodo, molti di noi considerano i tedeschi né più né meno che un popolo di “crucchi”: gente organizzata e capace, ma con una mentalità troppo rigida e anche un po’ prevaricatrice. Proprio non vogliono capire, a Berlino e dintorni, che la loro visione delle cose non può essere imposta a tutti, e che l’eccesso di rigore rischia di stroncare la ripresa fino a uccidere l’economia di un paese. Tutto vero, ma prima di emettere sentenze perché non facciamo i conti con noi stessi, fino in fondo?

PARLANDO DI AUTOMOBILI, verrebbe da chiedersi come mai agli italiani (e non solo a loro) piacciano tanto le vetture tedesche. Ma non è su questo che vogliamo ragionare, anche perché la risposta è scontata: il made in Germany, almeno per quel che riguarda le vetture di un certo livello, non teme confronti. E i consumatori lo sanno. Come conoscono i limiti dell’automobile tedesca, per esempio in campo stilistico o in altre specialità che vedono eccellere, invece, gli italiani (a cominciare da quella delle auto piccole e dal settore delle supersportive). Ciò che non tutti sanno (o fanno finta di non sapere) è che anche in Germania sono ben consci dei propri limiti e delle nostre potenzialità. E, infatti, ci cercano.

NEL 2010, LA VOLKSWAGEN acquistò da Giugiaro l’Italdesign. Alcuni anni prima era stata la Lamborghini a finire nella galassia di Wolfsburg, che più di recente ha assorbito anche la Ducati, altra stella di prima grandezza del firmamento industriale italiano. Sono nomi prestigiosi, eccellenze del made in Italy che finiscono in mano tedesca. L’automobile, però, è fatta anche di realtà sconosciute al grande pubblico come quella dei produttori di componenti. Un settore radicato nel territorio (in particolare in Piemonte, dov’è cresciuto sotto l’egida della Fiat) e che sta attraversando una crisi acutissima, dovuta alla riduzione della produzione automobilistica nazionale. Ecco il nuovo “terreno di caccia” delle case tedesche emerso dall’incontro di poche settimane fa tra importanti manager della Volkswagen e 30 aziende piemontesi della filiera auto. Il meeting è avvenuto a Moncalieri, nella sede dell’Italdesign, dove Giugiaro ha inventato molte delle vetture più significative degli ultimi quarant’anni. E intanto, tra Roma e la Sicilia si discuteva ancora di Termini Imerese...

Guido Costantini



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