04
2022
aprile 2022
Editoriale pubblicato su alVolante di

La guerra in Ucraina, un’ombra anche sull’automobile

L'ORRORE DEI BOMBARDAMENTI RUSSI sulle città ucraine, le tante vittime innocenti e le famiglie in fuga da quel Paese martoriato, rendono più difficile che mai il compito a chi deve fare informazione parlando di automobili. Ci proviamo lo stesso, perché sono quelli dell’automotive i temi dei quali vive un giornale come il nostro, senza però “voltare le spalle” alla tragedia che si sta consumando a un paio d’ore di aereo dalle case di tutti noi. Con la promessa di dedicare soltanto poche righe alle vendite, che anche in febbraio hanno chiuso in rosso (-22,6%) portando a 60.000 il numero dei clienti persi in Italia in questo inizio d’anno, rispetto al primo bimestre 2021, e a ben 125.000 sul 2019: quando la pandemia, l’altro incubo dal quale stavamo faticosamente uscendo prima della guerra, spaventava solo nei film di Hollywood.

ANCHE GLI INCENTIVI, una delle colonne del piano di aiuti a un settore strategico (e in crisi strutturale) annunciato dal governo, meritano giusto una citazione: l’emanazione del Decreto attuativo per l’accesso al fondo (ridotto a 700 milioni di euro nel 2022, un miliardo per gli otto anni successivi) previsto nel recente Decreto Legge Energia non si è vista, nel momento in cui scriviamo questo editoriale. Ma se è vero che l’attesa degli aiuti statali ha probabilmente bloccato il mercato, soprattutto quello delle elettriche e delle ibride plug-in, va anche detto che, in presenza di eventi internazionali così drammatici, non si può spaccare il capello in quattro e pretendere quel che sarebbe normale in tempi normali. Del resto, non abbiamo idea degli scenari con cui tutti potremmo presto confrontarci. Quelli delle case, per esempio. Il gruppo Stellantis ha presentato un ambizioso piano strategico basato sull’elettrificazione, che rispetta e per certi versi anticipa le indicazioni Ue sulla messa al bando del motore termico entro il 2035.

MA HA ANCORA SENSO il progetto Ue di transizione energetica a tappe forzate, nel momento in cui riaprono le centrali a carbone e si ricomincia con le estrazioni di gas per ridurre la dipendenza europea dalla Russia di Putin? Quest’ultima, poi, è tra le maggiori produttrici di palladio (usato nelle marmitte catalitiche) ed è forte anche nel nichel e nel cobalto, utilizzati per la produzione di batterie per le auto elettriche. L’impatto della guerra in Ucraina rischia di assestare un duro colpo a un’industria dell’automobile in difficoltà per la crisi dei microchip. Oltre che (e lo stiamo già vivendo, col petrolio ben sopra i 100 dollari al barile) a chiunque debba fare il “pieno”. Resistere resistere resistere. 

Guido Costantini



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