09
2017
settembre 2017
Editoriale pubblicato su alVolante di

Evviva l’automobile green. Con qualche dubbio

VI È MAI CAPITATO di parcheggiare accanto a una delle “tecnologicamente sontuose” (ma desolatamente vuote, almeno in Italia) aree di ricarica che la Tesla ha realizzato in alcune stazioni di servizio autostradali, per garantire ai propri clienti la mobilità ad ampio raggio? Quegli spazi deserti, con le loro colonnine riservate, ci dicono molto dell’automobile elettrica e dei suoi paradossi. Prima di tutto che se ne fa un gran parlare, ma che, almeno per ora, quello delle vetture a corrente resta un affare per pochi: non solo in Italia (da noi se ne vendono un migliaio all’anno), ma soprattutto a livello europeo. Dove, con 94.000 unità consegnate, nel 2016 la quota di mercato non superava lo 0,68% (dati AID).

CERTO, LA RICHIESTA È IN AUMENTO e ancora di più lo sarà in futuro, se la “svolta verde” annunciata dai costruttori si concretizzerà in gamme di prodotti che poi i clienti acquisteranno davvero. Perché, e qui siamo al secondo paradosso, queste auto costano ancora parecchio: troppo perché la gente decida di comprarle, se non a fronte di grossi sgravi fiscali, com’è accaduto nel Nord Europa. È vero che le cose cambiano, e anche in fretta, come dimostra il prezzo ragionevole (negli Usa, 35.000 dollari) della Tesla Model 3, in arrivo da noi nella seconda metà del 2018. Tuttavia, oggi la realtà è questa: poca sostanza e tanta comunicazione, anche da parte delle autorità politiche, che in Francia (ma se ne parla pure in Gran Bretagna) hanno tracciato una linea rossa indicando nel 2040 l’anno della messa al bando del motore termico. 

NON PASSA GIORNO senza che il bombardamento mediatico sull’auto green si faccia sentire. Con i suoi effetti collaterali, fra cui la confusione tra vetture elettriche ed elettrificate, cioè con sistema ibrido. Una strada aperta dalla Toyota e verso la quale ora sterzano in tanti, dai costruttori tedeschi (in crisi d’immagine dopo il dieselgate) alla Volvo, che non produrrà più automobili solo a benzina o a gasolio. Anche per questi modelli, che nelle versioni plug-in si ricaricano dalla rete elettrica, vale la domanda di fondo: dove si andrà a prendere l’enorme quantità di energia necessaria al loro funzionamento, una volta che si saranno diffusi? Dalle centrali a carbone o a olio combustibile, se non addirittura da quelle nucleari? Perché tutti sappiamo che quella prodotta dalle fonti rinnovabili non basterà. Ed eccoci al terzo paradosso di un’automobile che vorrebbe essere “pulita”, ma non è detto che lo sia.

Guido Costantini

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