07
2011
luglio 2011
Editoriale pubblicato su alVolante di

Il prezzo del successo

CHE IL LOW COST non fosse soltanto una moda, ma qualcosa di profondo, una strategia destinata a cambiare le abitudini dei consumatori, non era affatto sicuro quando la Renault lanciò la prima Dacia Logan. Quella berlina a quattro porte dalla linea spigolosa e tutt’altro che attraente, povera nella dotazione e nelle finiture, ma con l’arma del prezzo stracciato (non 5.000 euro, come preannunciato, ma 7.500, in ogni caso molto meno di quanto costava un’utilitaria), venne accolta con entusiasmo dai parigini che ebbero modo di acquistarla per primi e con qualche ironia dai costruttori concorrenti, che vedevano come fumo negli occhi la prospettiva di limitare 
i loro guadagni. In realtà, si apriva una stagione nuova.

SONO TRASCORSI SEI ANNI e se il tema del low cost è sempre attuale 
è anche per via della crisi economica, che ha prosciugato le tasche degli automobilisti obbligandoli a scelte più meditate. Oggi si è disposti a passare sopra a una carrozzeria non proprio affascinante o a rinunciare al prestigio del marchio, ma non a pagare un oggetto più di quello che vale, anche considerando la qualità e l’equipaggiamento. È questa clientela consapevole che molti costruttori hanno imparato a tenere in considerazione, e succede nelle più diverse fasce di mercato, come dimostra il nostro viaggio nel “pianeta low cost” che trovate a partire da pagina 20.  

PERSINO UNA CROSSOVER come la Fiat Freemont (nella foto), in offerta lancio a meno 
di 25.000 euro, segue questa regola. Chi avrebbe detto che per un macchinone lungo cinque metri (e ben attrezzato in comfort e sicurezza) si sarebbe speso poco più che per una Fiat Sedici? E non è solo una promozione allettante: sono proprio i listini della Freemont a essere competitivi. La Fiat ci è riuscita “vestendo all’italiana” un’auto che già c’era, la Dodge Journey; un po’ quel che aveva fatto la Renault con la Logan (figlia della vecchia Clio). Ben vengano queste operazioni se a guadagnarci è anche il nostro portafogli.

Guido Costantini



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