SONO PAROLE CHE PESANO quelle indirizzate da Sergio Marchionne ai rivali della Volkswagen, accusati, in un’intervista a un giornale americano, di condurre una guerra commerciale che determina “un bagno di sangue sui prezzi e sui margini”. Tradotto, significa che il maggior costruttore europeo usa la leva degli sconti in modo talmente aggressivo da mettere nell’angolo i concorrenti più deboli. E nessuno può permettersi di finire fuori mercato, in un contesto di crisi strutturale come quella che sta vivendo, da mesi, l’automobile in Europa.
I PREZZI SCENDONO per via del crollo delle vendite, un fenomeno senza precedenti che nel Vecchio Continente interessa soprattutto Fiat, Opel, Ford e i costruttori francesi, tutti molto attivi, e non da oggi, sul fronte delle promozioni. Il guaio è che, se in Europa si vendono sempre meno auto, le fabbriche lavorano troppo poco per essere competitive. È l’altro tema sollevato da Marchionne, che chiede un intervento dell’Ue per “razionalizzare il settore”. In pratica, tutti i costruttori dovrebbero farsi carico del problema, e concordare un taglio della produzione. Peccato che le fabbriche di tedeschi e coreani (che in Europa producono a tutto vapore) guadagnino perché sfornano vetture di successo.
LA REAZIONE DELLA VOLKSWAGEN, che vuole cacciare Marchionne dalla presidenza dell’associazione europea dei costruttori di auto, minacciando di uscirne se il numero uno Fiat non lascerà l’incarico, è stata altrettanto dura. A conferma dell’importanza della posta in gioco: oggi i clienti sono “merce preziosa”. Per conquistarli, e svuotare i piazzali delle fabbriche e delle concessionarie, tutti sono disposti a fare sconti record. Anche la Volkswagen, che pure ha tanti soldi in cassa perché produce (non solo in Europa) buone auto, offre la vecchia Golf (la nuova arriva in autunno) a prezzi stracciati. E la Fiat, per la Bravo, non sta certo a guardare…
Guido Costantini



