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2018
aprile 2018
Editoriale pubblicato su alVolante di

Il nemico pubblico numero 1? Semplice: è il motore diesel

VISTO CHE PERFINO LA FCA abbandonerà il motore diesel al suo destino (stando alle indiscrezioni del Financial Times, non confermate ma finora neppure smentite, il gruppo smetterà di produrre auto a gasolio nel 2022), si può dire che il cerchio si chiude? Probabilmente sì. E non solo perché il diesel moderno è stato “inventato” dal Centro ricerche Fiat, cui si deve il common-rail (poi ceduto alla Bosch che lo ha “girato” all’intera industria automobilistica): una tecnologia alla base dell’enorme progresso nelle prestazioni e nei consumi di quello che sino agli anni 90 era considerato tutt’al più un motore puzzolente e rumoroso. Il cerchio si chiude anche perché della difesa del diesel il gruppo guidato da Sergio Marchionne aveva fatto una bandiera. Trascurando l’auto elettrica e soprattutto i sistemi ibridi.

IN REALTÀ, LA “STERZATA” della FCA (che dovrebbe essere ufficializzata il 1° giugno a Balocco, nella giornata dedicata agli investitori) è solo l’ultima in ordine di tempo. Dopo lo scandalo del dieselgate, le grandi case (da BMW a Mercedes, dai francesi di PSA a Volkswagen, fino alla Volvo di proprietà della cinese Geely) hanno avviato programmi per gestire il cambio di scenario, annunciando investimenti astronomici nella cosiddetta elettrificazione. Brutta parola (sa di prima rivoluzione industriale) per indicare che il futuro, più che delle elettriche pure, sarà delle ibride, sulle quali ha scommesso da tempo la Toyota, leader mondiale nel settore. Obiettivo: tagliare consumi ed emissioni. E poco importa che un moderno diesel Euro 6 (costoso e tecnologicamente sofisticato) non abbia molto da invidiare, anche in fatto di inquinamento, ai migliori motori a benzina. O che la riconversione porterà al taglio di posti di lavoro: un “bagno di sangue” per una filiera che in Italia, secondo una stima del Sole 24 Ore, con l’indotto vale più di 5 miliardi di euro.
 
MA FORSE SONO RISVOLTI SECONDARI
per una classe politica impegnata ovunque ad annunciare divieti di circolazione per le auto a gasolio, ritenute colpevoli della scarsa qualità dell’aria in città, quando gli studi concordano nell’attribuire alle obsolete caldaie per il riscaldamento delle abitazioni la responsabilità maggiore in materia. Intanto, in Germania, Francia e Regno Unito la domanda di diesel cala. Una tendenza che potrebbe manifestarsi anche da noi, con la conseguente riduzione del valore dell’usato di queste vetture. Per la “gioia” di chi le ha acquistate e continua a farlo.
 

Guido Costantini

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