A CHI DICE CHE È STATO UN ANNO DA DIMENTICARE, questo 2020 segnato dal coronavirus, rispondiamo di no. Dobbiamo ricordarcene, invece. Per evitare di ripetere gli errori che hanno accompagnato questi mesi, e per fare tesoro di quel che ha funzionato, tra le misure messe in campo. La tragedia del Covid-19 sta avendo ricadute pesanti sull’economia, come sappiamo. È il caso, allora, di segnalare per l’ennesima volta l’importanza strategica del settore dell’automobile? Sì, ci obbliga a farlo la disattenzione di una politica distante anni luce dalle migliaia di aziende che “trattano” l’auto in Italia, con 160.000 dipendenti impegnati nella vendita e 250.000 nella produzione e nella componentistica. Un comparto che vale il 10% del Pil e che contribuisce con 80 miliardi l’anno alle entrate fiscali, merita di meglio.
GERMANIA E FRANCIA hanno stanziato aiuti (a Parigi prorogati fino al 30 giugno 2021) per miliardi, riservandoli ai modelli a basso impatto ambientale. Il confronto rispetto ai nostri 440 milioni è impietoso, eppure quei fondi hanno riportato i clienti nelle concessionarie e sono stati ripagati, in termini di gettito Iva, dalla ripresa delle vendite avutasi tra agosto e ottobre. Ora, però, che gli incentivi sono finiti per le auto con emissioni di CO2 dai 61 grammi per km in su (col risultato di un pesante calo degli ordini), per il loro rinnovo siamo “appesi” agli emendamenti alla legge di Bilancio che i partiti avranno la bontà di presentare, e naturalmente di approvare, in questi giorni.
NEL FRATTEMPO, CON AL PARZIALE APERTURA DI DICEMBRE di dicembre ci si augura di non rivivere un film già visto, col trasporto pubblico locale sotto pressione mentre gli operatori privati hanno i pullman fermi e i tassisti aspettano pazienti il proprio turno (a proposito, perché non far lavorare anche loro, immaginando dei bonus mirati agli spostamenti casa-scuola dei bambini?). Intanto, le mille proroghe delle scadenze per le patenti e le revisioni ci consegnano l’immagine di una burocrazia paralizzata di fronte all’emergenza, e la certezza che tante vetture in circolazione non siano proprio a posto sotto il profilo della sicurezza. Ma c’è anche chi ricorderà questo 2020 come un’annata non proprio negativa: i lockdown hanno ridotto i rischi (e i costi) per le compagnie assicuratrici. A quando ribassi nella Rca proporzionati al calo dei sinistri?
Guido Costantini



