09
2014
settembre 2014
Editoriale pubblicato su alVolante di

Incentivi: fateli prima e parlatene poi

LA POLITICA DEGLI ANNUNCI non l’ha certo inventata il governo Renzi, che pure ne fa un uso continuo nella convinzione che oggi l’importante sia comunicare; i fatti seguiranno. Ma è su questi ultimi, non sulle buone intenzioni, che gli elettori giudicheranno. E, comunque, la comunicazione non è mai neutrale. Anzi, può avere conseguenze pesanti se scaturisce da esponenti politici di primo piano e non viene gestita con prudenza. Per esempio, non occorre essere l’amministratore delegato della Fiat per capire che una dichiarazione come quella rilasciata a fine luglio dal ministro Lupi sul ritorno degli incentivi, rischia di danneggiare il mercato dell’automobile, anziché dargli una mano.

IL MERCATO È IN FORTE DIFFICOLTÀ: nei primi sette mesi dell’anno è cresciuto di appena il 3,7% sul 2013 e solo perché le aziende hanno rinnovato i propri parchi auto. Le famiglie italiane, alle prese con una crisi che dura da anni, spendono poco, soprattutto in beni durevoli come l’automobile. Ovvio che chi ha in programma di comprarne una, dopo aver saputo che anche per le auto è allo studio un meccanismo di defiscalizzazione simile a quello utilizzato per le ristrutturazioni edilizie (che è valso due punti di Pil), come minimo abbia riconsiderato l’acquisto, in attesa della decisione definitiva da parte dei politici. E dire che di una tassazione meno punitiva, come abbiamo scritto tante volte, l’automobile avrebbe proprio bisogno.
È nell’interesse di un settore strategico per l’economia, e di quest’ultima nel suo insieme, rilanciare in qualche modo i consumi.

MENTRE I POLITICI PARLANO, c’è chi si confronta quotidianamente con i pochi clienti in concessionaria. Illuminanti, a questo proposito, i risultati di Fiat e Chrysler nel primo semestre 2014 approvati il 30 luglio scorso dal consiglio di amministrazione. La sintesi è che in Europa è dura fare quattrini vendendo automobili, a meno che si tratti di modelli di fascia premium: come quelli firmati Maserati, Ferrari e, quando sarà stata finalmente rilanciata, Alfa Romeo. Oggi che la ricchezza si è spostata in Oriente, è da là — oltre che dal Nordamerica — che arrivano i profitti per l’industria dell’auto. E se è difficile guadagnare in Europa, figurarsi in Italia.   

Guido Costantini
 



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