ARCHIVIATA UNA MANOVRA che per l’entità delle misure dedicate all’automobile ricorda un po’ la celebre favola del topolino nato dalla montagna, eccoci nel 2019. Un anno nel quale, indipendentemente dai discussi bonus-malus assegnati dal governo ai consumatori, continuerà la fuga dalle vetture a gasolio iniziata sull’onda dello scandalo dieselgate e alimentata anche nel nostro Paese dalle decisioni punitive di alcune amministrazioni locali. Il diesel (che nel 2018 è stato scelto ancora dalla maggioranza degli italiani, ma con numeri in forte calo rispetto ai 12 mesi precedenti) viene accusato di essere il primo responsabile dell’inquinamento nelle nostre città. Risultato: chi compra un’auto con questo motore sa che rischia di non poterla usare, in presenza di condizioni di smog critiche. E, proprio per questa ragione, si ritroverà con un bene fortemente svalutato al momento della rivendita.
LA FUGA DEL DIESEL, in forte accelerazione negli ultimi mesi del 2018, è in evidente contraddizione con il fatto che questo motore emette meno anidride carbonica (la famosa CO2) di quello a benzina. Non solo: se in linea con le normative Euro 6d-TEMP (come lo sono i propulsori dell’ultima generazione), se la cava anche dal lato del biossido di azoto e del particolato, suoi veri punti deboli. Il problema, semmai, riguarda le vetture più vecchie, le famose Euro 0 e Euro 1 (soprattutto a gasolio), con i loro elevati livelli di inquinamento. Problema solo sfiorato dal governo, che ha deciso di premiare la rottamazione per chi compra un’elettrica o un’ibrida plug-in. Parliamo di piccoli numeri: circa 9000 vetture vendute nel 2018, che quest’anno (con i bonus e perché il settore era già in espansione) potrebbero raddoppiare.
NON È SBAGLIATA in sé la scelta dell’incentivazione delle vetture a bassa CO2, gas che non inquina (piuttosto, contribuisce all’effetto serra) e che le direttive comunitarie ci chiedono di ridurre. Peccato che le risorse messe in campo (200 milioni in tre anni) non consentano di favorire l’acquisto delle ibride “normali”, più numerose e abbordabili. Potrebbero invece risultare dannose le imposte per chi sceglie auto che superano la “linea rossa” dei 160 grammi per chilometro di anidride carbonica. Ricordate il superbollo? La misura (mai abolita, nemmeno questa volta) non ha dato i risultati sperati, finendo, anzi, per deprimere intere fasce di mercato. Con un’aggravante, per i provvedimenti appena varati: colpiscono anche modelli non proprio di lusso.
Guido Costantini



