IN QUESTI GIORNI L'INDUSTRIA ITALIANA dell’auto è stata, per ragioni diverse, alla ribalta della cronaca internazionale. Da un lato il nostro migliore made in Italy, la Ferrari, che stupisce il mondo con la sua supercar più veloce e tecnologica di sempre: un “mostro” da 1000 cavalli dal nome evocativo, SF90 Stradale, per ricordare che tutto cominciò 90 anni fa, con la Scuderia Ferrari, e insieme richiamare l’esperienza in F1. Dall’altro c’è la FCA, della quale ci ostiniamo a vedere l’anima italiana per l’importanza che, nonostante tutto, il gruppo ancora riveste nell’economia del nostro Paese, che si offre in matrimonio ai francesi della Renault.
MENTRE QUESTO EDITORIALE va in stampa, i vertici della Renault stanno per decidere sulla proposta. Comunque vada a finire, la vicenda dimostra che per resistere in un mondo globalizzato non basta essere grandi. Bisogna essere grandissimi. Vendere 4,8 milioni di veicoli l’anno (FCA) o 3,9 (Renault, al netto dell’alleanza con la Nissan) non è più sufficiente per generare i profitti richiesti dal rinnovamento dei prodotti. Soprattutto oggi, alla vigilia di trasformazioni radicali come quelle dettate dall’auto elettrica e dalla guida autonoma, che vedono il profilarsi di competitor lontani anni luce - nel loro Dna - dal business dell’automobile ma ricchissimi di tecnologia, soldi e ambizioni. Aggregarsi per fare “massa critica” e determinare consistenti riduzioni nei costi (si è parlato di 5 miliardi di euro a regime), condividere progetti e strategie, giocare insieme sui mercati: questa è l’idea. Ma quasi mai le fusioni hanno avuto successo, mentre è sicuro che, al di là delle promesse, comportano dolorosi tagli occupazionali.
RISPETTO AI CONCORRENTI come Volkswagen, Toyota e Hyundai-Kia, i due gruppi sono in ritardo nel lancio di prodotti innovativi. Se la Renault non può mettere sul piatto i marchi premium e il radicamento della FCA negli Usa, dalla sua ha comunque l’auto elettrica. La cui tecnologia, però, è targata Nissan, l’alleato senza il quale tutta l’operazione perde consistenza strategica: i giapponesi sono i soli, in questa complicata partita, a godere di una posizione di forza in Cina, il mercato più importante al mondo e quello che cresce di più; ed è grazie alla Nissan (e alla controllata Mitsubishi) che si costituirebbe il colosso da 15 milioni di auto a cui tutti ambiscono. Se mai si farà, chi lo comanderà?
Guido Costantini



