DECINE DI NOVITÀ, un milione di visitatori paganti, oltre 12.000 giornalisti accreditati: sono i “numeri” dell’ultimo Salone di Francoforte. All’importante appuntamento biennale con l’industria dell’auto alVolante dedica un’ampia carrellata a partire da pagina 12. L’editoriale che state leggendo è stato scritto alla vigilia di questo evento, irrinunciabile per tutti i costruttori di automobili e della componentistica, quando ancora non si sa con certezza se il suo “omologo” italiano – il Motor Show di Bologna – avrà luogo e, in caso affermativo, con quale formula. Il nostro Salone, il Motor Show appunto, ha sofferto più di altri per la crisi economica internazionale ed è reduce da un’edizione in sordina: tanto in termini di affluenza (la GL Events, la società che lo organizza, ha dichiarato più di 400.000 persone nel 2012 contro le oltre 800.000 dell’anno precedente), quanto d’immagine e contenuti.
IN REALTÀ, L’ANNO SCORSO IL MOTOR SHOW è stato un Salone dimezzato: per la durata (poco più di un weekend) e per l’assenza, tra le altre, di protagoniste quali Alfa Romeo, BMW, Citroën, Mazda, Mini, Porsche, Peugeot, Toyota, Volvo. Il fatto è che le case automobilistiche, che raramente hanno scelto l’appuntamento bolognese per il lancio delle loro novità di maggior rilievo, si chiedono se oggi sia davvero efficace un investimento importante come quello richiesto per allestire uno stand al Motor Show. Alcune si sono date risposta scegliendo di presenziare a eventi che con l’automobile non c’entrano niente, come il Salone del Mobile di Milano, giudicati comunque più interessanti sul piano dell’immagine; altre hanno semplicemente tagliato il budget, o speso quei soldi in pubblicità. Il problema è che la formula “spettacolo e motori” è sempre meno attuale.
CONFERMA A BOLOGNA, “trasloco” a Milano con cambio di data, trasformazione in un appuntamento biennale: tra gli scenari possibili, l’importante è che il Motor Show non muoia. Perché anche nell’era di internet il “contatto fisico” con le novità, la loro scoperta in un contesto emozionante come quello offerto dalle grandi kermesse dell’auto restano un’esperienza significativa, che all’estero funziona. Certo, servono idee nuove, creatività, innovazione. Ma anche qualcuno che ci creda. Possibile che l’Italia della Ferrari e della Fiat che ha conquistato la Chrysler, non abbia un Salone dell’auto? A pensarci vengono i brividi. Sarebbe un paese un po’ più povero.
Guido Costantini



