04
2017
aprile 2017
Editoriale pubblicato su alVolante di

Tra guida autonoma e bella guida, qual è la direzione?

TRA QUALCHE ANNO, probabilmente, sarà la cosa più naturale del mondo sedersi in auto, impostare l’itinerario e giungere a destinazione facendo di tutto tranne che guidare. Ma la manciata di minuti passata a bordo di una Nissan Leaf che, pochi giorni fa, si destreggiava in totale autonomia in un test nel traffico di Londra, è stata un’esperienza importante per noi di alVolante. Perché dimostra quanto siano avanti alcune case automobilistiche sulla via della guida autonoma. Certo, c’è ancora molto da fare per tagliare il traguardo del famoso “livello 5”, che gli standard internazionali indicano come il punto di arrivo della ricerca in questo campo, con le macchine in grado di affrontare (e risolvere) tutte le criticità connesse al loro uso in ogni condizione stradale e di traffico.
 
QUELLA VETTURA, attrezzata con la versione sperimentale e più evoluta del sistema ProPilot (alcune funzioni le vedremo a febbraio 2018 nella nuova Qashqai), ci dice soprattutto una cosa: l’obiettivo della guida autonoma in città, fissato per il 2020 dal presidente dell’alleanza Nissan-Renault Carlos Ghosn, è tecnicamente a portata di mano. Per raggiungerlo, restano da superare difficoltà di tipo normativo, legate al tema (complesso) dell’attribuzione della responsabilità in caso d’incidente. Ma le vetture ad alto livello di automazione sono già in grado di muoversi nel traffico. Attenzione: non in quello ordinatissimo di una fantascientifica metropoli del futuro, tutta sensori, telecamere e radar al servizio della guida autonoma. Parliamo del traffico caotico delle città di oggi, che non saranno poi così diverse da quelle del 2020, né degli anni immediatamente successivi.

MENTRE IL COLLAUDATORE giapponese teneva d’occhio la strada (e la stessa Leaf) con l’impegno, più che altro, di scambiare due chiacchiere con i giornalisti presenti in macchina, l’Alfa Romeo presentava la sua prima suv. Ricordando a tutti, con la Stelvio, quanto sia gratificante il piacere della guida. Che non è roba del millennio scorso, da rottamare senza troppe nostalgie, ma una “necessità” per i tanti che rifiutano l’idea di un’automobile ridotta al rango di elettrodomestico. Ci sarà spazio, per la passione, in un futuro che sembra andare in tutt’altra direzione? La sfida che attende i costruttori è proprio quella di conciliare i due opposti. E non è detto che sia una sfida impossibile.

Guido Costantini

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